Vangelo della domenica

Domenica 1 marzo (anno A)
1ª domenica di Quaresima

L’evangelista Matteo, nel brano che si legge nella messa del 1 marzo, prima domenica di Quaresima, descrive le tentazioni a cui Gesù fu sottoposto dal diavolo stesso: fame, ambizione, cupidigia di possesso. Sono le tentazioni di sempre e di tutti: dai progenitori, che il serpente spinge a saziare, nella disubbidienza a Dio, proprio la fame, l’essere come Dio, il comportarsi senza regole: “Videro – dice la Genesi – che il frutto dell’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile, per acquistare autonomia nel bene e nel male”, alle tentazioni che spesso ci travolgono nell’equilibrio delle nostre scelte quotidiane, che in teoria aspirano al bene ma in concreto preferiscono le sbagliate, suggerite da voracità, superbia e ingordigia.

Adamo ed Eva si sono lasciati travolgere dalla illusione di vivere la propria esistenza in modo egoistico, rifiutando il comando di Dio, per organizzarsi in scelte personali scoprendo proprio le conseguenze negative del peccato, della disobbedienza a Dio: nudità, impotenza e solitudine di fronte alle difficoltà della vita. L’ingannatore presenta sempre il male come se fosse il maggior bene, che emana luce, ma che in realtà acceca, che inebria, ma purtroppo offusca la mente e toglie la chiarezza della responsabilità e del rapporto interpersonale.

La preghiera della messa recita così: “O Padre, che conosci la fragilità della natura umana, ferita dal peccato, concedi a noi tuoi figli di intraprendere con la forza della tua parola, il cammino quaresimale, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”. Nell’imposizione delle ceneri il celebrante ci dice “memento”, “ricordati”, non solo in quel momento, ma in tutta la nostra giornata, perché “la natura” è fragile, più sollecitata al male che al bene.

Il popolo della promessa aveva creduto di trovare la salvezza nella obbedienza meticolosa alle prescrizioni della legge mosaica. Paolo denuncia la inconsistenza di questo comportamento, poiché il peccato consiste proprio nella illusione di assicurarsi la salvezza unicamente con le proprie opere. Scrive l’apostolo nella lettera ai Romani: “Per l’obbedienza di Cristo al Padre, tutti siamo costituiti giusti, santi”. La vera vita, dice Paolo, consiste nello scambio dell’amore gratuito, sull’esempio di Gesù. Quando l’uomo si apre alla gratuità del dono, scegliendo di far parte della storia d’amore vissuta da Gesù verso il Padre e i fratelli, solo allora egli si orienta verso la pienezza della propria vita nella salvezza della Pasqua. Recita il salmo: “Concedimi Signore la gioia di essere da te salvato”.

(d.g.)

 

Back to top button
Close
Close