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Dimostrazione contro la chiusura dell'ospedale di Acqui Terme

Acqui: è partito il ricorso al Tar per la cardiologia

Acqui Terme. È partito il ricorso al tar per la cardiologia acquese. Lo annunciano “Gli amici del cuore” che così argomentano in un comunicato:

«Dopo la diffida alla Regione Piemonte, la scorsa settimana abbiamo inviato tramite il nostro Legale avv. Grattarola, il ricorso al TAR, ulteriore passo contro lo scempio che si è fatto e si sta facendo nei confronti di un reparto straordinario, essenziale e necessario per tutti come la Cardiologia.

Ci auguriamo che questo possa portare al ripristino del Reparto così com’era fino a qualche anno fa perchè ora, per chi ancora non lo sapesse, ha di fatto cessato di esistere. Restano operativi gli ambulatori, restano per “gentile concessione” quattro letti in un bugigattolo al primo piano a disposizione di tutti – anche di chi non ha patologie cardiache –  e restano i Cardiologi dal lunedì al venerdì nelle 12 ore diurne. Un grossissimo problema per i malati e immaginiamo un bel colpo per gli stessi medici che si ritrovano senza un Reparto (quattro letti a disposizione di chiunque non vuol dire avere un Reparto) e soprattutto senza pazienti (quale medico ricovera in una “non” cardiologia? E se a questo aggiungiamo che il 118 non porta più nessun sospetto cardiopatico al Mons. Galliano, questo la dice lunga…). Da un punto di vista professionale, tutto ciò è al quanto svilente. Sembrerebbe che un tale declassamento sia stato fatto in nome del “risparmio”… ma quanto è costato questo spostamento? Creare ad hoc lo spazio per i quattro letti? I soldi preventivati sono bastati o si è andati oltre? Dicono che a pensar male si faccia peccato ma a volte si indovina e noi una idea ce la siamo fatta!

Acqui Terme, Ovada, Casale erano città che avevano tutto. Vantavano Presidi Ospedalieri eccellenti ed indispensabili per i cittadini e che per chissà quali motivi, ora sono destinati a diventare cadaveri vuoti o semivuoti a danno della cittadinanza più debole: i malati. Un territorio così vasto non può permettersi di perdere questi piccoli Ospedali e di sovraccaricare ad esempio Alessandria e Novi, anche alla luce degli scarsi, per non dire inesistenti, collegamenti stradali.

Essendo in ballo la nostra vita e la nostra salute, chiudere un occhio, indignarsi e basta o fare spallucce proprio non si può.

Speriamo bene e incrociamo le dita».

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