convegno sul termalismo

Terme o albergatori, chi deve trainare?

Acqui Terme. Da una parte c’è la Regione Piemonte che dice che la città deve rimodernare le sue strutture ricettive al fine di essere più competitive nel mercato del turismo del benessere. Dall’altra ci sono gli albergatori convinti che prima di pensare ad eventuali ristrutturazioni sono le Terme a dover decollare. Quindi il punto è: sono le Terme che devono essere da traino per il settore o lo devono essere gli albergatori ammodernando le proprie strutture?

Il problema è stato sollevato sabato 4 marzo in occasione del convegno sul termalismo che, organizzato dal PD, ha visto, alla ex Kaimano, la partecipazione dell’onorevole Federico Fornaro, secondo firmatario di una legge per rimodernare il termalismo italiano, l’onorevole Cristina Bargero e, oltre al candidato alla poltrona di sindaco per il Pd, Carlo De Lorenzi, anche l’assessore regionale alle attività produttive, Giuseppina De Santis.

Proprio l’assessore, intavolando il discorso terme, è stata piuttosto chiara: «Non si può pensare di portare turisti ad Acqui offrendo semplicemente bagni termali. Bisogna pensare ad un turismo del benessere che sia appetibile a 360 gradi». Per questo motivo, la Città dei fanghi, insieme a solo il 15% del territorio Piemontese, è stata inserita nell’area di crisi non complessa. Una denominazione che, di fatto, dà la possibilità agli albergatori e alle imprese del territorio di poter accedere a dei finanziamenti attraverso un bando ufficializzato il primo marzo scorso.

«Logicamente mi fa piacere che ci sia la possibilità di avere contributi economici, ci mancherebbe – spiega Claudio Bianchini, presidente dell’Associazione Albergatori di Acqui Terme – ma mi devono spiegare a cosa serve fare un albergo a 4 o 5 stelle se poi, a conti fatti, oltre ad un bel paesaggio e una buona enogastronomia, non abbiamo null’altro da offrire».
Le cure termali appunto, il cui progetto di rilancio stenta a decollare. Anzi, continua a seminare sul campo molta incertezza, vista la mancata presentazione fino ad ora di un piano industriale concreto da parte di Finsystem, proprietaria dell’81% delle quote azionare di Terme spa.

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(da L’Ancora n.10 del 12 marzo 2017)

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