ospedale di Acqui Terme

Prosegue il dibattito sull’ospedale di Acqui

Angelo Benazzo
Angelo Benazzo

Acqui Terme. Continua il dibattito sull’ospedale acquese, rilanciato da L’Ancora con l’intervento del dott. Pierluigi Roncarolo. Ad intervenire in questo numero (n.11 del 19 marzo 2017) è Angelo Benazzo, già dipendente della struttura ospedaliera acquese.

«Alcuni mesi fa un autorevole quotidiano nazionale ha informato i lettori -attraverso le pagine dedicate alla cronaca locale- che anche Acqui Terme sarebbe stata fra i Comuni fondatori del comitato “Salviamo gli ospedali”. In quell’occasione un accreditato amministratore locale colse l’opportunità per dire: “Vogliamo impedire che nel nostro ospedale continui questa emorragia di servizi, la nostra situazione continua a peggiorare e non è accettabile”.

Poco tempo prima un consigliere e un senatore del PD non avevano fatto mistero delle loro posizioni in materia sanitaria in evidente contrasto con l’esecutivo regionale (a trazione PD) rispetto alle scelte in essere concernenti la razionalizzazione delle strutture sanitarie in Piemonte.

Tensioni, dibattito, eventuali ipotesi di proposte sono un tantino scemate. Pericolosamente scemate purtroppo per il nostro futuro di utenti dei servizi sanitari!

L’onesto lettore magari poco avvezzo ai trasformismi della politica, a tutti i livelli, potrà pensare: “Ma come? Non stiamo attendendo la sentenza del TAR?” Già… già.

I problemi connessi alla reingegnerizzazione della sanità locale non potranno mai essere risolti da un TAR. Il ricorso se “sta in piedi” può essere un utile collante in un’ottica propositiva fra chi amministra e i cittadini per il tempo necessario a trovare soluzioni concrete. Naturalmente è legittimo pensare anche in un’ottica più cattivella e allora il ricorso al TAR diventa un confessionale dove l’amministratore che sa di aver peccato cerca l’assoluzione per se e per i suoi amici.

Il dibattito latita, dicevamo. Nelle ultime settimane due cittadini attraverso L’Ancora hanno provato a “gettare un sasso nello stagno”. Non è strano che a campagna elettorale in atto per designare quella che la legge, tra l’altro, definisce massima autorità sanitaria locale -ovvero il Sindaco- nessuno affronti il tema? Dato che ho letto l’intervento del candidato a Sindaco del M5S Lucchini mi corre l’obbligo di precisare che il termine nessuno è riferito a coloro che hanno avuto e hanno responsabilità di quanto accaduto in materia di politica sanitaria avendo governato la Regione nelle ultime legislature (Ghigo 1 e 2, Bresso, Cota e Chiamparino parzialmente cioè Forza Italia, PD, Lega).

[…]

Veniamo ora ai due cittadini che nelle precedenti settimane sono intervenuti e alle criticità che secondo il mio punto di vista fanno emergere.

Senza mai dimenticare il contesto legislativo a partire dalla prima riforma sanitaria, del 1978. La migliore al mondo per quanto concerne l’universalità delle cure ma scellerata in certi contenuti operativi. Penso ai comitati di gestione che equivaleva a consentire le mani della politica nella sanità oppure ai previsti pagamenti a piè di lista che ha dato ai medici attraverso l’asimmetria informativa, e non solo, il potere dell’onnipotenza di spesa.

In ogni caso condividendo la ricostruzione storica e propositiva del “cittadino” Roncarolo riterrei valide alcune osservazioni di merito che potrebbero essere utili per il proseguimento della vicenda.

La raccolta di firme è, come il ricorso al TAR, un semplice collante affinché la pubblica opinione rimanga desta sul tema. La numerosità non è mai risolutiva: […]

Non sono i Primari (o il loro numero) -ora direttori di struttura complessa- che potranno recuperare la perdita dei servizi essenziali, il potere che essi hanno rappresentato perfettamente coniugato alla politica e ai suoi rappresentanti non è di certo ciò che serve. Anzi per diverse strutture complesse può bastarne uno per regione. Come necessariamente minore dovrà diventare il numero dei Direttori Generali ora meri esecutori dei programmi degli amministratori regionali. Da noi, sud est Piemonte, un Direttore Generale per ASO, ASLAL e ASLAT subito con l’obiettivo di arrivare ad uno per l’azienda sanitaria unica regionale.

Al cittadino Brondolo di Vesime nel complimentarmi dell’eloquio vorrei semplicemente ricordare nel momento in cui richiama la val Bormida come entità storica che la stessa in un contesto economico dominato dal Dio guadagno non poteva che essere sfruttata per quanto poteva dare (vedi ACNA, per esempio) e poi abbandonata per privilegiare aree baricentriche rispetto a viabilità e interconnessioni logistiche fra grandi aree (vedi alessandrino).

[…] […]

 

È tempo che i candidati a Sindaco di Acqui dicano ciò che hanno in mente per tutelare il benessere di chi vogliono amministrare».

(da L’Ancora n.11 del 19 marzo 2017)

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