il dott. Marco Amisano
il dott. Marco Amisano

Il primario di Chirurgia: “Il futuro esiste per l’ospedale acquese”

Acqui Terme. Quale futuro per l’ospedale di Acqui? Non è una domanda nuova, né originale, ma sicuramente resta una domanda attuale. Stavolta ne abbiamo parlato direttamente con chi all’ospedale lavora, anzi opera, trattandosi di un primario.

Marco Amisano, 46 anni, alessandrino, primario di Chirurgia Generale presso l’ospedale di Casale Monferrato, a seguito del pensionamento del dottor Piero Iacovoni, dall’inizio dell’anno ricopre questo incarico anche all’ospedale di Acqui “Monsignor Galliano”.

«Sono un primario “a scavalco”, in attesa della nomina della persona che assumerà stabilmente il primariato», spiega.

Ma quando? «Il concorso è già partito, e anzi, ritengo che la scelta verrà fatta a breve, probabilmente entro fine estate. Ovviamente non so a chi sarà assegnato l’incarico, ma a quanto pare in gara ci sono ottimi nomi».

Questa è una buona notizia. Ma è innegabile che da parte degli acquesi e degli abitanti del territorio recenti tagli siano stati percepiti come il segno di un declino irreversibile dell’ospedale, forse addirittura di un passo verso la chiusura…

«Ho avuto modo di rendermene conto, sia attraverso il contatto con le persone, sia nel corso di un incontro che ho avuto col sindaco Bertero, al quale però ho detto quello che intendo dire a voi: mi piacerebbe che per una volta, senza dimenticare le criticità, si cercasse di guardare al futuro con speranza».

E secondo lei si può?

«Secondo me bisogna cercare anzitutto di spiegare alla gente che nonostante ci sia stato un innegabile ridimensionamento sotto alcuni aspetti, l’ospedale di Acqui è ancora perfettamente in grado di offrire prestazioni chirurgiche di eccellenza. Il messaggio è che non tutto si potrà fare all’ospedale di Acqui, ma che alcune cose si potranno, si possono, fare qui, e si potranno, si possono, fare molto bene. […] …».

I pazienti però avrebbero preferito forse mantenere la Cardiologia. In certi casi poter raggiungere un ospedale in un certo intervallo di tempo può fare la differenza…

«Purtroppo certe decisioni sono state prese in maniera verticale, senza nemmeno troppo consultarsi con gli operatori».

[…] […]

Diciamo allora qualcosa di incoraggiante…

«Parlo della Chirurgia. Ribadisco che è viva e vegeta. Da quando sono qui, sono stati trattati pazienti anche critici, a volte operati d’urgenza. La regola è che per quel che si può il paziente sarà trattato qui, altrimenti gli si troverà una soluzione il più possibile vicina. Le persone però sappiano che una risposta c’è. Inoltre, l’equipe con cui lavoro è molto valida, nella struttura ci sono infermieri motivati e volonterosi, e belle sale operatorie. Sono ottime basi per il nuovo primario, anche se chi arriverà dovrà recuperare il terreno perduto e quindi all’inizio il suo compito sarà complicato.

Tuttavia, per i nomi che stanno circolando nell’ambiente, si tratterà verosimilmente di una persona capace e con molta voglia di fare. ……..».   […]

M.Pr

(da L’Ancora n.12 del 26 marzo 2017)

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