Il film intermodale di Giancarlo Bertalero

Acqui Terme. Oltre 130 persone hanno assistito, la sera di mercoledì 29 marzo, presso il Cinema Cristallo di Via Cesare Battisti, alla proiezione del film documentario di Giancarlo Bertalero e Filippo Ciardi Attraverso le Alpi, premiato un anno fa al Festival “Cinemambiente” di Torino.

Ad introdurre la visione dell’opera – e Giancarlo Bertalero – il giornalista del nostro settimanale Giulio Sardi, che ha poi coordinato, al termine del film, anche il dibattito conclusivo. Con il pubblico che, con applausi e domande, ha dimostrato un vero e autentico gradimento per il lavoro di ricerca condotto dalla pellicola.

Quell’Europa che c’è già

Oltre cinquanta ore di “girato” poi ridotte a 81 minuti; dialoghi in francese, inglese e tedesco (oltre che in Italiano); e, soprattutto, la chiara percezione che una “Europa concreta, e che piace” (beninteso: senza muri, senza barriere…) già esiste: questi i dati di maggior rilievo, subito da esibire, per l’attenta ricognizione sulle prassi del trasporto intermodale (che combina gomma e ferrovia). Ecco un report cinematografico che – fatto assolutamente non secondario – ha raccolto, sotto la Mole, il gradimento tanto degli imprenditori del settore, quanto degli ambientalisti. E ciò è avvenuto proprio per l’approccio maturo, per l’equilibrio mostrato nell’accostarsi ad una materia potenzialmente incandescente (ovviamente con gli annessi e connessi della TAV in Val Susa, con tutti i suoi fraintendimenti e gli errori, indubbiamente compiuti da una parte e dall’altra…), con la chiara finalità di non partire da nessuna posizione pregiudiziale, ma di raccogliere pareri e opinioni. Coinvolgendo macchinisti ferroviari e camionisti; manager di società internazionali e “gli spettatori” interessati delle pacifiche valli alpine; minatori e ingegneri, e funzionari di diversi uffici preposti alla tutela degli ambienti, ma anche della qualità dell’aria…

Davvero avvincente la narrazione: che esalta ora la tecnologia (locomotori -astronave; gru di ultima generazione che fan danzare in aria rimorchi e container…) e ora la poesia, con paesaggi naturali di bellezza assoluta. Il tutto con l’accompagnamento delle musiche di Bach e Vivaldi.

E più di una buona notizia viene offerta: non solo quella di una ripresa che è indubbiamente cominciata (con l’aumento, dal Nord Europa, delle materie prime destinate all’Italia), o dell’esistenza di aziende virtuose (che si sono specializzate dagli anni Settanta nella rigenerazione di sostanze esauste), ma anche di un fatto di primaria valenza: nel nostro Paese sono ancora tante le persone che amano davvero il loro lavoro.

Certo rimangono i paradossi (la Svizzera, fuori dalla Comunità, è il Paese più europeo, che fa scuola nel trasporto su terra nel nostro continente), e qualche incongruenza (la non applicazione della tassa Eurovignette al trasporto su gomma italiano).

Ma tante le acquisizioni che non solo un pubblico adulto, ma anche un giovane studente può far sue (il documentario è stato anche presentato nelle classi terminali dell’ITC – Amministrazione, Finanza e Marketing della nostra città): ci si rende conto dei benefici effetti della liberalizzazione; matura la coscienza che le strade ferrate sono assai meno impattanti rispetto a quelle asfaltate.

E che “rifarsi alla storia” potrebbe essere di qualche utilità. Considerando che le ferrovie del “progetto Cavour” certo potevano apparire sovrastimate nel cosiddetto “decennio di preparazione”, che precorre il 1861. Ma avvalendosi di queste il Paese – con Giovanni Giolitti alla guida – poté conseguire un effettivo sviluppo industriale.

Di qui il valore “del saper immaginare”. Che rimanda, per prima cosa, alle date delle inaugurazioni (e ai conseguenti positivi scenari), del 2029, con i trafori del Nuovo Frejus e del Nuovo Brennero. Saranno questi i nuovi tasselli, dopo il Nuovo Gottardo, per una sorta di metropolitana continentale europea.

Un acquese alla ribalta

Esperto in analisi, pianificazione e program-mazione del traffico merci (ferroviario e stradale), con specializzazione in trasporti attraverso le Alpi, l’ing. Giancarlo Bertalero, alicese, con studi superiori nel Liceo Scientifico della nostra città, è attualmente consulente esterno dell’O.N.U. per la realizzazione del Business Continuity Plan della sede di Torino.

Dal maggio 2012 a luglio 2014 è stato incaricato della divulgazione in Europa (e del coordinamento) dell’Osserva-torio Trasporti di merci e passeggeri tra Francia e Italia gestito dalla Conferenza delle Alpi Franco-Italiane.

 

Ferrovie: da Cavour a Saracco e ai Sansossì

 Acqui Terme. Parla di montagne “lontane” e di trafori, ma si presta a tanti collegamenti locali il film Attraverso le Alpi.

E la sua multidisciplinarità d’approccio lo rende ideale per la scuola superiore.

La belle epoque e il Positivismo si devono cogliere in sogni e opere oggi un poco dimenticati.

Alzi la mano chi conosce Joseph Francois Medail, di Bardonecchia, che nel 1841 immaginava un’Europa intenta a contemplare i nuovi antri artificiali delle Alpi – tradizionalmente terrore dei passeggeri, dalle deserte strade – trasformate da binari e vaporiere.

“Tutto quello che riguarda i bisogni dell’uomo [qui, tra le Alpi] troverà uno sbocco inesauribile”: così egli scriveva.

Ecco una “Storia d’Italia e d’Europa” le cui tappe son scandite non da battaglie & spedizioni, non da lame che si incrociano o da tuoni di cannone, ma da diaframmi che cadono: prima il traforo del Frejus 1871 (celebrato anche dal Ballo Excelsior di Romualdo Marenco), quindi il Gottardo 1872-1882 (con impegno congiunto finanziario di Svizzera, Germania e Italia, con nostra quota doppia rispetto ai partner: col risultato di 36 ore il risparmio di tempo), quindi il Sempione 1906 (prossimo ai venti km di galleria, allora la più lunga del mondo; dal 2007 il primato è del Loetschberg “secondo”, con i suoi 34 chilometri; e, infatti, già nel 1913 c’era un tunnel di questo nome sulla linea Berna/Sempione).

Con opere che erano giustamente percepite come omologhe dello scavo del canale di Suez. Nuove meraviglie del mondo. E che affascinano anche poeti “insospettabili”. Come Giovannino Pascoli (“Tra gli argini su cui mucche tranquilla / mente pascolano, bruna si difila /la via ferrata che lontano brilla”; ma c’è anche Carducci, la cui vaporiera non distrae il filosofico asin bigio, che rosicchia il cardo rosso e turchino…; per contro ecco Emilio Praga, scapigliato e preoccupato, che parla di fumi fatali ai vigneti, di un soffio letale che può colpire la campagna).

E come allora – quando una società cosmopolita, poco dopo la metà dell’Ottocento, si ritrovò al lavoro in Egitto, o sotto le Alpi – oggi tanti sono gli “italiani dalla pelle scura” coinvolti in un comparto dei trasporti che, inevitabilmente, favorisce l’inclusione. E che, ad esempio, sull’autostrada viaggiate Novara -Friburgo (con i Tir imbarcati sui vagoni), può tranquillamente coinvolgere autisti di 15-18 nazionalità.

 ***

 E Acqui – con la catena a lei prossima degli appennini – come può entrare nel discorso?

Considerando l’orgoglio delle realizzazioni (viadotti e gallerie) della Acqui-Genova, immortalate da un album fotografico che è uno dei pezzi più preziosi del nostro archivio storico comunale.

O le tante pagine “ferroviarie” dei Sansossì di Augusto Monti (e così ricordiamo di nuovo il nostro Giuseppe Saracco).

Senza dimenticare una progenitura “tecnica” dimenticata: quella del traforo “sperimentale” dei Giovi, sulla linea Alessandria-Genova (di Camillo Benso). Che nel 1853, con i suoi 3259 metri sotterranei, era l’assoluto primatista nel globo.

Per saperne di più. Il rimando è al libro “Acqui Storia” (disponibile in Biblioteca Civica) che si deve ad Antonio De Rossi. Si tratta de La costruzione della Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914), Donzelli, 2014.

 red.acq.

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