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Carlo Ossola

Magistrale lezione di Carlo Ossola su Italo Calvino

Acqui Terme. La trasparenza. La chiarezza. E la comprensibilità. Alcune delle parole sull’insegna dell’ultimo appuntamento “Archicultura” Conversando con la scrittura. Incontri di poesia e critica, che si è svolto venerdì 5 maggio a Palazzo Robellini.

Con la lezione del prof. Carlo Ossola su Italo Calvino. Con le qualità di cui sopra che, felicemente, passano dall’Autore, “Classico del Novecento” non solo per noi, in Italia, a chi lo analizza. (E non è certo una novità per chi, e soprattutto professionalmente sono gli insegnanti, conosce le qualità del critico: e basterebbe a dimostrare l’approccio – solo un esempio – l’Antologia della poesia Italiana Einaudi, che Carlo Ossola ha diretto con Cesare Segre).

Già Elena Pontiggia, pochi giorni prima, in un altro contesto (recensione sul numero 18 de “L’Ancora”), era riuscita – in poco più di sessanta minuti – a presentare un ritratto, profondo e compiuto, d’artista (che era Arturo Martini) garantendo assoluta intelligibilità alle parole. Piene. Vitali.

Sulla stessa linea, magistrale, Ossola, approfondendo la figura di Calvino. Che non è proprio un caso abbia avuto un così grande apprezzamento in Europa e in America.

La “linea della trasparenza, e della chiarezza” garantisce la leggibilità e la traduzione. Al modello di un romanzo barocco, rablesiano, “impastato” (“da cui ritrarre mani appiccicose”, chiosa il relatore; quasi avessimo staccato dal tralcio grappoli, dagli acini particolarmente zuccherini si direbbe dalle nostre parti), Calvino oppone una scrittura limpidissima. Che si pone nel solco di Ariosto e Voltaire, e dei moralisti francesi.

Confronti

Uno studente dell’ultimo anno delle superiori, ad ascoltare Ossola, non ha dubbi: l’antagonista principe rispetto a Italo Calvino non può essere stato che Gabriele D’Annunzio (quello di Andrea Sperelli, campione della menzogna).

Qui, in Calvino, una letteratura di tipo etico, che prende le mosse da una coscienza (un po’ come quella di Svevo/Zeno, o di quella del Fu Malattia Pascal pirandelliano – aggiungiamo: e a ben vedere non sono loro gli eredi di un illuminismo sorridente, alla Ariosto, con paradossi e ironie, che servono per mettere in evidenza la follia umana?; e anche del Montale de Spesso il male di vivere…; e non è lontana naturalmente da qui la via del grottesco, cifra anche di Dino Buzzati, che prova a dipanare il nonsenso del nostro vivere).

La coscienza dicevamo: per riconoscere l’uomo piccola entità, formica esposta, ed indifesa, ad eruzioni di vulcano; l’uomo composto di bene e male, che deve accettare la mancanza di coerenza e il senso del limite, che deve prendere distanza dal mondo. Un uomo che pure cambia attraverso la lettura e i libri (ecco la storia del disobbediente Barone rampante, che via via matura, sino al momento in cui Cosimo tramite mongolfiera viene come “assunto in cielo”).

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segue su L’Ancora n.19 del 14 maggio 2014

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