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piscina termale

Albergatori e Terme situazione di stallo

Acqui Terme. Piano industriale, promozione turistica, investimenti e, non da ultimo, utilizzo delle acque termali, sono le problematiche che oggi più che mai impensieriscono gli albergatori acquesi. A prendere la parola al fine di avere risposte chiare è l’Associazione rappresentata ufficialmente da Claudio Bianchini, Mauro Bandini e Marco Pincetti.

Le questioni sollevate dai tre imprenditori del settore turistico acquese non sono da poco. Il punto è che ad un anno dall’acquisto delle azioni e quindi della privatizzazione delle Terme, che non viene considerata un’operazione negativa, «non si è ancora parlato di piano industriale né di investimenti.  Finsystem però deve rendersi conto che non ha acquistato semplicemente un patrimonio immobile ma una realtà economica che coinvolge diversi soggetti». Tra i quali proprio gli albergatori, preoccupati per l’andamento incostante del settore. Un settore che invece dovrebbe essere da traino per il turismo. «È moltissimo tempo che chiediamo un confronto con la proprietà, ma se si esclude un incontro con il presidente del Grand Hotel Nuove Terme di circa un mese fa, noi siamo completamente tagliati fuori». Da qui allora la necessità di difendere il proprio lavoro e quindi sollevare dei dubbi anche sul fatto che ora l’acqua termale debba essere utilizzata esclusivamente dalle Terme.

Già perché la questione non è di poco conto: l’acqua termale deve ancora essere utilizzata in maniera esclusiva dalla Terme spa oppure no? Ora infatti le Terme, per oltre l’80% appartengono ad una società privata. La Finsystem, al momento al centro di una polemica che coinvolge anche i sindacati che hanno già ufficializzato la scorsa settimana lo stato di agitazione. «Faremo delle verifiche» dicono i tre albergatori anche perché ci potrebbe essere qualcuno interessato a costruire una piscina termale da offrire ai propri clienti. Non solo, per gli albergatori acquesi sarebbe anche necessario un intervento della nuova amministrazione comunale. Sarebbe necessaria una presa di posizione al fine di far comprendere che sebbene la percentuale delle azioni in mano pubblica sia esigua, solo il 16% circa, può comunque avere il suo peso specifico.

Gi. Gal.

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