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Tribunale di Acqui Terme

Tribunale: verso il ricorso alla Corte Europea

Acqui Terme. Dopo alcuni anni dall’entrata in vigore del nuovo assetto della geografia giudiziaria che, come tutti sanno, ha portato alla soppressione di numerosi tribunali, tra cui quello di Acqui Terme, si è aperto un nuovo fronte nella battaglia – che è battaglia di civiltà – a suo tempo combattuta da numerosi Ordini degli Avvocati su tutto il territorio nazionale e da altrettanti Enti Locali.

Gli infausti esiti di quella decisione che anche il Comune di Acqui Terme, insieme a molti altri in tutta Italia, ha contestato e contrastato, sono evidenti a tutti: una giustizia sempre più distante e sempre meno servizio per i cittadini, senza quei risparmi che tanto erano stati decantati e con un aumento dei costi per accedervi da parte degli utenti.

L’avv. Porracciolo dell’ex Foro di Mistretta, con i colleghi degli Ordini di altri Tribunali Minori, ha intrapreso un’iniziativa volta alla proposizione di un ricorso alla Corte Europea contro quella famigerata riforma effettuata in violazione dei principi sanciti dalla nostra Costituzione: parità dei diritti dei cittadini, diritto al servizio dell’amministrazione della giustizia, attuazione del decentramento amministrativo, “giusto processo”.

La riforma della geografia giudiziaria avrebbe dovuto essere trattata in una logica che tenesse conto delle situazioni e delle prospettive dei territori in termini sociali, economici, istituzionali, storico-sociali e dei servizi, atteso che il “servizio giustizia” non avrebbe potuto e non può essere gestito solo in termini economici, ma avrebbe dovuto e deve tener conto delle specificità dei territori e delle esigenze della collettività, in conformità ai dettami costituzionali ed attraverso un riequilibrio dei territori ed alla conseguente redistribuzione del carico di lavoro dei singoli uffici.

Nell’ottobre 2014, ad iniziativa di alcuni parlamentari, il Senato della Repubblica ha approntato un disegno di legge, il n. 1640, concernente la Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, con riordino della geografia delle corti d’appello, che prevede, tra l’altro, l’istituzione nelle sedi dei tribunali soppressi di sezioni distaccate o, comunque, di uffici giudiziari dei tribunali accorpanti per la trattazione dei procedimenti civili e penali.

Nelle premesse del disegno di legge si fa espresso riferimento alle “Linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria” redatte nl giugno del 2013 dalla Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa, nelle quali viene riconosciuto il valore dell’accesso alla giustizia in termini di vicinanza ai cittadini, di “giustizia di prossimità” come più conforme ai parametri europei. Il sistema scelto dall’Italia, invece, è esattamente l’opposto ed induce i cittadini, di fatto, a rinunciare alla tutela costituzionalmente garantita dei propri diritti in una sede accentrata e, molte volte, lontana.

In attesa, però, che il disegno di legge prosegua il suo iter, che allo stato attuale pare essersi arrestato, la battaglia deve continuare sul piano giudiziario, proprio in quelle sedi europee in cui il concetto di “giustizia di prossimità” costituisce un cardine ed ha un significato fondamentale per l’amministrazione della giustizia.

La proposta di un ricorso alla Corte di Giustizia ha già trovato l’adesione di molte amministrazioni del centro e del sud Italia, nonché dei comuni di Pinerolo, Tortona, Vigevano, Bassano del Grappa.

Di qui la decisione di appoggiare l’iniziativa anche da parte del Comune di Acqui Terme.

Il neo Sindaco Lorenzo Lucchini ha infatti subito raccolto con grande disponibilità l’invito che gli è stato rivolto di aderire all’iniziativa, facendosi portavoce anche presso gli altri 51 Comuni del circondario dell’ex Tribunale di Acqui Terme; solo attraverso una condivisione ampia del progetto sarà possibile attuare una difesa concreta del territorio e dei cittadini.

Red.acq.

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