Home / Acqui Terme / Il Comune tiene lo 0,05% delle quote Terme, Corte dei Conti permettendo
consiglio comunale

Il Comune tiene lo 0,05% delle quote Terme, Corte dei Conti permettendo

Acqui Terme. La seduta consiliare di venerdì 29 settembre passerà alla storia della città, per la cessione delle quote di spettanza comunale delle Terme. Un fatto epocale, che avrebbe la parvenza di un affronto alla propria identità, ma che in pratica non cambierà di molto in quanto il Comune potrebbe continuare ad avere lo stesso peso nelle vicende delle Terme, ovvero ben poco.

La decisione è stata presa dalla nuova maggioranza in seguito alla legge Madia che impone agli enti locali di cedere le quote partecipate che non si possano ritenere indispensabili e che presentino bilanci ripetutamente in perdita. Il Comune acquese ha tenuto uno 0,05% di quote, per aver modo di partecipare alle assemblee societarie e poter almeno far sentire, se non far valere, il proprio parere. Sulla validità di questa decisione si dovrà esprimere la Corte dei Conti.

Venendo alla cronaca della seduta, convocata alle 18 di venerdì 28 settembre, l’appello vedeva assenti giustificati tre consiglieri della maggioranza, Benzi, Falcone e Servato.

[…] […] […]

 

Il sesto punto vede l’approvazione delle modifiche statutarie Amag. Dopo una breve spiegazione da parte dell’assessore Scovazzi il voto è unanimemente favorevole.

L’ultimo punto è quello che prevede la ricognizione delle partecipazioni possedute e l’individuazione di quelle da alienare. L’assessore Scovazzi riassume il disposto dalla legge Madia, quindi elenca le partecipate ed il loro destino. Il Comune intende mantenere Amag, Econet, Srt, Galborba e Langhe-Monferrato-Roero, mentre intende alienare le quote di Terme Acqui, Enoteca Regionale e Alberghiera.

Per Terme Acqui, si è pensato in un primo momento di alienare il 15% e mantenere lo 0,7%, ma visto il parere sfavorevole dei revisori dei conti a mantenere le quote, si è preparato un emendamento che porta la quota da mantenere ad uno 0,05%.

Protopapa fa le pulci sulle date dei pareri acquisiti e del coinvolgimento tardivo delle opposizioni.

Trentini e Scovazzi spiegano che si è scelto l’escamotage di tenere una piccolissima parte di quota per aver ugualmente voce in capitolo e non correre rischi economici, ma spetta alla Corte dei Conti accettare o meno la delibera.

Bertero polemizza sull’emendamento portato all’ultimo minuto e chiede perché il piccolo mantenimento può essere fatto per Terme e non per Alberghiera ed Enoteca. Scovazzi risponde che tenere piccole quote di tre partecipate avrebbe offuscato la credibilità dell’azione condotta dal Comune agli occhi della Corte dei Conti.

Lelli lamenta il poco tempo avuto per valutare il problema.

Il sindaco Lucchini getta acqua sul fuoco “Questo è un argomento in cui le strumentalizzazioni non possono che far male alla città. Tutti abbiamo avuto tutto il tempo necessario per informarsi”.

De Lorenzi, pacato ma deciso, fa notare che esistono le leggi ed esistono anche le eccezioni alle leggi. Quindi anche la legge Madia prevede delle eccezioni: si possono salvare le partecipate “che svolgono un servizio di interesse generale”. Quindi “nessun escamotage, noi rispettiamo la legge, cerchiamo di capire la legge”.

[…]

La presidente mette ai voti in maniera disgiunta. Tutti a favore per mantenere 5 partecipate. […] Per la dismissione delle quote delle Terme prima si vota l’emendamento che porta dallo 0,7% allo 0,05% la quota che si intende mantenere (il voto registra 6 astensioni, ovvero tutta l’opposizione), quindi si vota sull’alienazione: 10 a favore (maggioranza più De Lorenzi e Garbarino) e 4 astenuti (Bertero “ci asteniamo solo perché è stato presentato in maniera confusa”, Lelli, Zunino, Protopapa).

A pochi minuti prima delle 21 la seduta è sciolta.

M.P.

da L’Ancora num. 37 dell’8 ottobre 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *