Fatture acqua con mora, i Comuni reagiscono

Sarà anche acqua potabile, ma stavolta a molti è andata di traverso. Sono diverse centinaia le famiglie di Visone, Alice Bel Colle, Ricaldone e Strevi, che negli scorsi giorni hanno ricevuto da Ireti una lettera raccomandata in cui si comunicava la loro messa in mora, la possibile sospensione del servizio e l’addebito dei costi di riattivazione qualora non avessero provveduto, entro 20 giorni, al pagamento del bollettino di una fattura di cui non risulta essere stata inviata copia cartacea.

La comunicazione, a quanto pare, è giunta a tutti quegli utenti che non pagano le fatture tramite addebito bancario; nulla invece è accaduto a coloro che hanno scelto il pagamento tramite domiciliazione. Pare infatti, dalle informazioni raccolte nelle aree coinvolte dalla problematica, che Ireti (società controllata da Iren, che dall’1 gennaio di quest’anno ha ottenuto, a seguito di riassetto della società Acque Potabili, la gestione del servizio acquedottistico nei paesi coinvolti) da inizio anno non abbia più spedito fatture in forma cartacea.

I disguidi hanno coinvolto circa 250 utenti a Visone, circa 150 ad Alice Bel Colle, altrettanti a Ricaldone, e un numero ancora non quantificato a Strevi. Inoltre, il servizio clienti Ireti ha anche comunicato a diversi clienti che non risultava pagata anche l’ultima fattura del vecchio gestore Acque Potabili, fattura invece da più utenti regolarmente pagata.

Sempre il servizio clienti Ireti avrebbe inoltre sostenuto di poter inviare le fatture sopra riportate solo via e-mail, strumento che a tutt’oggi non è ancora utilizzato in maniera totale sul territorio, in particolare dai più anziani, e comunque non risulta essere obbligatorio.

La situazione ha creato apprensione e disagio nei destinatari delle messe in mora, specie nei più anziani. C’è chi si è affrettato a pagare una volta ricevuto il sollecito, c’è chi invece ha cercato di chiedere maggiori informazioni oppure di fare presente la propria situazione, ma non sempre contattare l’azienda è stato facile o esaustivo (ma di questo torneremo a parlare più avanti).

Il malumore e l’apprensione serpeggianti nei quattro paesi coinvolti hanno ovviamente raggiunto l’attenzione dei sindaci, che si sono attivati per andare in soccorso dei propri cittadini.

Le quattro amministrazioni hanno immediatamente contattato l’Ato6, autorità d’ambito per quanto riguarda le acque potabili, e l’ente ha immediatamente inviato un richiamo a Ireti, invitandola “Ad un’immediata verifica delle cause del disguido e a una comunicazione di rettifica agli utenti, senza ovviamente alcun addebito per questi ultimi”.

Addirittura più secca la posizione assunta dal Comune di Visone, da dove il sindaco Marco Cazzuli ha ritenuto di inviare la sua segnalazione non solamente all’Ato, ma anche per conoscenza alla stessa Ireti (il testo è consultabile sul sito internet del Comune di Visone, ndr).

Nella lettera si fa notare che “…il comportamento della Società Ireti (…) non appare nel caso di specie ispirato a principi di trasparenza e correttezza” e il primo cittadino “con riserva di ogni migliore azione atta a tutelare gli interessi dei cittadini” richiede ad Ato “di intervenire prontamente richiamando il gestore di fatto ad un più trasparente rapporto con l’utenza e a una conseguentemente corretta gestione della fatturazione e spedizione dei documenti connessi, imponendo allo stesso il ritiro della comunicazione di messa in mora già inviata, in cui si paventava anche la sospensione della fornitura”.

L’intervento dei sindaci sembra avere già ottenuto qualche risultato. Gianfranco Martino, sindaco di Alice Bel Colle, infatti, ci comunica che «da parte di Ireti sarebbe già arrivata una dichiarazione di disponibilità ad accogliere le richieste che sono state formulate dai Comuni e dall’Ato. L’orientamento dell’azienda è quello di rispedire le fatture, senza i costi di messa in mora, a quegli utenti che ancora non hanno pagato, mentre per chi ha già ritenuto di pagare, uno storno pari ai costi della messa in mora dovrebbe essere applicato sulle prossime bollette».

Per concludere l’articolo a questo punto mancherebbe la voce di Ireti. Ma non è colpa nostra. Chi scrive ha contattato più volte, personalmente, gli uffici Ireti, qualificandosi come giornalista e chiedendo di parlare con un responsabile di area. Il personale, molto gentilmente, ha prima provato a reindirizzarci su un numero verde, e poi, alle nostre insistenze, fatto presente che «non c’è la possibilità di parlare al telefono con un dirigente. La procedura corretta è inviare una e-mail a un indirizzo che possiamo fornirvi e aspettare di essere contattati nei prossimi giorni».

Nella società della comunicazione istantanea, non ci sembra il massimo.

L’Ancora, comunque, resta ovviamente a disposizione dell’azienda per eventuali precisazioni sulla vicenda.

M.Pr

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