Capannone della Ferrania Solis

Cassa integrazione straordinaria per 45 lavoratori di Ferrania Solis

Cairo M.tte. Ancora cassa integrazione alla Ferrania Solis a confermare una situazione di grave disagio che si sta trascinando da anni. Ferrania Solis S.r.l. nasceva nel 2009 dalla volontà del Gruppo Messina nell’ambito del progetto di reindustrializzazione dello storico sito di Ferrania e all’inizio del 2010 iniziava  la produzione industriale dei moduli fotovoltaici.

In accordo con il Ministero dello Sviluppo lo stabilimento avrebbe dovuto diventare il Polo del Fotovoltaico per l’Italia del Nord Ovest, con un produzione di moduli fotovoltaici che prevedeva  l’impiego di 240 addetti. Un piano prestigioso che, col passare del tempo, è andato via via sgonfiandosi e ora, molto modestamente, si parla di una cinquantina di lavoratori che rischiano il posto.

È stato firmato in Regione l’accordo per area di crisi, ma l’ultima parola spetta al Ministero. Con questo ultimo atto, in ordine di tempo, ci potrebbe essere, secondo i sindacati, la possibilità di passare dalla mobilità di 45 dipendenti su 49, richiesta dall’azienda, ad una cassa integrazione straordinaria  in deroga con scadenza il 2 novembre 2018. Tutto questo sarebbe possibile in quanto il Comune di Cairo è inserito nell’area di crisi complessa. Ci vorrebbe comunque l’approvazione del Ministero.

Una volta ottenuta questa approvazione la mobilità, una bella parola che vuol dire in pratica licenziamento, verrebbe limitata a 17 dipendenti che, nel corso dell’anno, vorranno utilizzarla a titolo volontario.

Tutte queste escamotage, peraltro lodevoli, messe in atto per salvaguardare l’occupazione, denotano una situazione di instabilità che è ha tutto il sapore della sopravvivenza. Altro che Polo Fotovoltaico del Nordovest, qui si ha l’impressione di assistere alla lenta agonia di una industria che ha vissuto per troppo tempo grazie agli ammortizzatori  sociali finanziati in gran parte dai soldi pubblici, vale a dire dai contribuenti.

A conferma di questa situazione è giunta l’altra settimana la notizia della messa in liquidazione dello stabilimento, anche se in continuità di lavoro, una mossa più o meno a sorpresa che prelude la fine di una storia e che ha inevitabilmente allarmato i lavoratori.

All’origine di quanto sta accadendo c’è Invitalia, con la quale Ferrania Solis aveva contratto un mutuo agevolato, non completamente onorato. Invitalia è un’agenzia nazionale che ha il compito di rafforzare le imprese e rilanciare le aree di crisi industriale e pertanto questo intervento, che sembra quasi una sorta di punizione, è piuttosto sconcertante. C’è da considerare infatti che Invitalia reclama non soltanto il debito con tanto di interessi ma anche la penale, per cui il conto sale a 3 milioni e 800 mila euro, rispetto ai tre milioni previsti se non si fossero messe in conto le penali.

Per il 7 novembre prossimo è stato convocato un tavolo politico istituzionale al quale dovrebbe essere presente Invitalia mentre non è assicurata la partecipazione della proprietà. Al centro del dibattito ci sarà ovviamente la presa di posizione di Invitalia e le sua richiesta.

Resta comunque difficile analizzare le cause che sono all’origine di questo sfacelo. Forse sono mancati concreti piani di investimento o industriali che avrebbero permesso e garantito all’azienda una prospettiva di sviluppo a lungo termine. Bisogna tuttavia comprendere che un imprenditore possa avere le sue riserve nel progettare piani di investimento a fronte di una situazione traballante dovuta alla concorrenza spietata del mercato cinese che non lascia molto spazio al settore fotovoltaico italiano. Non è infatti solo la Ferrania a soffrirne come emerge dalle innumerevoli dichiarazioni delle associazioni di settore.

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