convegno sulla crisi idrica

Per le zone in crisi idrica occorrono 70 milioni di euro

Acqui Terme. Acquedotti più efficienti e una rete idrica ad anello che permetta  anche alle zone più disagiate di attingere acqua sono le priorità emerse lunedì mattina, 13 novembre, durante il convegno che ha visto seduta allo stesso tavolo l’intera filiera politica. C’erano sindaci, consiglieri regionali, i vertici dell’Amag e dell’Ato 6. C’era l’assessore all’Ambiente piemontese Antonio Valmaggia, il presidente dalla Provincia Gianfranco Baldi e c’era anche un climatologo d’eccezione come Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana.

Proprio al professor Mercalli è toccato sottolineare un fatto noto agli occhi di tutti: il clima sta cambiando e il ripetersi di crisi idriche è un dato di fatto.  «Rimandare un confronto non era più possibile – ha detto Mauro Bressan, amministratore delegato di Amag – la crisi idrica dell’estate scorsa ha coinvolto una ventina di paesi del basso Piemonte». Una crisi costata ben oltre 500 mila euro per il trasporto dell’acqua nelle zone disagiate e che, inevitabilmente, ha messo tutti, ma proprio tutti, davanti alla necessità di tutelare le riserve idriche presenti sul territorio. In particolare le falde fra Sezzadio e Predosa, oggetto di polemiche negli ultimi due anni per il timore della realizzazione di una discarica. «Tutelare questo bacino è un interesse collettivo – ha detto Gianfranco Baldi – la mancanza di acqua è un problema che i cittadini conoscono fin troppo bene purtroppo, per questo motivo credo che sia necessario sottoscrivere un accordo di programma».

Un accordo che permetta di reperire i fondi necessari per rendere più efficienti gli acquedotti presenti sul territorio ma soprattutto per collegare al sistema idrico già esistente quei territori che ancora non lo sono. «Un progetto che ha dei costi notevoli – ha detto Stefano De Capitani, presidente di Amag – che si andranno a reperire attraverso i canali ufficiali» ma che potrebbero in parte ridimensionarsi con il contributo di tutti. Anche della Regione, che pur avendo riconosciuto la necessità di interventi non si è sbilanciata sull’eventuale erogazione di finanziamenti.

Cifre alla mano, per collegare tutte le aree disagiate ci vorrebbero qualcosa come 70 milioni di euro. Soldi che servirebbero a collegare la Valle Bormida ad Acqui Terme, ma anche Alessandria con Predosa, Tortona con Alessandria e Predosa con Ovada. Con quei soldi si potrebbero risolvere anche i problemi della Langa Astigiana, il territorio che ha sofferto la sete più di tutti, e si potrebbe anche provvedere a realizzare un secondo invaso a Ponzone. Un invaso, dal costo approssimativo di 2 milioni di euro, che potrebbe essere utilizzato in caso di emergenza.

Gi. Gal.

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