Acqui Terme

Qualche idea per migliorare la città

Acqui Terme. Riceviamo e pubblichiamo:

«Caro Direttore, sto leggendo in queste settimane sul nostro settimanale L’Ancora, una serie di interventi più o meno critici sui primi 100 giorni della nuova amministrazione comunale e anche io avrei alcune considerazioni da fare come semplice e ormai datato cittadino; non ho appartenenze politiche particolari ma appartengo sicuramente alle mie idee e appartengo anche a quei non pochi acquesi da sempre, che tengono ancora alla città. Penso che le mie considerazioni non saranno brevi ma neppure noiose o superflue anche perché ritengo che rispecchino l’opinione di molte persone che conosco.

Viene detto da più parti che si nota una certa inerzia amministrativa e soprattutto una mancanza di idee. A mio parere c’è un certo timore di fare. Certo, chi non fa non sbaglia ma purtroppo sta anche fermo e viene superato sia dai tempi che dagli eventi.

Per governare (una città ma anche un’impresa o un’istituzione) bisogna chiedersi: come vedo io questa città fra 5 anni? e ancora: come vorrei io che fosse questa città? Bisogna insomma avere una mission e una vision, cose che qualunque scuola di management spiega alla prima lezione. Se le risposte sono piccole anche il futuro sarà inevitabilmente piccolo. E poco importa che la prima giustificazione sia “non ci sono soldi” e la seconda sia “sono stati gli altri” Chi governa e gestisce ha il dovere di crescere e innovare perché anche con risorse scarse molte cose si possono fare. Anzi a fare le cose con molte risorse sono capaci tutti (anche se molte volte riescono a fare male anche quelle) la vera capacità si vede quando si sanno cogliere tutte le opportunità e non quando si enfatizzano solo i vincoli.

Come è oggi Acqui lo vediamo tutti: il declino è nei negozi vuoti, nei mille cartelli di affittasi e vendesi, nelle imprese che se ne vanno (ultima la Giuso) o che chiudono.

L’unica risposta, per me la peggiore, è stata quella di continuare a colare cemento, a costruire palazzoni destinati a rimanere vuoti o semivuoti (a proposito ancora complimenti a quelle volpi che hanno barattato 4 alberi e una strada con 4 palazzi di 8 piani e un supermercato in Corso Bagni). Chiudiamo al nuovo cemento!

Spalanchiamo le opportunità a chi voglia ristrutturare, abbellire, adeguarsi al risparmio energetico, mettere a norma, restaurare e così via. Il settore edilizio lavorerebbe ugualmente anzi i numerosi artigiani bravissimi che abbiamo: fabbri, falegnami, decoratori, restauratori potrebbero lavorare per una città più bella e più sostenibile. Vivere in un bel posto rende la gente migliore, più disponibile, meno portata a rompere e rovinare le cose; è uno dei principi fondamentali della sociologia urbana… insomma il bello chiama il bello, sia nel paesaggio che nell’animo e la gente è più contenta di andare in un bel posto. Ricordiamo che l’ultima rivoluzione urbanistica su iniziativa del Sindaco Bosio ci ha restituito la Pisterna e un bel po’ di facciate rimesse a nuovo. Io non la penso come lui ma devo ammettere che l’idea del Comune, che aveva affiancato con mutui agevolati i proprietari del centro storico, era stata vincente.

Ma la bellezza è anche negli interventi minori. Due esempi? Davanti all’ex Olimpia c’è ormai da anni abbandonato il vecchio distributore. Sta malissimo. È in pieno centro.

Ora se è di qualcuno bisogna intimargli di sgomberare e togliere l’orribile rete provvisoria, se è comunale rimettetelo a posto! Ma, per favore, niente rotonde o costruzioni, bastano due aiuole, 4 panchine e un po’ di alberi. I pensionati che vanno alla posta ve ne saranno grati.

E poi c’è in piazza Maggiorino Ferraris il bucone archeologico ormai ridotto a sterpaglie circondate da una lamiera che così non ha alcun significato. Bisognerebbe che il Sindaco riunisse in una stanza gli attori (la proprietà, la soprintendenza, i tecnici, gli esperti) e chiudesse la porta a chiave riaprendola quando quelli ne uscissero con una soluzione; qualunque soluzione sarebbe sicuramente meglio di come è ora. Non ci sono i soldi per riportare il sito alla vista? Lo si copra, tanto ormai è tutto rilevato e si lasci magari solo qualche testimonianza più significativa. I proprietari intendono costruire? Lo si faccia! Con criterio, per favore, magari anche lì lasciando alla vista alcuni reperti. Ma così no! È ora di chiudere questa vicenda. Un ultimo piccolissimo rilievo: in piazza Addolorata da mesi è stato abbattuto un lampione… nessuno ha mai fatto qualcosa se non mettere il solito nastro bianco e rosso che salva tutto!

La cura della città e la sua bellezza vanno coltivate vivendole giorno per giorno. Questo Sindaco ha deciso (o gli hanno fatto decidere) che i ruoli chiave del governo cittadino siano ricoperti da non acquesi… ahimè! Chi non vive una città, chi non ne conosce il respiro, gli angoli, le storie, le chiacchiere da bar, chi non ha amici qui ma li ha altrove, non la può amare fino in fondo. Saranno tutte brave persone e in buona fede ma non sono in grado di cogliere l’acquesità che molte volte ci ha fatto male ma che è componente essenziale del nostro DNA. Un paese ci vuole (diceva Pavese) è il paese delle tue radici è il paese che amerai quando ci torni. Ovviamente i nostri Assessori dopo aver finito di lavorare qui torneranno a casa loro dai loro affetti e nei paesi che amano. Anche il M5S ha dovuto piegarsi alle logiche politiche che impongono di mettere nei posti giusti persone di sicura fede o a cui si deve qualcosa. Io (come molti di voi penso) conosco ben più di sette o otto persone oneste, capaci, veramente in gamba nel loro campo e acquesi doc. Credo però con convinzione che ormai le persone veramente brave non facciano politica ma facciano altre cose e lascino a personaggi di secondo piano l’onore degli scranni.

E veniamo alle Terme. Io condivido in pieno quanto affermato dall’associazione commercianti: le Terme non devono e non possono più essere la risorsa di Acqui.

Possono essere un di più, una chance da sfruttare ancora, ma scordiamoci che solo dalle Terme passi il nostro futuro. Le stazioni termali sono tutte in crisi… il termalismo in sé ha perso molto di quella validità clinica che aveva un tempo a fronte dei nuovi approcci terapeutici Hanno ancora una buona indicazione le cure inalatorie ma il resto è stato molto ridimensionato. Infatti le stazioni termali che hanno visto lungo, già da anni hanno puntato sulle SPA, sulla remise en forme, sui percorsi benessere, sulle dietoterapie dimagranti e depurative; fior di catene alberghiere e di “Guru” del benessere si sono buttati riconvertendo cure idropiniche e fanghi in strumenti di wellness. Questo treno Acqui non lo ha (ancora?) preso né pare che la nuova società proprietaria abbia voglia di farlo più di tanto. Solo un Presidente delle Terme, forse il migliore, Rodolfo Pace, aveva intuito questa strada ma non aveva poi avuto la possibilità di percorrerla fino in fondo. Ma ragioniamo… se una coppia dispone di 1000-1500 euro da spendere per dieci giorni di vacanza, secondo voi per quale ragione dovrebbe farlo ad Acqui oggi come oggi? Mettiamo che i nostri ospiti alle dieci del mattino abbiano finito cure, reazione e relax… mi spiegate come fanno a far venir notte? Attualmente non abbiamo le risorse per consentire alcuni normali passatempi e momenti di relax e divertimento. Le nostre due persone possono fare una passeggiata illuminante passando davanti al Carlo Alberto proseguendo per le Terme Militari, l’hotel Antiche Terme, il rudere del centro reumatologico, e poi cercherebbero invano un po’ di svago nei chiusi e abbandonati Kursaal e Clipper, infine passando davanti al Centro Congressi (costruito senza parcheggi e che di congressi veri e propri non ne ha mai ospitati), costeggerebbero l’altro palazzo monstre; costruzione senza senso che non vede quasi mai il sole e che è ovviamente vuota, per giungere infine al cadente e abbandonato fontanino dell’acqua marcia che un po’ di vergogna in chi lo tiene così dovrebbe suscitarla. Oggi su Internet con 20 euro si trova un volo per Parigi e con 400-500 euro una settimana di soggiorno sulla riviera romagnola; con queste realtà dobbiamo misurarci e siamo ancora molto indietro.

Alcune manifestazioni portano gente e sono gradite ma anche qui bisogna stare attenti e cercare la qualità che, come abbiamo già detto, è l’unica cosa che paga veramente.

Molto bella e di rilievo è la manifestazione floreale di primavera, simpatica la festa delle feste (ma attenzione… forse il fritto di totani non è molto indicato qui da noi) un po’ meno il circo delle cucine di strada: se foste passati come me alle dieci del mattino in corso Bagni avreste visto scatoloni di roba surgelata e bidoni di olio di colza che uscivano dai furgoni… È il caso di affidarsi a organizzazioni che chiavi in mano girano per le città e forniscono un po’ di banchi con asado della bassa padana e paella made in Cina? Forse non ne vale la pena. Andate ad Alba che non ha le Terme e che non offre hamburger surgelati per strada. Nei week end ci sono dai 10 ai 15000 turisti anche fuori dalla fiera del tartufo. Lì i commercianti fanno sistema, i bar e i ristoranti offrono cibi e bevande di qualità, le manifestazioni culturali e gastronomiche si susseguono, lì siamo in territorio patrimonio dell’UNESCO e noi che siamo a due passi, è bene ricordarlo, ne siamo tristemente fuori.

Ma ci sono punti di forza ad Acqui? Direi almeno 4. Il primo è rappresentato dagli stranieri che hanno colonizzato i paesi vicini e fatto rivivere molte cascine: scendono spesso e volentieri in città passeggiano e fanno acquisti… non disperdiamo questa risorsa. Accordiamoci con i comuni limitrofi e creiamo opportunità e occasioni di aggregazione.

Abbiamo poi il premio Acqui Storia che da quest’anno ha cessato di essere uno show alla Maria De Filippi ed è tornato ad essere un premio letterario. Attorno a questo vi sono numerose iniziative librarie e culturali che possono e devono senza sforzo e gravoso impegno economico essere incrementate.

Abbiamo delle strepitose stagioni musicali con la partecipazione di strumentisti e cantanti di assoluto valore di cui ci racconta con perizia e puntualità Giulio Sardi su queste pagine. Si dirà che non tutti amano i quartetti di Brahms o le variazioni Goldberg ma la musica ha mille sfaccettature e vari sono i generi musicali; se siamo cosi bravi possiamo tentare anche altre strade con ugual successo.

Abbiamo poi lo sport a cui sembra si stia dando spazio. Le numerose e prestigiose società sportive che, a parte il calcio, operano nella nostra realtà potrebbero fungere da volano per far diventare la Città un luogo privilegiato per organizzare gare o manifestazioni.

Concludendo direi che la cosa migliore da fare sia quella di dimenticare un pochino le polemiche politiche del tipo “chi non è con me è contro di me” e cercare di creare dei tavoli incubatori di idee chiamando tutte le categorie rappresentative che non sto a elencare ma non solo imprenditori, commercianti e artigiani ma anche musicisti, artisti, insegnanti, professionisti. All’inizio le idee saranno a costo quasi zero ma poi… qualcosa dovrebbe succedere.

L’importante è che questi tavoli di lavoro siano liberi e svincolati dalle fazioni. Non devono essere Commissioni o Consulte; queste servono solo a creare un Presidente e producono riunioni e null’altro.

Io sono convinto che Acqui possa farcela ma sono altrettanto convinto che il salto di mentalità e di qualità deve essere almeno un salto triplo».

Pino Faraci

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