Solenne celebrazione per l’anniversario sella dedicazione della Cattedrale

Acqui Terme. In una atmosfera di sobria e dignitosa solennità, con una partecipazione dei fedeli cosciente e fervida, con momenti di vera e profonda emozione, il Giubileo della Cattedrale ha toccato il suo culmine, domenica 19 novembre.

Il cerimoniale, il servizio, la preparazione sono stati quelli delle grandi occasioni. E il risultato è stato molto positivo, con un servizio d’ordine preciso, un servizio di sicurezza accurato ma anche discreto. Anche la celebrazione e la regia liturgica sono state curate in ogni dettaglio: è stata regolamentata la circolazione in tutto il settore del Duomo grazie al filtro assicurato dai vigili e dai membri della Protezione Civile e nel salone del vescovado, sacerdoti e vescovi si sono preparati con gli abiti di liturgici. Da qui puntualmente, alle 15,30, al suono festoso delle campane, si è avviata la processione verso la Cattedrale. Numerosi i sacerdoti della diocesi presenti, e con loro Sua Eminenza il Cardinale di Genova, Angelo Bagnasco, che ha presieduto l’Eucaristia concelebrata dal vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola e dal vescovo di Acqui, Mons. Piergiorgio Micchiardi. Molti gli altri Vescovi giunti da tutto il Piemonte: Mons. Anfossi, vescovo emerito di Aosta, Mons. Brunetti, vescovo di Alba, Mons. Cerrato, vescovo di Ivrea, Mons. Lanzetti, vescovo emerito di Alba, mons. Ravinale vescovo di Asti.

La Celebrazione, preparata con cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano, si è svolta con grande solennità e altrettanta partecipazione. La corale “Santa Cecilia”, insieme alla corale di Visone, ne ha accompagnato l’intero svolgimento.  Alla presenza di numerose autorità civili e militari, con la Chiesa strapiena, fino in fondo, di gruppi, associazioni, membri delle confraternite e fedeli giunti dalla città e da tutta la Diocesi, la Messa si è svolta in maniera ordinata e semplice, ma andando diritta al cuore, tanto che molte persone, al termine e nei giorni seguenti, hanno espresso i loro complimenti. Degno di nota, e molto apprezzato il silenzio della folla presente, che ha contribuito a creare un’atmosfera davvero solenne.

Il Cardinale Bagnasco, nella sua omelia, ha dedicato ai fedeli parole ispirate: “Che cosa significa dedicare la Chiesa, consacrata con l’unzione dello Spirito? (…) È come un richiamo da ascoltare, un sentiero da percorrere; è come un intreccio tra le pietre del tempio e le pietre vive, che siamo noi, tra la Chiesa materiale e quella spirituale, di cui la Cattedrale è spazio che accoglie ed eleva, spazio dove si celebra l’incontro tra Cristo e l’umanità, nel dinamismo della Liturgia. (…) Il Tempio è come un approdo dove le vicende e i fardelli, le cadute e le speranze di ognuno e della comunità trovano luce, quella della parola di Gesù. (…)

Dedicare e consegnare qualcosa a qualcuno in modo del tutto speciale. Significa dire che ciò che ti consacro è tuo, ti appartiene. Se dalla Chiesa di pietra passiamo a noi, pietre vive, non possiamo non pensare al Battesimo che ci ha consacrati a Cristo nello Spirito e che ci ha resi suoi, di Dio (…)”.

Al termine dell’Eucaristia, il Cardinal Bagnasco e i due Vescovi “a latere”, Mons. Viola e Mons. Micchiardi, si sono recati all’altare di San Guido per un atto di venerazione al Santo Patrono, San Guido, per l’incensazione e per una preghiera seguita con emozione da tutta quanta l’assemblea e conclusa con il canto dell’inno al Santo Patrono. Al termine, ancora in corteo, tutti i celebranti sono ritornati in Vescovado dove ci sono stati i saluti, un momento di rinfresco e di fraternità per tutte quante le autorità e i sacerdoti… Nello splendido Salone dei Vescovi, si sono susseguiti i saluti a sua Eminenza, il Cardinale Bagnasco, e a tutti i vescovi presenti. Un giubileo davvero da ricordare per i posteri. Nato con l’esplicita intenzione di non compiere opere solo esteriori e manifestazioni eclatanti, secondo la volontà del Nostro Vescovo, il 950° della Dedicazione della Cattedrale, ha mantenuto i suoi propositi, con una perfetta riuscita. Un giorno i presenti potranno raccontare: ”Io c’ero e sono stato davvero contento!”. Salutando i fedeli al termine della messa, il parroco, don Paolino, ha invitato tutti, sull’onda di questo sentito evento, a guardare avanti e trasmettere ai nostri nipoti e ai nostri figli la nostra fede. Così saranno loro con questa stessa fede, a preparare il prossimo millenario!

 

 L’omelia di Mons.Bagnasco

 “Cari confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, nel Diaconato, distinte autorità, cari fratelli e sorelle nel Signore. E’ un onore per me partecipare a questa festa di famiglia per i 950 anni della Dedicazione della nobile Cattedrale di Acqui. Ringrazio di cuore il Vescovo, Sua Eccellenza Monsignor Pier Giorgio Micchiardi, per il fraterno invito. A lui e al suo clero, va la mia stima e la mia amicizia. Per tutti, la mia preghiera. 950 anni, quasi un millennio. Pochi di fronte all’eternità, molti nella logica del tempo. Se lasciamo scendere il silenzio nella nostra anima, se ci guardiamo attorno con attenzione, sentiremo le voci delle generazioni che ci hanno preceduto, che hanno costruito questo tempio, che qui hanno pregato, lodato Dio, forse pianto davanti a Colui che tutto vede e raccoglie. Le loro voci giungono fino a noi, perché si sono impresse in queste pietre, impregnano ogni angolo e cosa. Vediamo con gli occhi della Fede una grande compagnia che ci abbraccia e prega per noi, ancora pellegrini dalla terra al Cielo.

Si, siamo pellegrini, non dimentichiamolo mai. Non abbiamo qui una stabile dimora. Anche quando la Chiesa è vuota e tutto è solitudine e silenzio, anche allora sentiamo che qui non siamo soli, non siamo soli a portare la vita. Accanto a noi, vi è una presenza, quella di Dio, della Santa Vergine, degli Angeli e dei Santi, un popolo sconfinato che costituisce il nostro spirituale avamposto. Dalle volte della Basilica, come da una invisibile finestra, essi si affacciano – i Santi – per guardare i nostri cuori, per accogliere le nostre preghiere. Se non siamo spettatori distratti, qui tutto parla di Cielo, delle Verità che illuminano il presente, di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno, schiacciato come sul presente, sull’immediato, sull’effimero. Ci parlano di bellezza e di bene, di comunità, di un mondo invisibile amico, che il secolarismo diffuso vuole farci dimenticare per ridurre la vita a materia, successo e piacere. Cari amici. Che cosa significa dedicare la Chiesa, consacrata con l’unzione dello Spirito? E’ forse questo un gesto puramente simbolico, forse esterno, che oggi ricordiamo per amore di storia, ma che in fondo sentiamo lontanissimo e irrilevante? Il gesto è lontano, certo, ma è sempre attuale, non solo per questo luogo di Grazia, ma anche per noi, oggi, per la nostra Vita. E’ come un richiamo da ascoltare, un sentiero da percorrere; è come un intreccio tra le pietre del tempio e le pietre vive, che siamo noi, tra la Chiesa materiale e quella spirituale, di cui la Cattedrale è spazio che accoglie ed eleva, spazio dove si celebra l’incontro tra Cristo e l’umanità, nel dinamismo della Liturgia. In particolare, dei Santi Segni. Il Tempio è come un approdo dove le vicende e i fardelli, le cadute e le speranze di ognuno e della comunità trovano luce, quella della parola di Gesù. E forza trovano quella dei sacramenti, in modo specialissimo dell’Eucaristia Adorata. È celebrata dal Vescovo con il suo presbiterio, insieme al suo popolo. La Cattedrale, infatti, custodisce la Cattedra Episcopale, luogo e simbolo del Ministero di colui che è immesso misteriosamente nella successione Apostolica e visibile principio e fondamento di unità della Chiesa particolare, come ci insegna il Concilio. Dedicare e consegnare qualcosa a qualcuno in modo del tutto speciale. Significa dire che ciò che ti consacro è tuo, ti appartiene. Se dalla Chiesa di pietra passiamo a noi, pietre vive, non possiamo non pensare al Battesimo che ci ha consacrati a Cristo nello Spirito e che ci ha resi suoi, di Dio. Noi apparteniamo a Lui. Cari amici, viviamo in una cultura dove non si vogliono riconoscere, anzi si temono, i legami. Come se fossero una mortificazione della nostra autonomia, della nostra indipendenza, della nostra libertà. I legami di famiglia, della società, sul lavoro, nella Chiesa. I legami. Da aborrire, da escludere e nella stessa direzione si guarda con sospetto all’appartenenza. Si vuol essere sciolti, in nome di una libertà che implode in se stessa e diventa la nostra peggiore prigione. Dobbiamo recuperare, invece, la bellezza di appartenere a qualcuno. Perché appartenere a qualcuno significa non essere dominati, significa contare per qualcuno, significa essere visibili, significa essere, stare nel cuore di qualcuno.

Chi non appartiene a qualcuno, è decisamente povero. Forse fa fatica ad esistere. Non sa più chi è. La bellezza, l’importanza di essere legati gli uni agli altri in modo particolarissimo a qualcuno e al di sopra di tutti. L’appartenenza a Cristo. Ci hai messi per sempre in un rapporto unico – il Battesimo – nel quale anche il Signore in un certo senso si è consacrato a noi, si è fatto nostro. Noi apparteniamo a Lui, non come è posseduta una cosa. Appartenere a Dio, infatti, significa valere, essere salvati; mentre servire Dio vuol dire per noi lasciarci salvare e lasciarci amare. Com’è difficile lasciarci amare veramente. Perché significa arrenderci all’Amore. Ogni volta che entriamo nella Cattedrale, che dobbiamo amare in modo particolare perché Madre Maestra di tutte le Chiese della Diocesi, entriamo dunque in una storia di Fede, di cui l’arte è nobile e significativa espressione. Guardarla con venerazione e lasciarci ammaestrare dalla Fede, che gronda dalla bellezza, significa lasciarci ammaestrare da chi ci ha preceduto e lasciarci accompagnare verso il centro dello spazio sacro che è il Tabernacolo e l’Altare per la Liturgia della Salvezza, per l’incontro Vivo con il Risorto. Si, il Risorto che è qui in mezzo a noi. Basta aprire gli occhi, socchiudere gli occhi della Fede, e noi lo vediamo il Risorto qui tra noi. Ci ha parlato. Tra poco si donerà a noi nel Pane della Vita Eterna. Il Risorto. Siamo attorno a Lui. Egli ci parla con la Parola, ci abbraccia con l’Eucaristia, Memoriale del Sacrificio, Convito di Grazia, presenza reale e perenne. lo spazio Sacro è il luogo dove il Signore chiama, purifica, educa, genera la comunità dei discepoli, invia la storia per essere testimoni del suo amore; rinnova la carità fraterna, l’annuncio del vangelo in tutti i meandri dell’umana esistenza. Ricevuta la Luce di Cristo, infatti, la comunità Cristiana è inviata ad essere luce del mondo, Noi, luce del mondo. Viene la vertigine, non la supponenza. La vertigine di un compito così grande che il Signore non solamente ci ha dato, ma ci ha costituiti. Egli ci ha fatto luce, nonostante le nostre ombre e ci invia, chiedendoci di essere noi stessi quello che Lui ha fatto di noi e in noi. Ma non siamo soli. In questa impresa che è straordinariamente più grande di noi e improba per le nostre forze. Sapendo che noi siamo i tralci della vite che è Gesù – il Vangelo di oggi – e che senza di Lui nulla possiamo fare, tanto meno essere luce. Sapendo che la nostra vera forza è quel nulla evangelico che ha risuonato in questa celebrazione: “senza di me non potete far nulla”.

Benedetto quel nulla che è la sete della nostra forza, sapendo che quando la nostra debolezza umana – anche il nostro Peccato grida Verso Dio – essa, la debolezza, diventa luogo del Dio forte. Cari fratelli e sorelle, lodiamo il Signore, rafforziamo il vincolo di appartenenza alla Diocesi. Guardiamo con affetto a questa Cattedrale. Alla Santa Vergine affidiamo noi – alla Madonna Assunta, a Lei è dedicato questo tempio – affidiamo noi le famiglie, i pastori, la nostra Chiesa. Essa è nostra. la Chiesa. Non perché è un progetto nostro, una organizzazione efficiente, un club di amici, in sintonie culturali, o altro. No. E’ nostra la Chiesa perché è sua, di Cristo. Egli ci chiede quella responsabilità tenera e generosa verso la Chiesa, che è propria di chi ama Sua Madre”

 

 

 

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