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Il 26 dicembre, Concerto di Santo Stefano del coro Mozart

Acqui Terme. È reso possibile da tanti generosi sponsor locali (che saranno di sicuro ricordati nel pomeriggio musicale), ma viene realizzato con il prestigioso patrocinio della Fondazione “Rossini” di Pesaro, nonché di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria e Municipio d’Acqui: viva l’attesa per il Concerto di Santo Stefano, che martedì 26 dicembre si terrà nella chiesa di San Francesco, con inizio fissato alle ore 17. E ingresso libero.

Giunto alla XX edizione, offrirà, al centro del suo programma, l’esecuzione, da parte del Coro “W.A.Mozart”, della Petite Messe Solennelle, ultimo e riconosciuto capolavoro – l’ennesimo, dopo i tanti titoli del teatro – del maestro pesarese, di cui il prossimo anno cadrà il 150° anniversario della morte.

L’esecuzione proporrà la versione originale e prima dell’opera (con accompagna-mento di due pianoforti e armonium), tralasciando eccezionalmente (ma in effetti su ciò si potrebbe eccepire: l’integralità costituisce, in effetti, un gran pregio: e sulla scelta tanti musicofili potrebbero non essere in pieno accordo) alcuni brani dal Credo. E ciò per consentire l’esecuzione di una piccola selezione di musiche natalizie (“sempre tanto apprezzate dal pubblico acquese”: così il Coro nel suo comunicato).

Le prime parti

Solisti di questa edizione 2017 del Concerto di Santo Stefano saranno la giovane soprano Cristina Mosca (alla sua prima esibizione solistica in questo evento musicale) e i già applauditi interpreti che rispondono la nome della mezzosoprano Cecilia Bernini, del tenore Filippo Pina Castiglioni e del basso Riccardo Ristori.

L’esecuzione strumentale sarà affidata a Roberto Beltrami (pianoforte concertante), Nicola Giribaldi (pianoforte di ripieno) e Paolo Cravanzola (armonium).

A cura del maestro Aldo Niccolai, come sempre, la preparazione della parte vocale e la direzione.

Invito al concerto

Petite & solennelle: un ossimoro per una messa non “da chiesa” ma, piuttosto, “da camera”. Che lo stesso Rossini commenta, con quella verve brillante che – indiscutibilmente – gli appartiene.

“A quattro parti, con accompagnamento di due pianoforti, e di un armonium.

Composta per la mia villeggiatura di Passy. Dodici cantori di tre sessi [sic], uomini, donne e castrati, saranno sufficienti per la sua esecuzione. Cioè otto per il coro, quattro per il solo, in totale di dodici cherubini: Dio mi perdoni l’accostamento che segue. Dodici sono anche gli Apostoli nel celebre affresco di Leonardo detto La Cena, chi lo crederebbe!

Fra i tuoi discepoli ce ne sono alcuni che prendono delle note false! Signore, rassicurati, prometto che non ci saranno Giuda alla mia Cena, e che i miei canteranno giusto e con amore le tue lodi, e questa piccola composizione che è, purtroppo, l’ultimo peccato della mia vecchiaia”.

L’ultimo dei péchés de vieillesse

E’ il 1864. E Rossini confezione quattordici pezzi, suddivisi in due parti (40 minuti abbondanti per ognuna) di sette brani ciascuna. Due le pagine (una piccola, ma significativa eversione) aggiunti a quelli canonici dell’Ordinario: Oltre al Prélude religieux da suonare durante l’Offertorio, Rossini inserì anche la preghiera eucaristica O salutaris hostia. A comporre una successione che prevede, così, Kyrie, Gloria, Gratias, Domine Deus, Qui tollis, Quoniam, Cum Sancto Spirito, Credo, Crucifixus, Et resurrexit, Preludio religioso, Sanctus, O Salutaris, Agnus Dei.

Una questione di stile

La sobrietà dell’accompagna-mento dovrebbe trovare un esatto pendant nelle voci. Il fatto che Rossini avesse prescritto ai solisti di cantare, insieme con gli altri le parti d’assieme, è assai eloquente circa la sua intenzione di restaurare uno stile di canto non prevaricante. A fior di labbra. Un’idea di canto “nostalgica”. Da opporre a quello “con l’elmo” delle nuove mode.

G.Sa

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