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Il saluto al vescovo del segretario del Consiglio Pastorale Diocesano, Mauro Stroppiana (VIDEO)

«Ecc.za Rev.ma, 17 anni fa, prima di oltrepassare la soglia di questa cattedrale, Lei baciò la croce di Cristo. Un gesto simbolico. Ma nella Chiesa di Gesù i gesti non sono mai una formalità, diventano sacramenti, perchè realizzano quello che dicono.

In quel gesto di umiltà Lei ha trovato l’unica strada che ogni cristiano è chiamato a percorrere: quella di Gesù sul calvario. E questo, alla fine di una tappa seppur significativa della vita, evita la tentazione di chiederci quanto abbiamo fatto, quanto abbiamo realizzato, quanto abbiamo costruito: il bilancio che siamo chiamati a fare è se abbiamo saputo portare la croce che ci è stata affidata.

La croce è il simbolo più moderno, vitale, giovanile e rivoluzionario del Cristianesimo: significa vicinanza a ogni uomo e donna del nostro tempo, perchè ognuno ha la sua da portare; significa stare dalla parte degli umili e degli ultimi, e Lei ha saputo starci, vicino a tutte le persone semplici che in Lei hanno trovato cordialità e conforto; significa scoprire una ragione di speranza, anche quando i chiodi ti lacerano la pelle. Perchè la croce è sacramento della resurrezione, come Lei più volte ha insegnato.

Io sono qui oggi, a nome di tutto il Popolo di Dio, che è rappresentato dal Consiglio Pastorale Diocesano, un organo che è “lo specchio della responsabilità e della partecipazione del Popolo di Dio alla vita della Chiesa, composto da clero, religiosi e laici”.

E questo Popolo, fatto di coloro che stanno al di qua di questa balaustra e di quelli che stanno al di là, di quelli seduti nelle prime file e di quelli nelle ultime, vuole salutarLa, anzi abbracciarLa, per la vicinanza alla gente che Le è stata affidata, per aver sempre voluto bene a tutti, dando fiducia e libertà a ognuno di noi, come fossimo suoi figli, affinché usassimo la fiducia e la libertà in maniera responsabile ed evangelica.

Grazie per aver seminato in noi il germe della croce di Cristo. Non smetta di continuare a regalarci il suo sorriso, che è uno sguardo di misericordia».

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