Acquese

Monastero Bormida: una serata per il poeta Guido Gozzano

Monastero Bormida. Un po’ perché ormai imminente è la riapertura delle scuole – e non si potrebbe immaginare, in effetti, una più cordiale ripresa.

Un po’ perché la “stagione” dei gala dei concorsi di poesia, nel territorio,  è prossima, con le cerimonie di premiazione, che si collocano tra fine estate ed inizio autunno (prima la rassegna promossa ad Acqui da Archicultura; poi il “Guido Gozzano” di Terzo).

Un po’ perché Monastero  Bormida è il paese di Augusto Monti, professore e maestro di Cesare Pavese; Monastero che – in nome dell’autore dei Sansossì – con Terzo si è consociato (nel segno dei progetti di rete e dell’ottimizzazione delle risorse), “allargando”  ad ulteriori prose saggistiche  una manifestazione che, in origine, solo ai versi e alla  narrativa era dedicata.

Monastero Bormida, il castello

Ci perdoneranno i lettori  se la ricerca  delle motivazioni ha così tanto ritardato la presentazione dell’evento. Che non possiamo ulteriormente tacere: domenica 25 agosto, alle ore 21, nella corte del Castello di Monastero, con ingresso libero, è in programma una serata di poesia e musica dedicata a Guido Gozzano. Torinese d’Agliè. E di postuma adozione terzese.

Gli interpreti sul palco

 A Paolo Di Paolo saranno affidati alcuni  estratti della biografia dell’autore, che spesso declina nel segno dell’ironia il suo sentire crepuscolare; mentre a presentare i brani  “classici” del poeta ci saranno i lettori Eleonora Trivella ed Enzo Bensi, con Enzo Roffredo: ecco una rappresentanza della Compagnia Stabile di Acqui Terme, che dopo Divina Commedia, Promessi Sposi e Pinocchio, e numerosi incontri – ultimo quello per  Alda Merini  – dedicati agli Autori “ad alta voce”, si accinge ad un prossimo cimento autunnale con Omero e l’Odissea (presso la Biblioteca Civica di Acqui).

E se Marina Marauda,  cantante della Piccola Accademia della Voce di Terzo, e il pianista jazz Roberto Pedroli assicureranno al pubblico una serie di intermezzi musicali,  piccole chiose e commenti verranno dal Prof. Carlo Prosperi, presidente di Giuria del  Concorso “Guido Gozzano”, e da Luigi Gallareto, nella doppia veste di sindaco e di letterato,  concreto e capace interprete nelle delicate iniziative della promozione della cultura del territorio.
Nel carnet della serata L’ipotesi, La signorina Felicita, L’amica di nonna Speranza e Ketty, e chissà, forse anche qualcosa dalle Farfalle. Che – anche con l’iniziale minuscola e senza corsivo – possono avere cittadinanza, metafora proprio di  quei delicati brani poetici che si poseranno nella corte del castello.

L’ironia di Gozzano, “vate per gioco”, secondo E. Sanguineti

“E come il suo petrarchismo non sussiste se non in chiave ironica, ‘a rovescio’, così la metrica di Gozzano, le sue strutture, i suoi stilemi, le sue stesse rime intervengono come moduli rovesciati, quasi allo stesso titolo, sul piano dei contenuti, delle ‘buone cose di pessimo gusto’. Affettuosamente ironizzate.

Esempio limite di questa ironia formale (portata tanto innanzi da sfiorare una condizione parodica del discorso) è offerto dagli sperimentalismi estremi dell’Autore, dalle tarde prove dell’inconcluso poema delle Farfalle: e basterebbe qui ricordare quei versi introduttivi, dove la patetica e sofferta dichiarazione del ‘tormento’, dello ‘spasimo’, proprio dello ‘spirito moderno’ si unisce alla confessione del gioco letterario più disincantato, del ‘rituale arcadico’ e del ‘bello stile’, e ‘altosonante’.

Con certo ritüale/ arcadico (per gioco!) e bello stile/ (per gioco!) altosonante, come s’offre/ nova un’essenza in un cristallo arcaico,/ queste pagine v’offro, ove s’aduna/ non la galanteria settecentesca/ ma il superstite amore adolescente/ per l’animato fiore senza stelo;/ offro al vostro tormento il mio tormento,/ vano spasimo scuro d’esser vivi,/ a voi di me più tormentata, a voi/ che la sete d’esistere conduce/ per sempre false imagini di bene”.

Ecco l’ultima  via di fuga per un  poeta/fanciullo giocoso. Per il quale  “la tabe letteraria è il dannunzianesimo”. Che presto ripudia,  abbandonando quei corrotti “reami d’amor” dai quali,  agli esordi, era stato affascinato.

G.Sa

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