Cairo M.tte

Il Moco delle Valli della Bormida

Cengio. La battitura del moco delle valli della Bormida avverrà domenica 3 novembre nel borgo della zucca di Rocchetta di Cengio.

Questo antico e pregiato legume è stato riportato nei campi e sulle tavole dalla Comunità del cibo della Zucca di Rocchetta con la Condotta Slow Food Alta Valle Bormida. Il moco era stato seminato il 12 Aprile, protagonista a giugno alla Festa del Moco in fiore, raccolto il 13 Agosto, messo ad essiccare su antichi fienili…torna protagonista il 3 NOVEMBRE 2019 grazie alle aziende agricole Moretti di Spigno Monferrato, Negro Maria Sandra di Cengio , Gian Pacenza del “Gruppo Macchine Agricole d’Epoca” della Valbormida e Fratt.Castagneto.

La storia di questo legume e del progetto di riscoperta per la difesa della biodiversità  ha origini antiche anche se non sono in molti a conoscerlo e in particolare la sua storia e del perché ha assunto il nome del moco delle valli della Bormida.

Tutto è iniziato alcuni anni fa nel contesto dell’impegno di Slow Food nella difesa della biodiversità, in particolare salvaguardando prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta che è patrimonio straordinario da salvaguardare.

Questo legume era coltivato sicuramente in Val Bormida alla fine del 1800 (tracce fino al 1942) e la coltivazione era diffusa in molti comuni della Valle in particolare sulle alture di Cairo M.tte ,e a Cengio frazione Rocchetta, infatti fra gli appellativi in uso negli anni 30/40 nei confronti degli abitanti della frazione di Rocchetta vi era “ cui ed rucchetta mangia mochi”

Il riferimento era evidente, i Rocchettesi venivano chiamati “mangia mochi”, proprio per la diffusa coltivazione e consumo di questo legume, abbandonato nel periodo dopo la 2° guerra.

Testimonianze di anziani (Bunino Mario-Bonino Bruno) riportano come proprio negli anni di maggior carestia veniva coltivato questo legume che non richiedeva particolari cure e cresceva in terreni poveri, proprio sul tufo, recentemente anche altri valbormidesi, dopo la pubblicazione della notizia sul moco, ricordano bene come questo legume fosse coltivato, anzi abbiamo testimonianze che veniva dagli allora bambini e ragazzi “al pascolo” mangiato crudo ancora verde, liberato dal baccello.

Con la battitura del 3 novembre si determineranno le condizioni per avviare le fasi successive, la ventilazione e poi la cernita “a dito” prassi che richiede tempo e pazienza al fine di preparare e offrire un prodotto d’eccellenza.

Le aziende che conferiranno il prodotto sono pronte e offriranno uno spettacolo unico in un contesto di festa e amicizia.

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Un commento

  1. Buona sera. Vivo da sempre in zona agricola e mi diletto di agricoltura e boschi sulle colline di Reggio Emilia. Ho recentemente imparato dell’esistenza del moco. Come è possibile reperire una manciata di semi. Per sperimentare cose diverse dal solito
    Grazie per ciò che potrete fare
    Cordiali saluti
    Pier. Rossi

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