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Emergenza coronavirus, l’allarme di “Unarma”: carabinieri senza dispositivi di protezione

“​Altissima è la preoccupazione da parte del personale dell’Arma dei carabinieri della provincia di Alessandria, come d’altronde in tutta Italia, che in piena pandemia è costretto a lavorare in prima linea senza sufficienti dispositivi di protezione individuale”. ​

La denuncia viene da Massimo Garruto, Segretario generale provinciale per ​UNARMA – Associazione Sindacale Carabinieri​, il quale aggiunge: ​“lavoriamo alacremente per il benessere del personale e del nostro paese più in generale, ed anche se qualcuno ancora oggi mette in dubbio l’utilità e le competenze dei sindacati militari, ci tengo a sottolineare come il sindacato ​Unarma sia stato invece il primo ad averci visto lungo e a segnalare per tempo le odierne criticità alle competenti Autorità nazionali, non è una questione di primato bensì di dovere e senso della responsabilità”.

“L’odierna evidenza – spiegano da Unarma – è che ci sono poche mascherine per i carabinieri e tra l’altro monouso, eppure vengono richiesti e pretesi continui controlli, dove non sempre è possibile mantenere la distanza di sicurezza con le persone controllate.

A mancare sono poi anche le tute che dovrebbero coprire l’uniforme, veicolo di trasmissione del virus nelle caserme e nelle proprie abitazioni. C’è poi da segnalare un’altra grave situazione: sono stati distribuiti anche disinfettanti risultati scaduti; il prodotto non è dannoso di per sè, ma di sicuro inefficace in quanto ha perso la componente alcolica che agisce ​contro virus, batteri e funghi. Infine gravissima – ci viene segnalata – la totale assenza di sanitizzazione dei locali della caserma, specie le sale d’attesa, ed ancor più grave quella dei mezzi su cui i militari si alternano per garantire il servizio d’ordine al paese”.

Il sindacato ​Unarma ASC a​uspica che venga ​subito trovata una soluzione, volta a garantire la massima sicurezza e la giusta dignità lavorativa per tutti i militari affinché la frase “io speriamo che me la cavo” non debba diventare il motto con cui ogni militare si appresti ad iniziare il suo turno di servizio.

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