Ovada

“L’Ancora d’argento” e “L’Ovadese dell’Anno” 2020 nel ricordo di Beppe Brunetto

Ovada. Settembre è il mese in cui si ricomincia a scrivere dell’Ancora d’argento, il Premio destinato “all’Ovadese dell’Anno”. E Beppe Brunetto era stato, col compianto Renzo Bottero, il brillante ideatore, nel 1982, di questo ambitissimo riconoscimento annuale e lo aveva organizzato e gestito ottimamente per tanti anni in Redazione e nel glorioso Lux.

Quest’anno l’Ancora d’argento, giunta alla 39ª edizione, si svolgerà nel suo ricordo.

Ad oggi, il premio, fa già registrare sette candidature, di cui cinque figure singole e due gruppi.

La premiazione si svolgerà a dicembre, insieme al concerto di Natale organizzato dall’assessorato comunale alla Cultura, molto probabilmente nel rinnovato Teatro comunale.

L’Ancora d’argento, artistica opera artigiana della gioielleria Siboni di Molare, viene assegnata ogni anno dall’apposita giuria, “ad un ovadese, singolo o gruppo, che nel corso dell’anno si sia particolarmente distinto nell’ambito del proprio lavoro, del civismo, dell’impegno sociale e della solidarietà umana, oppure abbia contribuito a trasferire il nome di Ovada ben al di là dei ristretti confini territoriali o ancora si sia reso protagonista di un’azione esemplare, ancorchè sconosciuta.”

Come fanno cittadini e lettori per esprimere candidature e suggerimenti? Rivolgendosi ai referenti di Ovada per L’Ancora: escarsi.lancora@libero.it

Di seguito il sincero pensiero della prof.ssa Luciana Repetto per Beppe Brunetto, deceduto poco più di un mese fa a Canelli:

«Beppe Brunetto per Costa d’Ovada è stato un autentico rivoluzionario, che ha lasciato un segno duraturo nel tempo, nella chiesa, nella società, nella gente comune con la quale sapeva intrattenersi amabilmente.

Egli ha cambiato l’aspetto del paese e realizzato l’obiettivo di una Costa pulita, fiorita e illuminata non solo durante la festa estiva di “Costa Fiorita”, realizzata e progettata con l’infaticabile Ettore Compalati e tanti altri volontari, ma Costa bella tutto l’anno. […] Molti lo ricordano per la frase “Che cosa c’è più bello di donare?”. Aveva grande capacità non solo di parlare ma anche di ascoltare».

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