Cairo M.tte

Liguria, delibera della giunta regionale sulla caccia: dura presa di posizione della Protezione Animali

Cairo M.tte. Stupore e preoccupazione della Protezione Animali savonese per la delibera della giunta regionale che autorizza la caccia al cinghiale con squadre ridotte, la modifica della zona di caccia assegnata e l’ammissione in squadra di cacciatori di altre squadre: «Insomma, liberi tutti! – dichiara la Protezione Animali di Savona non nascondendo il suo disappunto – La delibera è stata approvata il 13 novembre con l’unanimità dei componenti presenti della giunta (mancava solo l’assessore Cavo) e, udite udite, con un “iter di predisposizione ed approvazione del provvedimento” di soli 9 minuti, dalle 13,10 alle 13,19, con buona pace di enti, associazioni e cittadini che, per altre vere emergenze, attendono mesi ed anni per ottenere un provvedimento».

Enpa teme che in periodo di emergenza covid19 permettere la libera circolazione di cittadini, tra l’altro con un’alta età media, possa contribuire ad innalzare il numero dei contagiati, dei ricoveri in ospedale e nei reparti di terapia intensiva e, purtroppo, dei decessi. Pensa inoltre che il Dpcm emanato dal governo non consenta ai cacciatori (ed ai pescatori sportivi) di uscire dal proprio comune di residenza ed auspica un deciso intervento, oltreché del governo, anche delle Prefetture liguri, sperando impartiscano precise disposizioni agli organi di vigilanza per impedire la palese violazione delle norme in vigore.

Tuttavia voci contrarie stigmatizzano il proliferare dei cinghiali che danneggerebbero le culture: «La presenza sempre più frequente di ungulati nelle aree urbane e la loro diffusione incontrollata, – afferma Confagricoltura – causa di gravi incidenti stradali e danni ingenti alle aziende agricole, pone la necessità di risolvere urgentemente la questione della fauna selvatica, con un programma condiviso ed efficace. Lo afferma Confagricoltura, a fronte dell’aumento dei casi di cronaca, con morti sulle strade e attacchi agli allevamenti nelle campagne».

Di diverso avviso è la Protezione animali che invoca soluzioni diverse dalla caccia: «È il caso di ricordare alla giunta regionale ed alle organizzazioni agricole che la caccia non è la soluzione del problema del presunto sovrannumero dei cinghiali (e degli altri ungulati) bensì il problema; perché innanzitutto sono i cacciatori che li hanno ripopolati per farli crescere di numero ed occorrerebbe quindi assumere class-action contro di loro per la rifusione degli eventuali danni arrecati alle coltivazioni; inoltre gli scienziati hanno provato che la caccia disperde i grossi branchi di cinghiali, in cui la sola femmina alfa si accoppia e partorisce, frazionandoli in tanti piccoli gruppi, con la conseguenza che molte più femmine si accoppiano e partoriscono; da questo mese è iniziata la stagione riproduttiva e la facile previsione è che, a febbraio, vi sarà un vero e proprio boom di nascite. Complimenti!».

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