Diocesi

Proposta formativa dell’AC Diocesana offerta a tutti online

Con queste poche righe offriamo due pennellate di quelli che sono stati ritratti profondi, belli e che hanno aperto a realtà non sempre percepite con gli occhi di osservatori “normali” che gli ospiti del ciclo di incontri “Ascoltando parole buone” ci hanno regalato.

Tre incontri su zoom organizzati dal Settore Adulti dell’Azione Cattolica Diocesana: uno ascoltando una riflessione di Mons. Derio, Vescovo di Pinerolo che ha rischiato la vita con il Covid, uno con don Gianluca Zurra, assistente nazionale dei giovani di AC, uno con Valentina Soncini, delegata regionale della Lombardia, preside di istituto superiore, insegnante di Teologia fondamentale nonché segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano di Milano.

A don Gianluca il 27 dicembre abbiamo chiesto una riflessione su “Quale Chiesa dopo la pandemia”. Lui ha intinto il pennello nei primi due numeri della Gaudium et Spes, sufficienti e profetici per interpretare come la Chiesa abbia gli strumenti per camminare dentro la pandemia ed anche dopo. Come comunità di credenti non siamo chiamati ad essere “altrove”, estraniandoci bensì “nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei discepoli per cui la Chiesa si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano”.

Questo significa vivere l’umano (in questo tempo di Natale anche la Liturgia ci ricorda come Dio stesso abbia preso dimora nell’uomo) con atteggiamento “solidale”, che non significa “assistenza” ma “condivisione”, farsi carico, comprendere, lasciar risuonare nel proprio cuore le povertà (spirituali e materiali), le sofferenze, le difficoltà di questo mondo. Poi chiamati ad essere “ospitali” verso tutti (con un aggancio alla Fratelli Tutti) e con una “spiritualità dialogica” (non devozionismo ma leggere la realtà in dialogo con l’altro).

All’aspetto della solidarietà, pur senza essersi messi d’accordo e partendo da due prospettive diverse, Valentina Soncini ha armoniosamente completato il quadro affermando che con la luce della fede si possono guardare quelle stesse cose, che ogni uomo sente e vede, in modo così originale da riuscire a trovare cammini di salvezza sempre.

Partendo dal tema affidatole, come le diverse generazioni stanno affrontando la pandemia, ha precisato che in quanto preside (a contatto con oltre 750 studenti, le loro famiglie, con oltre 100 insegnanti e il relativo personale ATA) non ha visto diversità di atteggiamenti su base “generazionale” bensì ha visto tipi diversi di persone reagire in modo simile nelle diverse età.

Così ci sono gli impauriti giovani bloccati che non vogliono fare più nulla e vecchi che non mettono fuori il naso di casa da mesi, così come gli spavaldi, coloro che si affidano solo alle norme o coloro che con creatività cercano di non fermarsi.

In tutto ciò si riconoscono le persone che mantengono uno sguardo di fede che, per dirla con don Zurra, sentono vibrare tutti questi sentimenti nel proprio cuore e non si estraniano dal mondo, ma come riconosce Valentina, hanno uno sguardo che riesce a scorgere possibilità che solo alla luce della fede si vedono. Proprio come osservando un quadro, solo occhi allenati vedono particolari che agli altri sfuggono, e su quelli si basa la nostra Pace interiore, il nostro non perdere la speranza, anche di fronte alla morte.

Per chiunque voglia ascoltare parole buone le relazioni sono sul sito dell’AC Diocesana www.acquiac.org ma ancor più, per chi voglia aggregarsi, commentare, condividere il percorso si può rivolgere ai responsabili territoriali e diocesani dell’Azione Cattolica, saranno tutti ben felici di segnalare le prossime iniziative. Per noi sono un vaccino del cuore che ci aiuta a combattere le tentazioni di egoismo e la vana idea di salvarci da soli. Con l’aiuto di tutti!

Flavio Gotta

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