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Il rilancio del Paese inizia dai piccoli Comuni e dagli edifici rurali

“Con il rilancio dei piccoli borghi abbandonati si inizia a programmare l’Italia del post Covid-19 oltre a salvare l’immenso patrimonio edilizio rurale italiano composto da 2 milioni di edifici rurali fra malghe, cascine, fattorie, masserie e stalle a rischio degrado”.

È quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il piano del ministro della Cultura Dario Franceschini per rispondere ai cambiamenti strutturali provocati dalla pandemia nei comportamenti degli italiani.

Con la grande spinta verso lo smart working, il distanziamento e le limitazioni agli spostamenti, l’emergenza ha stravolto le abitudini sociali e lavorative degli italiani che sono tornati a guardare le campagne fuori dalle città non solo come meta per gite fuori porta ma come scelta di vita dove godere di spazi abitativi più ampi con una maggiore sensazione di sicurezza e benessere tanto che il mercato immobiliare delle case in zone rurali o in piccoli borghi registra aumenti anche del 29% sui siti specializzati.

Un fenomeno favorito anche dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali. Un paesaggio segnato da produzioni agricole, colline pettinate dai vigneti, casali in pianura e malghe di montagna, verdi pascoli e terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico.

Nei 178 piccoli Comuni della provincia di Alessandria con meno di 5mila abitanti (sono circa 5.500 in tutta Italia) il distanziamento è garantito per i circa 200.000 residenti che dispongono di oltre il 54% del territorio provinciale.

“Lo stanziamento di 650 milioni per il recupero degli edifici rurali, dai casali ai depositi, dai rustici alle stalle dismesse non rappresenta solo un immenso patrimonio edilizio da salvare ma anche un’occasione importante – sottolineano il Presidente e il Direttore Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo – per recuperare fabbricati spesso abbandonati e salvare l’architettura rurale che dà forma al paesaggio ed esprime l’identità dei luoghi in una relazione di integrazione tra i sistemi produttivi locali e la conservazione della biodiversità agricola. Un’opportunità per rivitalizzare le aree interne valorizzando l’identità territoriale e i sistemi produttivi locali”.

Un’occasione anche per alleggerire la pressione demografica sui grandi centri urbani senza un ulteriore consumo di suolo e il rischio di cementificazione in un territorio già fragile.

“È chiaro che in quest’ottica – continuano Bianco e Rampazzo – è necessario colmare i ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane visto che solo il 76% delle famiglie dispone di un accesso internet e appena il 75% ha una connessione a banda larga ma la situazione peggiora notevolmente nelle aree rurali con appena il 68% dei cittadini che dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti”.

“Facciamo i conti ogni giorno con insostenibili ritardi sulle infrastrutture telematiche ed è quindi strategico superare il digital divide fra zone servite dalla banda larga e altre no, fra città e campagne, per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire – concludono Bianco e Rampazzo – Si tratta di una scelta strategica importante per promuovere nuovi flussi turistici nelle campagne offrendo allo sguardo del visitatore la bellezza del paesaggio, delle tradizioni e la cultura di un’agricoltura in armonia con la storia e l’ambiente”.

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