Misha Quint & Orchestra InterHarmony: l’ennesima maiuscola gran prestazione
Nel concerto finale del 24 luglio si devono sottolineare anche i meriti del maestro direttore Krysa e di tutti i docenti

Acqui Terme. Con il concerto della sera del 24 luglio, nella Basilica dell’Addolorata, si è conclusa l’edizione 2026 di InterHarmony.
Un appuntamento festoso – dopo quattro settimane di lezioni e concerti, applausi a non finire per maestri e allievi – cui tanti acquesi non han voluto mancare (e ci mancherebbe…, aggiungiamo: il luglio musicale del Festival è una gemma favolosa, che porta, oltretutto, il nome di Acqui nel mondo).
Risultato: l’ennesimo tutto esaurito, e un gran silenzio per ascoltare la bontà di tutto il complesso giovanile InterHarmony e, soprattutto, la gran qualità degli archi (ce lo aspettavamo: l’abbiamo scritto dopo aver ascoltato alcuni allievi solisti, nei giorni addietro, e siam proprio contenti che ciò sia accaduto).


Il programma, oltretutto, era tutto fuorché facile: e questo dà anche la dimensione del gran lavoro che il direttore Taras Krysa è riuscito felicemente a condurre. Ecco Ravel e Ma mere l’oye (con scale pentatoniche ed esotismi, e ottavino, flauto, oboe e corno inglese e clarinetto che vengono allo scoperto; e tanti sono i micro episodi: l’attenzione e la concentrazione non devono mancare; quanti “gli attacchi”…). E poi il muscolare e spigoloso e puntuto Concerto op.107 di Shostakovich. E ancora il Dvorak dell’Ottava Sinfonia op. 88, che predilige – all’elaborazione complessa e dotta – un arcobaleno di idee poetiche, un concepire l’insieme nella prospettiva della musica a programma /poema sinfonico, la linea quella di Liszt & Wagner, dimenticando Beethoven. Ritmi e motivi musicali, timbri e impasti (di semplicità solo apparente) son fatti per imprimersi nella memoria. Punto. Il clou nell’ Allegretto grazioso – molto vivace (terzo movimento) e nel conclusivo Allegro, ma non troppo […].
Alla fine, eccoci al dunque, ogni orchestrale – tra valzer e fanfare, elegie e ritmi indiavolati – non può proprio “nascondersi”. E se tutti hanno qualità, e la dimostrano, ecco venir fuori l’esito del concerto, che si poteva leggere tanto nelle ovazioni del pubblico, e nei battimani interminabili, quanto nel sorriso e nella soddisfazione del Maestro Krysa. Bravo maestro!


In più un solista grandissimo
Poi, da computare, c’è pure la ennesima magistrale performance al violoncello di Misha Quint (interessante sarebbe “misurare” la sua straordinaria memoria…), esaltata dallo spazio che la partitura novecentesca riserva alle parti monodiche e recitative. Ma tanti sarebbero i momenti, belli, bellissimi, da sottolineare, ora con gli armonici del violoncello, quando si avventura nelle terre di confine; ma che sa, in alternativa, diventare agonistico e combattivo; e con le interpunzioni dei timpani, i rintocchi della celesta, i passaggi di sapore sarcastico che ricordano Gustav Mahler…

Davvero concludendo
La Musica, così, dimostra di possedere un’anima. (E l’esistenza di tale anima è pure ricordata a chi, spesso, se la dimentica…: non puoi che sentirti felice, e privilegiato, dopo un’ora e mezza di questa Musica).
E’ l’ennesimo gran concerto InterHarmony. E la Città non può che esserne felice.
G.Sa
L’articolo completo nel numero de “L’Ancora” in edicola il 20 agosto.
Bellissimo festival al quale partecipai anni fa anch io come docente di flauto e 1o flauto in orchestra con la settimana sinfonia di Beethoven