Acqui Terme

Un altro concerto speciale: in Duomo, InterHarmony ci ha di nuovo incantato

Mercoledì 22 luglio una performance altissima dagli interpreti Baranov, Rocha, Quint, Suk e Fellenberg

Acqui Terme. […] E’ stato Mykola Suk (Primo premio e medaglia d’oro, nel 1971, al Concorso Internazionale “Liszt-Bartok” di Budapest – un “Busoni” dell’Est -, e concerti capaci di suscitate l’entusiasmo vero della critica specializzata, a cominciare dall’ “American Record Guide”) a tenere la masterclass del 21. Ma, soprattutto, a lui (e all’altro artista cooptato alla tastiera, che è l’altrettanto grande Miles Fellenberg, oggi docente al New England Conservatory) si deve una “lezione pratica” che potrebbe avere questo titolo: Come si deve suonare il pianoforte nella musica da camera. Con un approccio alla tastiera magistrale.

Il recital, su cui inizialmente stava l’insegna Beethoven, è poi divenuto la Serata Andrey Baranov (il violinista, eccelso, costretto – buon per il pubblico, che folto folto forniva un colpo d’occhio magnifico – agli straordinari).

Niente trii, assente Alexei Volodin, pazienza. Ma altre delizie: sempre di Ludwig, con il duo Baranov/Suk, la Sonata per violino in do minore op.30 n.2. E poi il Quartetto per pianoforte in sol minore op.25 di Brahms, proposto da Andrey Baranov (vl) /Fagner Magrinelli Rocha (vla) / Misha Quint (cello) e il già citato Miles Fellenberg alla tastiera.

Da un lato una sonata “sinfonica”, con i suoi tempi estremi che più di un addentellato mostrano con la Seconda Sinfonia, la cui nascita si colloca sempre nel 1802; dall’altro un quartetto capolavoro (pure questo in più passaggi “orchestrale”), dell’erede Brahms, la cui scrittura è di 60 anni dopo.

Ma al di là delle note fissate sui pentagrammi, è la “recitazione” degli strumenti, fruiti dal vivo, che fa tutta la differenza del mondo.

E di qui nasce l’eccezionalità della serata del 22 luglio, che una altrettanto eccezionale cornice di pubblico ha saputo dispiegare.

Mai l’acustica del Duomo – così è a noi sembrato – ha così bene risposto. […]

E’ stato un concerto bellissimo dall’inizio alla fine. Entusiasmanti gli ultimi 20 minuti. Quelli brahmsiani. Capaci di contenere un luminoso e coloratissimo universo espressivo, oggettivamente difficile da raccontare a parole. Prima la morbidezza e gli incanti dell’Andante con moto, poi seguiti da un improvviso e inaspettato spunto marziale.

Quindi, il travolgente Rondò zingaresco, capace di suggerire i più diversi stati d’animo (melanconia e gioia selvaggia, languore ed esuberanza). L’Autore li cura con attenzione particolare (prendendosi la briga anche di imitarne non solo gli stilemi della Boemia, ma anche le peculiarità di uno strumento tipico come il cimbalon).

Se Johannes Brahms avesse potuto ascoltare – ad Acqui, il 22 luglio – l’esecuzione del suo quartetto, anche lui, con il pubblico, avrebbe acclamato gli interpreti InterHarmony.

G.Sa

L’articolo completo nel numero de “L’Ancora” in edicola il 20 agosto.

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