AcqueseL'ANCORA

Di alcune grazie straordinarie ottenute dalla Signora della Pieve nel sec. XVII

Ponzone. Dal 6 la Novena. Il 15 le tre Messe del mattino e la Solenne Celebrazione, alle 17, con il Vescovo Luigi Testore

Il suo Santuario – caro non solo a tutta la Valle Erro, ma ai bacini di Bormida e Orba, e a don Bosco, e a tanti Vescovi (alcuniin pectore, avanti la nomina) – racconta più di mille anni di Fede

Ponzone. La Vergineappare ad una muta pastorella. Ma quando? Prima del Mille. In un anno indefinito. “Perché il correre dei secoli ce ne tolse la memoria”.

Don Agostino Filipetti così scrive, nel 1929, in un opuscolino fitto fitto, un vera miniera. L’opera porta un titolo modesto – Brevi notizie storiche intorno al Santuario di N.S. della Pieve [in] Ponzone d’Acqui; i tipi che sono quelli genovesi di A. Capurro. E’ un titolo però incompleto. Perché le pagine, nella seconda parte, con caratteri molto più generosi, raccolgono le orazioni della Novena, e le preghiere della Via Crucis. E c’è pure un testo di supplica 1929 di Mons. Lorenzo Delponte, presule acquese.

Ecco poi le note del canto popolare Salve, o ineffabile del Ciel Regina. I versi, tutti endecasillabi, li verga un trentenne don Felice Beccaro da Grognardo “devotissimo alla nostra Madonna”, che due lustri dopo sarà elevato alla dignità episcopale. La musica dell’inno, invece, è del ponzonese (ma attivo a Mioglia) don Giovanni Battista Bistolfi.

No: l’inspirazione non manca.

***

A seguito dell’apparizione, perduta nel Tempo, di una “Signora vestita alla reale” – testimone una fanciulla innominata, muta a nativitate, che acquista subito la parola – sarà nata una Cappella. Ingrandita, sarà divenuta una Chiesa. Con le prime abbondanti e sicure fonti, degne di nota, che si collocano, però, nel secolo XVII.

Dal 1929 veniamo all’oggi

Già da tempo è predisposto il programma della Novena 2026 (imminente: dal 6 agosto le S. Messe quotidiane delle ore 17). Essa prepara ai solenni festeggiamenti del 15 agosto (le celebrazioni liturgiche al mattino alle 7, alle 9, alle 11; quindi al pomeriggio, alle 17, la S. Messa officiata dal Vescovo Mons. Luigi Testore).

Ma il passato tanto insegna.

Qui, di seguito, dal librino trascriviamo una pagina. Che sunteggia – bene rilevarlo – quelle Notizie Storiche intorno al Santuario di N.S. della Pieve di Ponzone (Torino,1868) stese da don Giovanni Bosco. Anche lui al Santuario, con i suoi ragazzi, nell’autunno 1864. Con queste Notizie che sono l’indiscutibile modello tanto per il titolo 1929, quanto per la specifica parte “delle grazie”.

E’ questa la cornice

Un’ultima nota: il Seicento è “il secolo di Ponzone”. E, in particolare, dal punto di vista religioso: con il lascito del prete Giacomo Voglino che vuole portare i Padri Agostiniani in paese, accanto a San Bernardo (e siam negli anni Trenta). Con l’erezione (1627) della Parrocchiale nuova. E la ricostruzione (1694) del Santuario della Pieve. Poi le superstizioni diffuse, il bisogno di trovare un colpevole per le sciagure, le inquisizioni, certe donne, sospettate di esser masche, messe a giudizio e incarcerate…

Ma neppure mancano, in questo arco centenario, altri traumi: con il conflitto tra francesi e spagnoli, la distruzione del Castello (1646) e il paese prima depredato e poi abbruciato dagli Alemanni (1693).

Al testo che segue è stata aggiunta qualche ulteriore informazione. E’ tra parentesi quadra, e serve – speriamo senza troppo appesantire il discorso – per dar prospettiva ad alcune figure citate.

G.Sa


Nella prosa di don Agostino Filipetti, parroco di Ponzone dal 1915 al 1967

I miracoli della Madonna

“Il Molto Reverendo don Biagio Fatuto, che subito dopo il 1600 fu per molti anni Parroco di Ponzone, inteso che molti infermi, essendosi raccomandati alla Madonna della Pieve, avevano ottenuto la guarigione in modo straordinario, raccolse i particolari delle più insigni di queste grazie, ritenute prodigiose, con l’animo di sottoporle all’esame e al giudizio dei superiori ecclesiastici.

A tale scopo, di comune accordo con gli Amministratori del Santuario, porse a Sua Ecc. Rev.ma Mons. Felice Crova, Vescovo di Acqui [dal 1632 al 1645], varie suppliche perché esaminasse parecchie grazie, per farne risultare, con autentici documenti, la veridicità.

S.E. Mons. Vescovo annuì benignamente, e diede incarico di recarsi a Ponzone, per procedere all’esame, al Vicario Generale Canonico [Bartolomeo] Visca e al Canonico Bicuti [Giovanni Ambrogio: il titolo lo acquisì nel 1634, due anni dopo l’ordinazione sacerdotale; fu poi Vescovo d’Acqui dal 1647 alla morte, avvenuta nel 1675; nato nel 1607, il Nostro negli anni di Seminario si ammalò di peste, ma guarì; a lui si deve il completamento della Cappella di S. Guido in Cattedrale e la commissione a Giovanni Monevi, alla fine degli anni Sessanta, della Pala dell’Assunta (restaurata tra 2021 e 2022), e dei freschi della cupola e delle volte].

Furono interrogati [immaginiamo meticolosamente; ed è probabile che i testimoni non fossero proprio a loro agio, in tempi di untori e di gran sospetto] quelli che avevano ottenuto le grazie, i parenti, i sacerdoti, i medici, tutte le persone degne di fede; le interrogazioni e le risposte furono registrate e sottoscritte.

Di questi processi [il termine indica la delicatezza dei procedimenti: i due canonici non furono scelti a caso. Va ricordato che proprio Bartolomeo Visca era anche Vicario del Sant’Uffizio, e fu impegnato, quale Giudice di Fede, in un processo, contro un giovane stregone dodicenne e diverse masche, che fu celebrato in Acqui tra maggio e giugno 1642; si noti che una analoga procedura fu istruita, contro presunte streghe e fattucchiere di Cavatore e Ponzone, tra 1651 e 1652. Le accuse, in questo secondo caso, quelle di maleficio, bestemmie, magia terapeutica, invocazione del diavolo, e magia tempestiaria, perché imperversò un gran temporale con grandine…], di questi processi, redatti nel 1636 e nel 1637, si conservano i preziosi originali nella Curia Vescovile di Acqui”.

Un catalogo di grazie

Da tali documenti (e qui anche noi, a nostra volta, adottiamo la sintesi) è questo il quadro complessivo che si presenta.

Senza data le pagine 1929 (che attingono, come detto, a quelle 1868, di don Bosco, ancor più prodighe di dettagli) ricordano Giovanni Battista Bonino, da Voltri, guarito dal mal caduco, la nostra epilessia (effetto di un gran spavento, lui assalito “da un assassino”).

Quindi, del 1633, viene registrata la guarigione, da una brutta fistola al seno, di Maria Giuliano, moglie di G.B. Grattarola, e di Eleonora Servetti di Lussito, moglie di Carlo Antonio Balduzzo di Strevi, affetta da dolori e gonfiori alla gola che le impedivano di parlare.

Tre anni dopo fu la bambina Maria Grattarola, di Domenico, di Ponzone, a ricevere la grazia, che la liberò da una paralisi; e nello stesso anno il dodicenne Giuseppe Capra, pure lui di Ponzone, che nel petto aveva un tumore grosso e profondo, venne risanato.

Anche Giovanni Cresta di Andrea, di Caldasio, 10 anni, guarì dalla podagra che non gli permetteva di reggersi in piedi (la famiglia, con una Messa, offrì una gran quantità di castagne alla Vergine). E lo stesso don Fatuto narrò il suo caso: dopo la rottura di un piede e della gamba destra, nel 1630, guarì miracolosamente, dopo aver celebrato una S. Messa al Santuario.

Una notte nella Valle Erro

Lo spettacolo (quasi incredibile, che oggi facciamo fatica a immaginare) delle centinaia di falò (!!!), accesi, un tempo, e sino a inizio Novecento, nella sera della vigilia della Festa dell’Assunta, sarà una esteriore testimonianza. Ma presuppone il larghissimo e profondo coinvolgimento delle popolazioni d’allora. Gente per lo più semplice, analfabeta e illetterata. Ma devota. E altamente consapevole: “senza studio” bene comprendeva il perché Maria si fosse rivelata ad una muta pastorella.

G.Sa

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