PiemonteRegione

Considerazioni sul territorio: Patto per il Nord parla della Lega

Scrive “Patto per il Nord” (Segreteria Provinciale di Alessandria):

«Ci sono momenti nella politica in cui i numeri smettono di essere semplici numeri e diventano una sentenza. Quello che sta accadendo oggi attorno alla Lega — o, meglio, attorno a quella che è diventata la Salvini Premier — assomiglia sempre più ad uno tsunami. Ma gli tsunami non arrivano all’improvviso: prima il mare si ritira, poi arriva l’onda.

E allora la domanda è inevitabile: come si è arrivati fin qui?
Perché prendere voti è difficile. Ci vogliono anni di lavoro, presenza sul territorio, coraggio, sacrificio e soprattutto promesse ma, perderli è molto più semplice: basta non mantenere quelle promesse.
L’elettore può dimenticare tante cose, ma quando entra nella cabina elettorale spesso si ricorda perfettamente quello che gli avevi promesso e quello che non hai fatto.
E qui arriviamo al punto.

Dal 37,10% al 9,40% – Il caso Piemonte
Prendiamo il Piemonte, perché il Piemonte è forse uno dei termometri più impietosi di quello che è successo alla LsP. Alle elezioni regionali del 2019 la Lega Salvini Piemonte raggiunse il 37,10% dei voti, risultando di gran lunga la prima forza politica della coalizione di centrodestra. Cinque anni dopo, alle regionali del 2024, è precipitata al 9,40%, ottenendo appena quattro seggi.

Dal 37,10 al 9,40!!! 27,7 punti percentuali persi! Non è un piccolo arretramento. È un terremoto politico. Sarebbe troppo facile attribuire tutto questo a un solo uomo. Salvini ha certamente le sue responsabilità e sarebbe ipocrita negarlo.

Un partito non è fatto soltanto dal suo segretario nazionale. Un partito è fatto anche da chi lo guida sui territori, da chi lo rappresenta, da chi lo amministra e da chi, per anni, ha scelto di non vedere ciò che stava accadendo.

Il problema, quindi, non è soltanto Salvini. Il problema è anche una classe dirigente che troppo spesso ha preferito il silenzio alla discussione, l’attesa alla reazione, la posizione personale alla difesa di una comunità politica.

Alessandria: quando il Sindaco uscente arriva secondo
Poi c’è Alessandria. Una vicenda che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore il futuro del centrodestra e, soprattutto, quello della Lega in Piemonte. Nel 2022 il sindaco uscente Gianfranco Cuttica di Revigliasco, sostenuto dal centrodestra, non arriva primo al primo turno. Cuttica si ferma al 40,24%, mentre Giorgio Abonante, candidato del centrosinistra, ottiene il 42,04% e quindi accede al ballottaggio da 1° classificato.

Il Sindaco uscente, dunque, è costretto a inseguire. Al ballottaggio la situazione non si ribalta: Abonante vince con il 54,41%, mentre Cuttica si ferma al 45,59%. Il centrodestra perde così una città che amministrava. Questo dovrebbe far riflettere.
Perché non basta dire che è colpa degli altri, del candidato, della campagna elettorale o delle circostanze. Bisogna avere il coraggio di chiedersi perché una parte dell’elettorato che un tempo si riconosceva nella Lega abbia progressivamente smesso di farlo.

Poi c’è Acqui Terme
Ad Acqui Terme la situazione è ancora più significativa. Perché qui non stiamo parlando soltanto di una percentuale elettorale. Stiamo parlando della progressiva perdita di rappresentanza politica della Lega sul territorio. Alle elezioni comunali del 2022 la lista Lega Salvini Piemonte raccolse appena 360 voti, pari al 4,3%. Il dato politicamente più significativo però è un altro:
la Lega non riuscì a eleggere nemmeno un consigliere comunale.

Non fu un episodio isolato. Per l’ennesima volta, la Lega ad Acqui Terme non riesce a conquistare una rappresentanza consiliare attraverso la propria lista. Questo in una città nella quale, per anni, la Lega aveva avuto un ruolo politico e amministrativo ben diverso. Questo è il fatto che dovrebbe far riflettere più di qualsiasi sondaggio.
Un movimento che nasce dal territorio non può permettersi di diventare estraneo al territorio!
Perché quando perde il rapporto con le proprie comunità, perde la propria ragione d’essere.

Il problema non è il Sud, è aver dimenticato il Nord
E sia chiaro un punto, perché non vogliamo alimentare una contrapposizione che non ci appartiene.
Il problema non è il Sud!!!
Il Sud è parte dell’Italia e i suoi problemi meritano attenzione, investimenti e risposte.
Il problema è un altro e cioè quello di aver, progressivamente, spostato il baricentro di una forza politica nata per rappresentare il Nord verso una dimensione nazionale nella quale il Nord sembra essere relegato soltanto ad essere uno dei tanti territori da cui ottenere solo consenso.
E allora viene spontanea una domanda.

Che cosa rimane della Lega nata nel Nord, se la sua priorità politica diventa inseguire consenso ovunque, anche a costo di dimenticare le ragioni per cui era nata?
Il Ponte sullo Stretto, in sé, non è il problema. Non siamo contro il Sud e non siamo contro le grandi infrastrutture ma, dobbiamo chiederci se le grandi scelte del Paese vengano fatte sulla base di una vera strategia nazionale oppure anche sulla base della ricerca di consenso politico.
Perché mentre discutiamo di grandi opere, nei nostri territori, al Nord ci sono infrastrutture che aspettano, strade che hanno bisogno di manutenzione, ferrovie che arrancano, aziende che chiedono meno burocrazia, piccoli comuni che faticano a garantire servizi e cittadini, i quali chiedono semplicemente di poter vivere e lavorare dove sono nati.

Il Nord non può essere dato per scontato! I voti non appartengono a nessuno!
Questa è forse la lezione più importante. I voti non sono proprietà di nessuno. Non appartengono a un simbolo. Non appartengono a un segretario. Non appartengono a chi pensa di averli conquistati una
volta per tutte.
I voti appartengono ai Cittadini e i Cittadini decidono a chi darli e a chi non darli più!
Ci vogliono anni per costruire una comunità politica. Ci vuole fatica per conquistare la fiducia. Ci vogliono coraggio e coerenza per mantenerla ma, per perderla può bastare un attimo.

Perché quando l’elettore entra nella cabina elettorale, alla fine, la domanda è molto semplice:
Quello che mi avevi promesso, lo hai fatto?
Se la risposta è no, non servono congressi, comunicati stampa, giustificazioni o capri espiatori.
Arriva il conto!
E forse lo tsunami che oggi travolge la Salvini Premier non è arrivato perché qualcuno lo ha provocato.
È arrivato perché, per troppo tempo, qualcuno non ha voluto vedere che il mare si stava già ritirando.

Oggi il Nord ha bisogno di una voce!
È proprio davanti a questo vuoto politico che nasce e trova la propria ragione d’essere Patto per il Nord.
Non vogliamo essere l’alternativa a qualcuno. Non nasciamo per sostituire un partito con un altro.
Non vogliamo raccogliere semplicemente i voti che altri hanno perso.
Vogliamo rappresentare un’idea politica. Un’idea che non abbiamo mai cambiato: il Nord, i suoi territori, le sue comunità, le sue Imprese, il lavoro, l’autonomia, il federalismo, la responsabilità, la difesa delle identità e delle specificità territoriali.

Perché il Nord non è soltanto una parte geografica dell’Italia.
È una comunità di persone, imprese, lavoratori e territori che hanno problemi concreti e che meritano una politica capace di ascoltarli e di battersi per risolverli.
Ecco perché Patto per il Nord oggi è l’unica vera forza politica che ha rimesso il NORD al centro della propria azione politica. Lo diciamo oggi, senza tenere conto delle difficoltà degli altri ma, perché il Nord è la nostra ragione d’essere.
E mentre altri cambiano direzione inseguendo il consenso, noi vogliamo tornare a fare politica partendo da dove tutto dovrebbe partire: dai territori, dalle persone e dalle loro necessità.
Perché il Nord non ha bisogno di essere ricordato soltanto quando arrivano le elezioni.
Il Nord ha bisogno di essere rappresentato ogni giorno!
Questa è la battaglia che Patto per il Nord ha scelto di combattere!»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Pulsante per tornare all'inizio