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Vangelo della domenica

Domenica 25 giugno
XII domenica del tempo ordinario

“Dio è forza del popolo, salvezza per i meriti di Cristo Gesù”, così recita l’antifona della messa di domenica 25 giugno, 12° del tempo liturgico ordinario. “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo; essi non hanno potere di uccidere l’anima”, così Matteo proclama ai cristiani di Siria, a cui precisamente rivolge il suo vangelo: essi, che si dichiarano fedeli alla fede cristiana, si sentono perseguitati, sono presi da paura, almeno avvertono la minaccia dei contemporanei che, solo per interessi personali, li vogliono escludere dalla loro identità sociale, perché cristiani.

Ricordando le parole di Gesù, quando inviò gli apostoli in missione, l’evangelista vuole dare fiducia ai cristiani di Siria: la piena verità sul Regno sarà presto svelata, i persecutori non possono distruggere la vera vita, perché Dio stesso veglia sui fedeli, si sentano dunque i credenti liberi dalla paura per proclamare e testimoniare con coraggio la Parola. In questo triste e cupo 2017 l’umanità intera vive nella paura, presente in ogni parte del mondo. Un grave errore stanno compiendo coloro che individuano le cause del male presente in persone e gruppi religiosi, politici, economici, sociali… per dichiararli antagonisti. Per il cristiano causa di ogni male è il peccato che sorge e si alimenta con la violenza dell’ingiustizia, a cominciare da quella distributiva: chi troppo, chi poco, troppo poco. Chi sono questi ‘loro’ nei confronti dei quali il cristiano è chiamato a bandire ogni paura? Sono le presenze che ostacolano in ogni modo il messaggio del vangelo, che minacciano e perseguitano il fedele che le testimonia e le annuncia: “Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Si tratta di uomini, gruppi, ideologie, a volte di ‘amici’ a noi vicini. Secondo il vangelo dietro tutte queste malignità c’è Satana, che per natura contrasta la verità. Le ragioni dell’odio sono sempre le medesime, anche se ogni tempo cerca di camuffare con pretesti plausibili gli atti persecutori. Caifa condannando Cristo alla morte ignominiosa in croce, come l’ultimo malfattore, lo ha fatto in piena coscienza per “Il bene comune”: “È giusto sacrificare uno per il bene comune” (che poi il bene comune era la sua cattedra di gran sacerdote). Nel vangelo di domenica il grido “Non abbiate paura” viene ripetuto tre volte. Per il cristiano di oggi, di ogni tempo, non servono le “crociate”, le guerre, le scomuniche, le dichiarazioni chiarificatrici, magari unilaterali e dogmatiche, ma la coerenza onesta, concreta e vera al vangelo, il riconoscimento pubblico dei propri peccati (tanti) e gesti altrettanto visibili di fraternità (sempre troppo pochi). dg

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