Vangelo della domenica

Domenica 8 marzo (anno A)
2ª domenica di Quaresima

Prossimo al termine della sua vita, l’apostolo Paolo scrive al discepolo Timoteo, per affidargli il compito di continuare la missione del vangelo: “Carissimo, soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio”. Nella messa dell’8 marzo, seconda di quaresima, risuona nelle letture un richiamo esplicito a due concetti propri, identificativi della fede cristiana. Il primo concetto è la sofferenza.

Nel messaggio cristiano il concetto di sofferenza è costruttivo non distruttivo, e l’apostolo fonda questa sua convinzione guardando in modo profetico il modello di Cristo in croce: “Gesù ha vinto la morte (attraverso la croce) e ci ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo”. La salvezza non si guadagna con opere personali, ma si accoglie nella fedeltà della sequela di Cristo Gesù: “Egli ci salva non già in base alle nostre opere, ma secondo la sua grazia”. Nella docilità a Cristo il credente diventa compartecipe al dono della salvezza meritata dalla sofferenza di Cristo: “Signore sia su di me la tua grazia, perché solo in te pongo la mia speranza”, recita il salmo. Nella prima lettura dalla Genesi, Dio chiede ad Abramo il segno della sua fedeltà nella sofferenza del distacco da tutto: “Lascia il tuo paese, la tua patria, la casa di tuo padre… Abramo partì come gli aveva ordinato Dio”. La sequela di Cristo costa la rinuncia a tanti legami terreni, per affidarci alla speranza in Dio, nostra unica salvezza.

Il secondo elemento identificativo del credente è la certezza dell’aiuto divino: “Abramo io ti benedirò, e tu stesso diventerai una benedizione”. Nella sofferenza la presenza di Dio spesso ci avvolge nella opacità della nube che ci sovrasta, rendendoci soli e smarriti: così è avvenuto al popolo in cammino nel deserto. Nel brano evangelico della trasfigurazione, Matteo ci descrive il mistero della nube che da opaca diventa luminosa: “Una nube luminosa li avvolse con la sua ombra e la voce di Dio proclamò: Gesù è il mio figlio, ascoltatelo”. La sofferenza del popolo di Dio sintetizzata da Mosè, la guida, e la fedeltà del popolo credente, simboleggiata da Elia, il profeta, trova il suo pieno compimento nella passione di Cristo, morto e risorto per essere la vera risurrezione dei credenti “In attesa della beata speranza”. Pregava il filosofo teologo Kierkegaard: “Facci sentire Padre che senza di te noi non siamo buoni a nulla, ma non farcelo sentire in vile impotenza, bensì in fiducia vigorosa, con la certezza felice che tu sei potente nei deboli”.

(d.g.)

 

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