Vangelo della domenica

Domenica 21 aprile (anno C)
domenica di Pasqua – risurrezione del Signore

Nella messa di Pasqua, domenica 21 aprile, il vangelo di Giovanni ricorda la prima corsa delle pie donne al sepolcro nel giorno dopo il sabato, alle prime luci dell’alba; è per loro una grave sorpresa vedere la tomba spalancata, le bende, il sudario, la sindone ben piegate, ma il corpo di Gesù scomparso. Nuova corsa verso il Cenacolo dagli apostoli. Giovanni e Pietro si mettono anch’essi subito a correre verso la tomba e, giunti, constatano quanto riferito dalle donne.

La pagina evangelica evidenzia reazioni diverse dei due apostoli: “Allora entrò anche l’altro discepolo (Giovanni appunto), che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”; anche Pietro vede la desolazione della tomba vuota, ma non riesce a capire, per questo Giovanni aggiunge: “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che Gesù doveva risuscitare dai morti”. Per fede, il cristiano crede che Gesù è risorto da morte e che la sua risurrezione trasforma già da oggi la nostra vita, perché, nella grazia della Pasqua, egli è certo della propria personale risurrezione; la Pasqua da sola ha già impresso in ogni vivente una novità di prospettiva, che ci lega alla eternità, con lo stesso corpo in Cristo: “Voi oggi siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria”, così scrive ai Colossesi l’apostolo Paolo. Allora ci accadrà di poter rileggere tutta la nostra vita e comprendere quello che, nel corso della nostra esistenza storica, non riusciamo a capire.

Nel giorno futuro vedremo il regno del Signore, ma soprattutto capiremo che il Regno è già presente nella nostra umiliazione, sofferenza, fragilità. In Gesù risorto si ricapitola tutta la storia nostra e dell’umanità, delle infinite sofferenze e ingiustizie, che oggi non riusciamo a capire. Come la morte in croce, Gesù, l’innocente perseguitato dalla violenza, genera la vita nuova, solo così tutti capiremo come le ferite degli uomini hanno dilatato la salvezza nella storia umana. Il male non è più male, è già redento e riscattato; il peccato non è più peccato, è già perdonato; il dolore non è più disperazione, è già consolato: tutto è nascosto, ma, per chi crede, tutto è reale e tutto sarà manifestato. Pietro vede, ma non riesce ancora a credere, ci vuole del tempo per passare dalla ragione, dai sensi, alla fede; l’apostolo Giovanni invece ha la fortuna, la grazia, di credere senza ragionarci troppo sopra. Viviamo così la nostra Pasqua 2019.

dg

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