Vangelo della domenica

Domenica 5 novembre
XXXI domenica del tempo ordinario

“Il più grande tra voi si faccia servo; perché chi si innalza, sarà abbassato; chi si abbassa, sarà innalzato”; con queste parole si chiude la pagina del vangelo di Matteo, che la liturgia fa leggere nella messa di domenica 5 novembre. Il brano fa parte di un lungo discorso, con cui l’evangelista raccoglie molte parole polemiche di Gesù, nei confronti di alcuni farisei. Nel linguaggio biblico la parola ‘fariseo’ indica il credente, che nella pratica della propria fede privilegia soprattutto le formalità, molte volte solo esibizioniste, se non addirittura opportuniste: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati. Amano posti d’onore, vestono vistosamente, si fanno chiamare in pubblico con titoli pomposi”. Possiamo domandarci: ma Matteo a chi intendeva realmente rivolgere questi richiami di incoerenza e disonestà comportamentale? Perché così chiaramente fa delle denunce morali, ormai superate dalla realtà storica in cui vive? Si tenga conto che Matteo scrive il suo vangelo almeno cinquant’anni dopo la morte e risurrezione di Cristo; il mondo giudaico, specie il farisaico è ormai lontano dalle polemiche, che bruciavano e contrastavano in diretta la predicazione di Gesù e l’annuncio del Vangelo. Con la testimonianza della Croce, Gesù aveva ormai vinto la sua battaglia e intrapreso la sua missione “Andate, predicate il Vangelo alle genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”; da questo momento la fede cristiana è fondata sulla libera adesione personale, ma anche e soprattutto sulla coerenza: “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo; ma non fate secondo le loro opere, perché loro dicono e non fanno”. È evidente che, questa pagina e questi discorsi di rimprovero e di purificazione, Matteo li scrive per noi cristiani, di tutti i tempi e di tutti i ruoli: laici, ma anche, e soprattutto, appartenenti alla gerarchia. Si tratta di un fortissimo richiamo alla coerenza del Vangelo, che condanna in primo luogo e apertamente ogni titolo, ogni privilegio ‘ad personam’. Ruoli, titoli, compiti… dei battezzati, in quanto tali, hanno senso e si giustificano solo nella misura del riconoscimento e nella attualizzazione reale delle uniche categorie fondamentali della comunità cristiana e del Vangelo: Dio come Unico Signore, gli uomini tutti fratelli, senza gradi di privilegi, in quanto tutti figli dello stesso Padre. dg

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