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Vangelo della domenica

Domenica 22 ottobre
XXIX domenica del tempo ordinario

“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio”: Gesù risponde in modo chiaro ad una domanda trabocchetto dei Farisei. Riferisce ancora Matteo nella pagina del vangelo di domenica 22 ottobre: “I Farisei, avendo udito che Gesù aveva ridotto al silenzio i Sadducei, tennero consiglio per coglierlo in fallo nei suoi discorsi”. All’epoca della predicazione evangelica di Gesù, la terra di Israele, occupata da alcuni decenni dall’Impero di Augusto, era spremuta sia dalle tasse dei Romani, i nemici occupanti, e sia dalle tasse dei governatori locali. Gli ebrei erano tra loro divisi nelle simpatie politiche di due partiti emergenti: gli aristocratici Sadducei, classe benestante, conservatori, e gli affaristi Farisei, democratici. La risposta di Gesù non è evasiva, supera il dilemma postogli, ma non per paura di compromettersi di fronte al popolo. Gesù con la sua risposta porta il discorso sul piano, che egli giudica centrale: porre prima di tutto Dio, al centro, fonte e fine di ogni azione, non solo spirituale, ma anche umana, terrena, storica: “Rendete a Dio quello che è di Dio”. Gesù non mette Dio e Cesare sullo stesso piano e neppure in contrapposizione. Gesù vuole salvaguardare, in ogni situazione politica, amministrativa, temporanea, i diritti di Dio che sovrastano la storia, senza però ignorarla, o contrastarla, ma indirizzandola verso valori perenni. La legge di Dio non va mai contro gli interessi dell’uomo, anzi li difende, da cattive gestioni di uomini di governo, che si possono insediare con prepotenza nella storia umana per malversare: come appunto il potere spropositato dell’Impero Romano, che con gli eserciti e le armi schiaccia i piccoli Paesi come Israele. Ma per capovolgere i prepotenti, la strada è sempre la volontà popolare, la democrazia: “Rendete a Dio, ma anche a Cesare”. Nell’affermare il primato di Dio, Gesù vuole rimarcare che solo in Dio si trova e si costruisce la dignità dell’uomo e la libertà di coscienza. Nessuno Stato è potere assoluto, nessun potere politico (neppure quello ispirato al Cristianesimo) può arrogarsi diritti che competono soltanto a Dio, perché nessun uomo può assorbire i valori del cuore umano, o sostituirsi alla libera coscienza della singola persona. Dal primato di Dio deriva la superiorità dell’uomo su ogni istituzione, fosse anche lo Stato: “Ponete al centro Dio e l’uomo, ogni uomo”. dg

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