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Vangelo della domenica

Domenica 30 aprile
III Domenica di Pasqua

Domenica 30 aprile, terza di Pasqua, gli Atti degli Apostoli ci fanno leggere una pagina tra le più efficaci in ordine alla testimonianza della veridicità storica della risurrezione di Gesù: la testimonianza dei due discepoli di Emmaus.

Lo scrittore sacro, Luca evangelista, costruisce il racconto sul coinvolgimento del ‘cammino’ e lo fa con dovizia di particolari che servono per dare al messaggio piena credibilità storica. “Due discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia (11 chilometri) da Gerusalemme, di nome Emmaus”; “Gesù si accostò e camminava con loro”; “Che discorsi fate tra voi durante il cammino?”. Dapprima il cammino li allontana da Gerusalemme, dagli avvenimenti della passione e morte di Gesù, quasi un cammino di fuga, di delusione e resa: “Noi speravamo che fosse lui a liberarci”; per questo erano amareggiati e sconfortati: “Essi si fermarono con il volto triste”. Poi ascoltano le parole di Gesù con attenzione e con fede: “Non ci ardeva il nostro cuore quando ci spiegava le Scritture?”; giunti alla meta, compiono un gesto di ospitalità, di carità accogliente: “Resta con noi perché si fa sera”; “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. Lo scrittore sacro evidenza che mentre i due discepoli si allontanavano sfiduciati dall’esperienza di Gesù, che li ha delusi, la sua presenza misteriosa è al loro fianco, reale, vicina nel condividere la fatica del cammino e le delusioni umane derivanti dal messaggio della fede che sembrava fallito; solo stando uniti in comunità, “camminavano insieme”, e “parlando di ciò che era avvenuto”, riconoscono la presenza non solo mistica ma anche fisica del Maestro al loro fianco “nello spezzare il pane”. Per questo dopo una presa di coscienza così netta della verità di Gesù e del suo Vangelo, i due discepoli, subito, sentono il bisogno di rimettersi in cammino: altri undici chilometri, di notte, verso Gerusalemme: “E partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”, dove “trovarono riuniti gli undici e gli altri” e confermarono con la loro testimonianza la fede della chiesa, mistero non di fissità residenziale, ma di cammino missionario.

Nella seconda lettura, l’apostolo Pietro ricorda: “Comportatevi con timore nel vostro pellegrinaggio”. Il cammino che la Scrittura propone è sempre un cammino di testimonianza, di ricerca, di meditazione, ma anche di comunione fraterna e di fatica, al fine di realizzare personalmente qualcosa di valido. Bando ai perditempo, perché ancora Pietro ricorda: “Il Padre giudica ciascuno secondo le sue opere”. Le parole non bastano più: “A che serve – diceva don Milani ai suoi ragazzi – avere le mani pulite, se si tengono in tasca?”. dg

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