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Vangelo della domenica

Domenica 21 maggio
VI Domenica di Pasqua

“Di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”, così Gesù agli apostoli prima di ascendere al cielo.

La liturgia di domenica 21 maggio celebra la sesta domenica di Pasqua e nella prima lettura dagli Atti degli apostoli dice: “In quei giorni Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare il Cristo. E le folle prestavano ascolto”. Il racconto dell’apostolo Filippo e della sua missione in Samaria, è preceduto da una annotazione importante: “Scoppiò una violenta persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme”. Non è una coincidenza secondaria e il legame fra persecuzione e diffusione del Vangelo non è puramente esteriore, è invece un legame profondo. Secondo il racconto degli Atti il conflitto non fa parte di un momento passeggero della storia della fede cristiana, ma l’accompagna sempre: il tempo della chiesa è tempo di gioia e di consolazione derivanti dalla presenza dello Spirito, ma è ugualmente occasione di tentazione, sofferenza e persecuzione. È la via del Cristo che continua. Gesù ha indicato ai suoi fedeli un cammino, non una città, un paese, un popolo in cui fermarsi; l’apostolo Filippo è l’iniziatore di una tappa importante del cammino della missione: per la prima volta l’annuncio esce dai confini territoriali della fede, cultura, mentalità ebraica, il vangelo è portato a gente ritenuta esclusa e diversa, i samaritani appunto, che i giudei disprezzavano e consideravano alla stregua degli infedeli. Alla predicazione di Filippo si unisce l’aiuto degli apostoli Pietro e Giovanni che confermano la parola dell’apostolo e arricchiscono le nuove comunità battezzate con il dono della cresima, dello Spirito Santo. “Io pregherò il Padre – così nel vangelo di domenica – ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità”. Nella vita di ogni cristiano il dono della presenza misteriosa dello Spirito Santo è il vero motore trainante dell’amore vicendevole. È unicamente nell’esperienza quotidiana e concreta dell’amore fraterno che si fa spazio e si rende testimonianza della propria fede e della presenza nella storia degli uomini dello Spirito Santo: “Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi”.

Scriveva don Lorenzo Milani parroco di Barbiana: “Quando ci si affanna a cercare apposta l’occasione pur di infilare la fede nei discorsi, si mostra d’averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece ‘modo’ di vivere e di pensare”. dg

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