Vangelo della domenica

Domenica 16 dicembre (anno C)
3ª domenica di Avvento

“Che cosa dobbiamo fare?”: per tre volte, nel vangelo di Luca di domenica 16, seconda di avvento, leggiamo questa domanda fatta da più persone a Giovanni Battista, mentre predicava e battezzava lungo le sponde del fiume Giordano. Luca evangelista annota: erano folle che chiedevano… pubblicani peccatori che confessavano pubblicamente… soldati insoddisfatti del loro stato… A tutti Giovanni proponeva lo stesso rimedio: cambiate vita, convertitevi.

La tentazione, che ci illude po’ tutti, consiste, nel capire che cosa dobbiamo cambiare, perché siamo insoddisfatti di noi stessi, della nostra vita, e per questo vorremmo che qualcuno ci prescrivesse la “pastiglia” o il “decotto” che ci cambi, purché restiamo come siamo, perché ci troviamo bene con i nostri limiti: l’ideale è che nulla cambi. “Ma viene uno che battezza con acqua (che, come trova, lascia) e con fuoco”, che brucia, che purifica, che genera nuova vita di germogli: sono ancora parole di Giovanni. “Viene a raccogliere il buon grano e a bruciare la pula”: ogni premio è frutto di fatica e di rinuncia. Ma la liturgia ci emoziona quando, di fronte ad una riflessione di revisione di vita, ci indica come impostare il cammino di conversione: “Fratelli, rallegratevi in Dio, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi”.

Paolo apostolo, proprio perché coerente al vangelo che predica, si mette lui stesso in atteggiamento di conversione; lui che, a Roma, in carcere, sta aspettando che venga eseguita la condanna a morte per decapitazione, avrebbe tutte le ragioni, con i cristiani di Filippi, i suoi primi battezzati, a piangersi addosso e lamentarsi con Dio, che lo provava così duramente, invece è capace di rovesciare il suo modo di vivere, non nei piagnistei, ma nella gioia. Il segreto della serenità di Paolo sta nel credere profondamente che, nessun acciacco fisico o morale avrebbe potuto cambiare il suo gioire con il Signore che lo ha scelto per amore, perché: “La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisce i nostri cuori, i nostri pensieri, in Gesù che viene”. Non sappiamo perché, è un mistero d’amore, ma Dio ci vuole bene, vuol bene ad ogni uomo chiamato alla vita da lui e per lui… anche se poi quest’uomo nella vita fa il ramingo e percorre strade sbagliate e lontane, Dio è paziente, aspetta con immutato amore; la prova di questa bontà divina è Gesù, figlio di Maria, nato a Betlemme: è una storia vecchia, ma, a conti fatti, resta ancora la più credibile e la più utile; le favole sono altre, quelle che la nostra società ci racconta illudendoci ogni giorno… per cui poi dobbiamo leccarci tante ferite.

dg

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