Vangelo della domenica

Domenica 20 ottobre (anno C)
29ª domenica del tempo ordinario

Il mio aiuto viene dal Signore”, così ci fa pregare il salmo 120, domenica 20 ottobre. Esso fa parte dei quindici salmi, detti dei pellegrinaggi a Gerusalemme, cantati in coro nel cammino dai credenti che volevano incontrare Dio nella città posta sui monti: “Alzo gli occhi verso i monti”. Nella preghiera, detta colletta, della messa viene ricordata la vittoria di Mosè “nell’attesa dell’ora in cui farai giustizia ai tuoi eletti”. Per il libro dell’Esodo, la preghiera di Mosè, sul monte di Refidim, riuscì a portare il popolo di Israele, guidato da Giosuè, alla vittoria sul nemico Amalek con il suo esercito. È questa la vittoria che il credente in Gesù invoca? Che si trionfi noi e che vengano sterminati gli altri? Ancora il salmo proclama: “Egli ha fatto cielo e terra” e ha mandato il suo Figlio per la redenzione di cielo e terra, compresi tutti i viventi, tutti figli dello stesso Dio.

Scrivendo al discepolo Timoteo, Paolo lo invita “a restare saldo in quello che hai imparato” e cioè che la Parola di Dio chiama tutta l’umanità “alla sua manifestazione e al suo regno” “che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù”. Quando Dio ci invita alla preghiera non è per soddisfare le nostre attese personali, ma perché solo attraverso la preghiera, mettendoci in relazione con lui, ci offre la possibilità di avvicinarci alla sua giustizia.

Il comportamento giusto per il credente è quello di fede e affidamento, che ci consenta di vivere ogni situazione umana e terrena da figli di Dio. L’esaudimento della preghiera non consiste in un Dio che cambia magicamente la realtà quotidiana su nostra richiesta; essa consiste soprattutto nell’agire di un Padre che trasforma pazientemente il cuore dei suoi figli, li rende concretamente giusti, affinché possano loro modificare la realtà, con i loro atti di giustizia. L’insistenza della vedova, ricordata da Luca nel vangelo, costringe il giudice ingiusto a farle giustizia. L’insistenza della nostra preghiera a Dio, nostro comune Padre, è finalizzata ad ottenere da Dio per ciascuno di noi di giungere alla giustizia del nostro cuore, del nostro vivere quotidiano verso Dio e il prossimo.

Il vero problema non è se Dio, e quando Dio ci ascolta; il vero problema è se noi abbiamo fiducia in Dio: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. La domanda riguarda l’autenticità della nostra preghiera, che è tale, non perché insistente per noi, ma perseverante per essere personalmente partecipi alla costruzione del regno di Dio, nel suo progetto di salvezza: “Completo in me quello che manca alla passione di Cristo”.

(d.g.)

 

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