Vangelo della domenica

Domenica 26 aprile (anno A)
terza domenica di Pasqua

Anche per coloro che hanno fede, spesso è difficile riconoscere la presenza del Signore Gesù nella storia quotidiana. Ci sono per tutti, momenti della vita che vengono giudicati in modo ottimistico, ma molto più frequenti sono i momenti di pessimismo. La pagina del vangelo di Luca, che si legge domenica 26 aprile, terza di Pasqua, evidenzia per i discepoli di Emmaus un momento di desolata sfiducia: “Speravamo… si fermarono con il volto triste… l’hanno crocifisso… ci hanno sconvolti… ma lui non l’hanno visto…”; di fronte a tanta sfiducia Gesù li rimprovera: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!”.

È abbastanza comune, tra coloro che dicono di aver fede, l’incomprensione provvidenziale degli avvenimenti della vita quotidiana, saperli leggere in un’ottica positiva di fede. Per arrivare a riconoscere la presenza del Signore Gesù, e per ritrovare la speranza là dove i fatti dicono fallita, come la morte in croce, occorre una chiave di lettura che l’uomo da solo non sa trovare; essa è dono di Dio e arriva attraverso la Parola, la Scrittura: “E cominciando da Mosè e dai profeti, spiegò loro in tutte le Scritture”. Il dono della fede chiede disponibilità, non solo della singola persona, ma del popolo dei credenti: “Stavano insieme e camminavano meditando, discorrendo tra loro di quanto era accaduto”.

A uomini frastornati o rinchiusi in problemi di sopravvivenza egoistica, la Parola ha poco da dire, sanno tutto loro… quel che gli conviene. “Lo riconobbero nello spezzare il pane…”: nella comunità credente radunata nel suo nome… nei bisognosi da aiutare… nella Parola da testimoniare e annunciare. La storia insegna che a costruire il cammino positivo e costruttivo della umanità intera, non è stato Pilato, che se n’è lavato le mani… non i capi sacerdoti giudei… ma il Crocifisso. Dopo averci detto che la realtà da leggere con occhi nuovi è la presenza del Signore Gesù sul cammino della storia, ancora segnata dal mistero della croce. “Mentre ardeva il loro cuore, i due discepoli partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”.

Spesso è forte la tentazione di evadere dalle prove della vita, di consolarci dimenticandole. Il credente ha coscienza della drammaticità della vita e della necessità del proprio impegno. Ma il credente sa anche che il Signore Gesù è risorto, che in lui la morte stessa è riscattata, che su prepotenza e violenza, l’amore del Redentore vince. La libertà degli uomini trova il suo riscatto nell’amore divino perché solo lui è stato pronto e capace a liberarci.

(d.g.)

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