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ospedale di Acqui Terme

Gli iscritti nelle liste e i problemi della sanità

Acqui Terme. Ci scrive il dott. Angelo Benazzo:

«Sono state pubblicate le liste degli aspiranti a consigliere comunale a sostegno dei candidati a Sindaco di Acqui Terme. Da tempo chi scrive, unitamente ad attenti osservatori, ha posto l’attenzione alle problematiche relative alla sanità locale così come sono emerse, emergono ed emergeranno in conseguenza alla razionalizzazione (più propriamente “tagli”) e alla reingegnerizzazione delle attività sanitarie in Piemonte. Com’è noto la loro risoluzione è complessa, anche dato il buco di bilancio che ha portato la nostra regione alle forche caudine del piano di rientro (dal debito). Se evito il richiamo alle responsabilità politiche della situazione in atto, peraltro recentemente già evidenziate, sottolineo però un fatto certo: sono i cittadini acquesi a subire fin d’ora la situazione e a pagarne il futuro il relativo prezzo.

Ho osservato la composizione delle liste con l’attenzione necessaria a capire se dalle stesse possano venire suggerimenti, idee, programmi utili a migliorare la situazione di marginalità sanitaria della nostra città per fare sì che nell’ipotesi già di per sé non auspicabile di necessità di servizi sanitari gli acquesi non siano vessati da inefficienze inerenti il bisogno di essere assistiti altrove.

Prima di addentrarmi in questa breve analisi però non posso non notare un fatto che balza agli occhi: un pezzo “politico” della realtà acquese non è rappresentato! Mi riferisco a quella sinistra che, ancora nell’ultima tornata elettorale comunale, era rappresentata da SEL, Rifondazione e Comunisti Italiani ma ora anche da “Articolo 1 – Movimento Democratico Progressista” presentato recentemente a Ovada e Novi, ma stranamente non ad Acqui, dal senatore Fornaro e dal Consigliere regionale Ottria. Con ciò che accade nei palazzi romani difficile pensare che sia il PD nella nostra città il riferimento di questa numerosa area politica.

Torniamo a noi. Se è legittimo pensare che proprio dagli esercenti le professioni sanitarie possano arrivare idee utili al miglioramento dei servizi sanitari per i cittadini acquesi direi che si può essere ottimisti. I candidati comprendono una task force sanitaria di alto livello anche se rilevo curiosamente che l’area dirigenziale sanitaria è tutta con il PD mentre l’area non dirigenziale è essenzialmente con il Movimento 5Stelle. Quest’ultima differenzazione fra professionisti che operano nella sanità non è casuale e fa il paio con la dizione “esercenti le professioni sanitarie” che ho usato prima. Essa è legata alla recentissima legge 8 marzo 2017 n° 24 “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Diciotto articoli tremendamente complessi -e questa non è una novità in materia di legislazione italiana- che già ora necessitano centinaia di pagine interpretative! A mio modo di vedere penso che questa novità, dai più ritenuta necessaria, vada a complicare ulteriormente quella situazione che chiamerei di mobilità sanitaria interna ed esterna all’azienda locale in cui giocoforza gli acquesi incapperanno sempre più in futuro nella loro domanda di salute.

Provo pur con difficoltà legata alla doverosa sintesi a significare che con questa nuova (e innovativa) legge tutti i professionisti sanitari sono sullo stesso piano per quanto concerne le responsabilità anche se alcuni sono assunti sempre come dirigenti (i medici) altri (gli infermieri) no! La legge richiama di nuovo il fatto (precedentemente era stato fatto nel 1999) che occorre “superare la tendenza convenzionale e non giuridica a distinguere la professione medica dalle altre”. Già ma all’interno delle aziende sanitarie i medici hanno, poiché dirigenti o direttori di struttura, il controllo/gestione della spesa mentre gli infermieri no! Quindi ai fini di ragionamenti propositivi e/o di progetto per migliorare la situazione di Acqui e dell’acquese il ruolo degli operatori sanitari, chiamiamoli così, è assolutamente necessario ma i piani di intervento e propositivi non possono che essere per ora profondamente diversi checché ne dica la legge. Va da sé che in tutta questa situazione i medici vuoi come professionisti sul campo vuoi come professionisti prestati alla politica hanno avuto e hanno grosse responsabilità assolutamente non imputabili a tutti gli altri operatori sanitari.

È auspicabile che all’assordante silenzio di queste settimane nel pieno della campagna elettorale e dopo, se ci sarà il ballottaggio, i componenti della task force di cui parlavo prima -in particolare i dirigenti per le ragioni espresse- diano un cenno della loro presenza. Ci dicano cosa intendono proporre. In particolare su come tutelare gli acquesi quando sempre più frequentemente dovranno spostarsi a Casale, a Novi, ad Alessandria. Gli spostamenti potranno avvenire dopo la presa in carico del servizio sanitario o meno. Quindi con tutele del rischio assai differenti, non solo nell’ottica della nuova legge richiamata. Ci dicano cosa intendono fare, anche in termini di pressione sul livello politico amministrativo regionale, con i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) pubblicati in gazzetta ma senza le tariffe per l’assistenza ambulatoriale, le protesi, gli ausili che dovranno essere decisi dalla Regione (quando?).

Tutto ciò mentre il diritto alla salute non è più uguale per tutti: da una parte i poveri e il ceto medio sempre più in difficoltà, dall’altra parte chi ha più disponibilità e può rivolgersi al privato la cui offerta -come logica di mercato vuole- è anche ad Acqui sempre più ricca e variegata».

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