Pittori tra Torino e le Langhe al tempo di Augusto Monti

Monastero Bormida. I suggestivi spazi espositivi del castello di Monastero Bormida da alcuni anni ospitano importanti eventi espositivi. Si è iniziato nel 2013 con “Eso Peluzzi e il suo tempo”, passando poi a “Il Monferrato: 500 anni di arte” (2014), per arrivare all’edizione 2015 con la grande rassegna “Lenci: lo stile italiano della ceramica” e al 2016 con i quadri ispirati alla poetica dannunziana in “Alcyone” di Concetto Fusillo. Per confermare questa virtuosa abitudine, non poteva mancare un grande evento culturale per l’estate 2017, possibile grazie alla volontà dell’Amministrazione Comunale e dell’Associazione Museo del Monastero, che si occupa della parte organizzativa e scientifica del progetto e al sostegno delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Torino e Cassa di Risparmio di Asti. Il titolo della mostra “Pittori tra Torino e le Langhe al tempo di Augusto Monti” individua già l’ambito temporale e territoriale dell’antologica, che raccoglierà oltre 140 opere di altissimo valore di autori che hanno fatto la storia dell’arte del XX secolo.

La mostra presenta il clima artistico della Torino da inizio Novecento fino al secondo conflitto mondiale, attraverso una carrellata dei maggiori esponenti delle diverse correnti pittoriche che caratterizzarono la vivace vita culturale dell’ex-capitale sabauda. Il trait-d’union della rassegna è rappresentato dalla figura di Augusto Monti, intellettuale, insegnante, antifascista, che a Monastero Bormida ebbe i natali nel 1881 e che più di ogni altro rappresentò per i giovani allievi e artisti, la guida, l’esempio, il fedele custode dei valori di giustizia sociale e libertà.

Partendo da una volontà di svecchiamento della situazione artistica torinese, impersonata dal professor Grosso, ritrattista principe delle élites cittadine, e da quei pittori sostenuti dal gusto antiquato di Enrico Thovez, i quali mantenevano un saldo rapporto con la tradizione del secolo precedente, un gruppo di giovani artisti ispirati da Agostino Bosia, che aveva frequentato lo studio di Leonardo Bistolfi, pose le basi su cui nel 1918 l’arrivo a Torino di Felice Casorati produsse una netta cesura con la cultura pittorica di impostazione accademica. Da quel momento la città, dove agivano personaggi del calibro di Piero Gobetti, Antonio Gramsci e Augusto Monti, si aprì a nuove esperienze artistiche, che sfociarono in un vero e proprio cambiamento del gusto, tutte rappresentate in mostra: la scuola di via Galliari, in cui Felice Casorati, con l’assistenza di Lionello Venturi, professore di Storia dell’Arte all’università, e del mecenate Riccardo Gualino, creò una vera e propria bottega rinascimentale, una scuola libera di pittura, dove riunì il fior fiore della gioventù – in maggioranza femminile – dell’alta borghesia torinese; il Neofuturismo torinese; il gruppo dei Sei Pittori di Torino promosso dal giovane intellettuale napoletano Edoardo Persico giunto a Torino nel 1927, e composto da Francesco Menzio, Enrico Paulucci, Gigi Chessa, Carlo Levi, Nicola Galante e Jessie Boswell. Il gruppo si era costituito con l’intenzione di aprire la cultura italiana alle grandi correnti europee, in particolare all’Impressionismo e al Postimpressionismo; in forte sintonia con la cultura dei Sei erano inoltre Giulio Da Milano, Emilio Sobrero, Piero Martina, e anche Luigi Spazzapan, sebbene orientato su una linea più personale.

In dialettica con loro si posero nel corso degli anni Trenta anche altri pittori di valore, come Manzone, Valinotti, Deabate, Quaglino, Terzolo e Peluzzi, profondamente radicati nei territori d’origine, attivi a Torino e nella provincia piemontese tra il Monferrato e le Langhe, che rappresentavano, con trasporto affettivo, il paesaggio della loro terra e le attività stagionali dei contadini, mantenendo vivo il legame con il naturalismo ma innovandolo con moderate iniezioni di modernità che, come accadeva nelle coeve opere dei Sei, provenivano prevalentemente da Oltralpe. Sono inoltre esposte opere di alcuni artisti non allineati con i gruppi in campo, che però hanno lasciato tracce significative della loro presenza in Piemonte come Carena, Sobrero, Maggi, Malvano, Mastroianni e altri.

Ampio spazio è dedicato inoltre alla figura di Mario Sturani, genero di Augusto Monti, artista finissimo e collegamento tra il mondo della letteratura (Pavese), della pittura, dell’incisione, della ceramica (fu per molti anni direttore artistico delle celebri manifatture Lenci).

Il vernissage della mostra sarà sabato 3 giugno alle ore 17, presso la sala “Tiziana Ciriotti” del castello medioevale; seguirà una visita guidata della mostra alla presenza dei curatori Ilaria Cagno, Adriano Parone e Franco Fabiano, nonché del prof. Mauro Galli, autore del saggio introduttivo del catalogo.

La mostra sarà aperta il sabato dalle ore 16 alle 20 e la domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 alle 20. Per informazioni, prenotazioni, visite: Comune di Monastero Bormida (tel. 0144 88012, info@comunemonastero.at.it) o Associazione Museo del Monastero (328 0410869, 349 6760008, museodelmonastero@gmail.com)

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