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cassonetti dei rifiuti

Aral e Srt sotto inchiesta, comparto rifiuti a rischio

Acqui Terme. Sono giorni tempestosi per il comparto rifiuti in tutta la provincia di Alessandria. Gli sviluppi di un’indagine portata avanti dalla Procura di Brescia hanno condotto in settimana ad una pioggia di avvisi di garanzia.

L’operazione è scattata l’11 luglio ha portato a 3 arresti e 26 indagati fra Lombardia, Piemonte e Liguria. Sotto accusa il sistema organizzato da un imprenditore bresciano per smaltire rifiuti provenienti in prevalenza dal sud in alcune discariche del Nord Italia attraverso il meccanismo della falsificazione dei codici CER.

Fra queste ci sarebbe anche la discarica Aral di Castelceriolo (partecipata al 94% dal Comune di Alessandria), dove sono stati coinvolti nell’indagine il capo impianto, Giuseppe Esposito (arrestato) e il presidente, Fulvio De Lucchi (indagato; in settimana ha rassegnato le dimissioni dalla carica).

Questa branca dell’inchiesta ha sfiorato anche, in qualità di consulente Aral, Ezio Guerci, compagno dell’ex sindaco di Alessandria, Rita Rossa, iscritto nel registro degli indagati per traffico di influenze. Nei guai anche alcune aziende di trasporti di Novi e di Tortona, e nella giornata di martedì 18, sotto la lente dei magistrati è finita anche Srt.

Gli inquirenti sospettano che sul territorio siano state ‘tombate’ ben 82.000 tonnellate di rifiuti non a norma.

Non si tratta di un’inchiesta a cui si può guardare con distacco: infatti, vale la pena fare presente che a Aral e a Srt fanno riferimento, con diverse quote, ben 148 sui 190 comuni della Provincia, e in particolare Srt è l’azienda di riferimento per il conferimento di rifiuti per tutti i paesi di Acquese e Ovadese.

Srt poi a propria volta invia all’impianto di Aral tutta la differenziata, in base a un accordo che prevede il trattamento di 60mila tonnellate annue, compensato da un flusso di 90mila tonnellate di Fos (la frazione organica stabilizzata) che fanno il percorso inverso. Proprio su questi rifiuti “stabilizzati” sarebbero puntati gli occhi degli inquirenti. Si tratta di capire quale tipo di rifiuti “stabilizzati” restituisse Aral, e improvvisamente pare che tutti si siano accorti che negli ultimi mesi dalla Fos erano aumentati i cosiddetti “fenomeni odorigeni”, tanto che era stato necessario coprire quei rifiuti (di solito usati loro stessi per coprire gli altri) con materiale ferroso per fermare il fetore: dettagli che farebbero pensare a rifiuti non proprio stabilizzati, o comunque non conformi, anche se finora le analisi a campione non hanno evidenziato irregolarità e da Srt tutti si dicono “tranquilli”.

Di sicuro c’è che un eventuale blocco al meccanismo potrebbe ingenerare conseguenze pesanti per il bacino. Il presidente di Srt Alberto Mallarino, nel corso di una riunione coi sindaci avrebbe ammesso di avere “cominciato a guardarsi intorno”. Trovare un’alternativa d’altra parte potrebbe diventare indispensabile.

Naturalmente, si tratta solo di accuse, in alcuni casi dai contorni ancora confusi e nessuno dei personaggi coinvolti nell’inchiesta dovrà essere ritenuto colpevole fino al terzo grado di giudizio. Tuttavia, è palese che l’inchiesta abbia messo in evidenza l’esistenza in provincia quantomeno di una una gestione diciamo “non ortodossa” dei rifiuti, se non qualcosa di peggio.

L’indagine non è conclusa, e pertanto non sono da escludersi ulteriori clamorosi sviluppi.

M.Pr

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