Ordinati due sacerdoti e un diacono

Solennità, Fede, partecipazione viva, emozione, gioia condivisa, comunione Diocesana: possono essere alcune delle parole per esprimere la bella esperienza dell’Ordinazione Religiosa Sacerdotale di don Salman Kokhar (che resterà ad Ovada)  e di don Raheel Pascal (che resterà a Cairo Montenotte), così come quella diaconale di Fiorenzo Minetti, di Carcare, tenutesi il 30  settembre. Si aggiunga la Solennità in una Cattedrale colma di fedeli, illuminata e preparata come nelle grandi occasioni. Tutta la preparazione del rito – condotta dell’ufficio liturgico diocesano con la regia di Don Giorgio Santi – ha esaltato il momento, la preghiera e la celebrazione. Numerosissimi fedeli sia dalla Valle Bormida, da Carcare, da Cairo, addirittura col pullman, e da Ovada  hanno partecipato intensamente alla celebrazione. Numerosi i sacerdoti e i diaconi, tutti in presbiterio attorno al Vescovo Monsignor Pier Giorgio Micchiardi e ai tre ordinanti. Il coro della parrocchia di Ovada ha animato i singoli momenti della celebrazione. […]

Omelia del Vescovo

[…] quando ti fermi a guardare il volto di un bambino o di un anziano ammalato anche con capacità mentali ridotte, ti rendi conto che la vita umana è un mistero. Da un gesto di amore di papà e mamma, nasce una vita nuova, con la sua storia che lascerà un segno fino alla sua dissoluzione. Mistero della vita […]

Con queste parole accattivanti  il Vescovo dà inizio alla omelia in occasione della Ordinazione Sacerdotale e Diaconale.

Prosegue il Celebrante [..] Mistero che trova luce nella persona di Cristo Dio, fatto come uomo morto e risorto […].

Il Vescovo cita poi l’inno di San Paolo ai Filippesi, proclamato nella Seconda Lettura, passando poi a riportare un commento della vita trasformata di Gesù, offerto da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, ovvero che la risurrezione di Gesù non è una cosa del passato, ma continua con una forza di vita, che ha penetrato il mondo in tutti i luoghi e tutti i tempi. Ove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza sempre uguale. La risurrezione del Signore ha già coinvolto la storia, perché Gesù non è morto e risorto invano.

Citando poi il Vangelo, il Vescovo conferma che le persone sono chiamate a rispondere alla domanda di Gesù, con una  risposta positiva che consenta alla nostra vita e faccia sì che nell’umanità si sviluppino sempre di più germogli della risurrezione di Cristo.

Ma in che cosa si concretizza questa risposta? Comporta il credere che anche oggi continua, che non è vana, prendendosi cura di tutti gli uomini e testimoniando che per tutti c’è una strada che può condurre all’incontro con Dio, che salva, in maniera che anche così la nostra vita non sia vana. Crediamo davvero la forza rigeneratrice della risurrezione di Gesù? Crediamo che davvero anche oggi il Signore si prende cura di noi in modo che possiamo essere trasformati da tale risurrezione?

Il Vescovo passa poi a dire come la risurrezione di Gesù ci aiuta a vivere la celebrazione di ordinazione, non come un rito, una cerimonia, ma come un vero incontro con il Signore. […]

Presbiteri e diaconi in forza dell’ordinazione ricevono l’inesauribile ricchezza dello Spirito Santo che trasforma il centro interiore della loro persona e cambia la loro funzione ecclesiale e sociale. I presbiteri rimanendo figli di Dio e membri della Chiesa diventano partecipi del sacerdozio di Cristo capo e pastore della Chiesa; i Diaconi rimanendo figli di Dio e membri della Chiesa sono assimilati a Cristo servo.
Dunque con l’imposizione delle mani del vescovo e la sua preghiera di ordinazione essi ricevono una nuova e specifica effusione dello Spirito di Gesù risorto che li configura nel loro essere più profondo a Cristo sacerdote, capo, pastore i presbiteri; a Cristo servo, i diaconi. Rendiamoci conto. cari fratelli e sorelle. di quanto sta per accadere nell’animo di questi nostri fratelli ordinandi: la santità che lo Spirito Santo ha operato nell’umanità di Gesù viene partecipata in dono a questi eletti perché siano, ciascuno nel loro grado dell’ordine che riceveranno, segno e strumento della presenza e dell’azione di Cristo risorto nella Chiesa e nel mondo….

dP

Intervista a don  Raheel  Pascal

Don Raheel Pasca, nato a Layyat i Pakistan il 10/06/1988, ha iniziato il corso teologico a Roma presso il Pontificio collegio Internazionale “Maria Mater Ecclesiae”. E lo ha completato nel Seminario interdiocesano di Valmadonna. Dal 1 ottobre è vicario parrocchiale nelle parrocchie di San Lorenzo in Cairo M.te e di Cristo Re in Frazione Bragno di Cairo M.te

Come hai vissuto la tua ordinazione?

È stato il giorno più bello della mia vita. Mi aveva preparato già il rettore del seminario e ho vissuto la pienezza della gioia con tanti sacerdoti. Tutti hanno dimostrato di volerci bene.

Quali sono stati i sentimenti?

All’inizio ero emozionato e molto agitato, ma poi durante le litanie dei santi, mentre ero prostrato davanti all’altare, ho sentito dentro di me una forza e tutto è cambiato per me.
Tu però avevi con te la presenza di tuo papà venuto dal Pakistan.

Certo ogni papà che sta vicino a suo figlio in questo momento è pieno di gioia. Mio papà diceva che questa è stata la giornata più bella della sua vita. Era molto emozionato e quando gli ho dato il segno della pace sono spuntate le lacrime sui suoi occhi.

Qual è stata la tua più grande difficoltà?

Ho vissuto due anni pieni di problemi ma ho trovato nel rettore del seminario un forte sostegno. Mi ha incoraggiato dicendo che il sacerdozio è il dono più bello che il Signore ci può fare. E anche nella parrocchia mi hanno aiutato molto le persone che mi hanno accolto.

Vuoi dire qualche altra parola?

Sì voglio dire grazie al vescovo perché senza di lui non avremmo potuto fare niente e poi dire grazie anche a te che hai fatto vedere tutta la celebrazione alla mia gente. In tutto il villaggio hanno fatto il collegamento alla tv per potere vedere tutto in diretta. Grazie a tutti, ciao, ciao.

Intervista a Don Salman Khokhar

Don Salman Khokhar è nato a Layyat (Pakistan) l’ 1.1.1989. Ha studiato presso il Pontificio collegio Urbano “De Propaganda Fide”. Ha terminato la sua preparazione presso il seminario interdiocesano di Valmadonna. E’ vicario parrocchiale nelle parrocchie di “N.S. Assunta” in Ovada e “N.S. della Neve” in Ovada Frazione Costa d’Ovada.

Come hai vissuto la tua ordinazione sacerdotale?
Sono stato proprio molto contento perché ho capito che il Signore mi ha fatto un grande dono. Ho vissuto in modo molto toccante tutta la celebrazione. E poi è stato molto bello il fatto che la comunità di Ovada mi ha seguito e mi ha accompagnato. Hanno preparato tutto molto bene sia i laici che Don Giorgio.

Quali sentimenti hai in cuore?
Devo dire che essere sacerdote per me è una grazia, una benedizione di Dio. Ho sentito molto vicino i fratelli sacerdoti: si vedeva proprio che ci vogliono bene e noi vogliamo bene a loro.  L’Ordinazione è stata un’esperienza che mi ha toccato fino in fondo.

Quanto ti è pesato la tua lontananza dalla famiglia?
Erano molto dispiaciuti i miei cari di essere lontani ma la trasmissione che è stata fatta in diretta è stata molto utile e ha toccato tutti. Già fino dalle quattro del mattino erano pronti a vedere la trasmissione e lì si sono fermati tutti a lungo con grande partecipazione, con grande festa.

Quali difficoltà hai vissuto?

Ormai le difficoltà sono passate. In questi anni eravamo agitati perché non sapevamo se avevamo risposta positiva o negativa. Eravamo preoccupati ed insicuri con un po’ di paura. Ma da quando siamo entrati in questa diocesi sempre abbiamo incontrato sacerdoti che ci hanno consolato, incoraggiato come Don Perazzi e Don Giorgio. Vorrei anche ringraziare il vescovo per tutto quello che ha fatto. Nessun altro avrebbe potuto fare come fatto lui. Per questo lo ringrazio dal cuore.

Intervista al diacono Fiorenzo Minetti

Fiorenzo Minetti nasce a Sale San Giovanni (Cuneo) il 10 maggio 1958. Lavora come tecnico informatico presso la Ferrania, ed ora svolge anche il ruolo di insegnante di religione. Sposato con Elena è padre di due figli e collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Battista in Carcare. Si dedica soprattutto ai giovani e all’oratorio parrocchiale di cui è responsabile ed anche dei ministranti; fa parte del  consiglio pastorale parrocchiale degli affari economici.

Con quale spirito hai vissuto la tua ordinazione di accordarle?
Con uno spirito di gioia e di tante emozioni che hanno preso il posto di paura e di timore che avevo prima pensando che l’ordine sacro e qualcosa più grande di me.

E come hai superato questa paura?
Mi sono messo proprio davanti alla Madonna del Rosario lì in Duomo e rivolgendomi a lei le ho chiesto di tenermi la mano e di accompagnarmi. La situazione è subito migliorata.

Cosa pensi per il tuo futuro a servizio della chiesa?
Confermo la mia disponibilità a tutte le attività che mi saranno proposte nella vita parrocchiale diocesana. Ho la convinzione che sarà la Provvidenza a guidare e provvedere per il mio futuro.

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