Acquese

La querelle su “Monteverde dimenticato” continua con una duplice risposta di Bocchiotti

Pubblichiamo, in parte, le risposte del dott. Giandomenico Bocchiotti, che si possono leggere integralmente su L’Ancora n.39 del 22 ottobre 2017

Alla Direttrice della Gipsoteca…

Il mio rammarico per l’occasione mancata, il 3 ottobre, di ricordare il centenario della morte di Giulio Monteverde, ha ovviamente suscitato reazioni, favorevoli e contrarie.

Mi riferisco a Chiara Lanzi, Direttrice della Gipsoteca, che condivide le mie osservazioni sulla mancanza di interesse dei più, cioè di quelle persone che, non avendo forse ricevuto un’adeguata educazione, non sono sensibili all’arte e al passato.

La Lanzi scrive però di avere provato “un grande dispetto nel leggere che la Gipsoteca si sarebbe dimenticata del 2017, dal momento che …la programmazione e la ricerca dei finanziamenti ha avuto per obiettivo primario il centenario del Monteverde, con una ponderata scelta di azioni adatte ad assicurare la crescita graduale e metodica del museo e del suo comparto educativo”.

Nel mio articolo non ho scritto che la Gipsoteca se ne era dimenticata: scrivevo, confrontando le celebrazioni del passato, che “Anche oggi ci sono le Autorità, c’è addirittura un museo che raccoglie le sue opere, eppure nessuno ha preso l’iniziativa di commemorare lo scultore con adeguata solennità”; quindi non ho scritto che doveva farlo la Gipsoteca, ma semmai tutti insieme.

Il dispetto della Direttrice dimostra che il nostro punto di vista è diverso perché è diversa la nostra posizione: io sono un privato e posso esprimere le mie osservazioni (soprattutto dopo che le delusioni, seguite ai miei sforzi per accrescere la conoscenza di Monteverde nel nostro territorio, mi hanno allontanato da Bistagno, ove ero stato Presidente di una Associazione), la Lanzi è la Direttrice di un Museo e a lei è stato demandato il compito della gestione e, in questo caso, evidentemente, della difesa, anche d’ufficio. Alla Lanzi preme la Gipsoteca e a questa dedica con entusiasmo sforzi e iniziative per la sua funzione didattica, per la conservazione dei gessi, per la conoscenza delle tecniche e dei materiali, il tutto per “vedere il museo crescere e trasformarsi in un’istituzione adulta, ferma, autorevole”.

Io credo nel valore dell’arte come occasione di emozioni e di crescita spirituale, ma anche di rivalutazione della storicità dell’artista e del legame al mondo in cui visse: trent’anni fa, promuovendo e portando a termine il restauro del Trittico di Bermejo, con studi e ricerche storiche, ho voluto legare l’opera d’arte al contesto storico della commissione da parte dell’acquese che, da Valencia, ricordando la sua famiglia e la sua città, ci lasciò il capolavoro del più importante pittore del ‘400 in Spagna. L’importanza del trittico non sta, almeno per noi acquesi, solo nella sua straordinaria bellezza pittorica, che il prossimo anno lo porterà al Museo del Prado di Madrid per la Mostra su Bermejo (e sarà una stella, come ricordo fu a Bilbao nel 2003, quando la mostra fu propagandata in tutta la città con l’immagine della Vergine), ma nel provare orgoglio ricordando che quelle tavole non sono solo un oggetto artistico, che si può vedere in un museo, ma la testimonianza ancora viva del legame di un acquese alla sua terra.

Anche per questo motivo mi sono dispiaciuto della mancata celebrazione del centenario: […]

… mi preme sottolineare, come prova del legame sentimentale, addirittura di riconoscenza, dell’artista di grande successo, la presenza delle opere che egli volle lasciare perché si ricordassero di lui a Bistagno, nel paese in cui nacque, a Monastero, dove visse con la famiglia e ad Acqui, memore della amicizia che lo legò in vita a Saracco. Mi riferisco alla statua della Madonna nella Parrocchiale di Bistagno, al busto del padre nel Municipio di Monastero e al monumento a Saracco nella piazza di Acqui.

Queste opere, che non sono poco importanti, restano e sono apprezzabili a pochi chilometri di distanza: perché non si valorizza questa eredità?

Ecco: della celebrazione del 1912 ci restano questi lasciti, di quella del 1937 resta il primo nucleo di opere della collezione che, accresciuta, consentì nel 1987 l’apertura della gipsoteca. Non mi pare che le manifestazioni siano state sterili e, se devo riconoscere che il paese e il circondario non mostrano orgoglio per la presenza del museo, è almeno in parte anche perché non si ripetono occasioni di questo genere.

[…] […]

Non vedo come commentare tante importanti e variegate iniziative per il Centenario, ma devo ancora una volta distinguere tra promozione della Gipsoteca e sensibilizzazione verso la figura dello scultore, sia come artista che come uomo.

D’altronde mi chiedo: con tante iniziative resterà qualcosa ai posteri, come è restato dopo le passate celebrazioni?

[…] […]

La mia convinzione era ed è che, unitamente alle iniziative didattiche che si vogliono portare avanti e che credo non siano impossibili altrove, la Gipsoteca possa diventare anche un Centro di documentazione e di ricerca sull’artista, con raccolta degli scritti e promozione degli studi, mostrando ai visitatori chi è stato Monteverde, in Italia e nel mondo, grazie anche all’esposizione di documenti dell’epoca, sempre ricordando il suo legame con il territorio, nel quale restano le opere che ha voluto donare. In tal modo il museo si apre alla conoscenza e promuove la visita di queste, in un circuito culturale programmato.

[…]

Per me basta: de hoc satis, anzi that’s enough!».

… e al Sindaco Malerba

«Leggo, a firma del sindaco Malerba, lo sfogo di chi, come altri sindaci, affronta responsabilità e problemi quotidiani, tanto da sentirsi “santa subito”, mentre la stessa mi addebita la dimenticanza della manifestazione del 2012, che in verità ero stato io a proporre alla SOMS, oltre a curarne molti aspetti organizzativi (non fui solo relatore), proprio per ricordare il ritorno a Bistagno di Monteverde dopo tanti anni di assenza. Iniziò così la strada che lo riportò alle sue radici ed io allora non volevo che passasse ignorato quel giorno tanto importante. Non mi sono dimenticato, ovviamente, di quel giorno, e non è nel mio comportamento abituale “criticare tutto anche quando forse non ce ne sarebbe la necessità” Se non ne ho fatto menzione è perché chi allora era stato ricordato era Saracco e nel 1912 non c’era una ricorrenza temporale riguardante Monteverde, come è stato in quelle successive.

In quanto credente, non mi sento comunque santo né colpevole di peccato che porta all’inferno.

[…] […]

Ancora mi dolgo però di quanto è successo in occasione della donazione del busto firmato dall’artista, che l’Associazione Giulio Monteverde donò al Comune per la Gipsoteca nel 2012, cinque anni fa. Si era concordato, quale ovvia clausola della donazione, che nella esposizione del busto si sarebbe apposta una piccola targa con il nome di chi l’aveva consentita, la benemerita dr.a Luisella Bormida.

Passarono anni per vedere il busto esposto, nonostante i solleciti del Sindaco Zola, in una bacheca che per errore era stata nel frattempo costruita troppo piccola, poi altri per avene una adeguata, ma sempre senza la targa. A tutt’oggi non c’è neppure una targhetta descrittiva del personaggio ritratto […]

Capisco infine che, con il mio articolo, ho un poco rovinato la sorpresa preparata da tempo: di celebrare il Centenario della morte di Giulio Monteverde con due giorni di commemorazione, il 28 e 29 ottobre. La mia segnalazione, tempestiva per la data del 3 ottobre, quando morì lo scultore, pubblicata sull’Ancora uscita il 5 ottobre, ha costretto l’Amministrazione Comunale a deliberare il giorno successivo, con urgenza, tale manifestazione, concordando con il Sindaco il programma delle due giornate, delle quali “proprio in questi giorni si stanno definendo i dettagli” come scrive la Sindaca Malerba. Mi spiace, ho rovinato la sorpresa.

[…]

Ancora: peccato che Monteverde non sia morto in quelle date…avrebbe potuto raggiungere gli ottant’anni e la celebrazione sarebbe stata tempestiva!».

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