Cairo M.tte

Il palazzo storico di Cairo M.tte che ospita la bilioteca civica ed il museo della fotografia

Grazie alla campagna stratigrafica effettuata sugli intonaci e le murature del palazzo, agli studi storici e ad analisi stilistiche, è possibile, almeno parzialmente, ricostruire le vicende storiche e le relative trasformazioni che hanno interessato palazzo Scarampi dal medioevo ad oggi. Il palazzo si colloca nel centro storico di Cairo Montenotte, all’interno del borgo medievale. Sostanzialmente possiamo confermare che l’attuale volumetria del palazzo è frutto dell’unione nel XVI sec. di più unità abitative medievali , e che le maggiori trasformazioni sono avvenute nel XVII sec. Ulteriori ammodernamenti sono stati effettuati nel XIX e XX sec. I passaggi storici che coinvolgono il Comune di Cairo e palazzo Scarampi ci forniscono dei riferimenti temporali certi:

Epoca medioevale

È del 1235 uno dei primi documenti che attesta la presenza del borgo di Cairo.

Il 7/ 8 febbraio 1337 i fratelli Scarampi, ricchi banchieri e commercianti di Asti, acquistano il feudo di Cairo da Manfredo IV marchese aleramico di Saluzzo. Gli elementi medievali si riscontrano soprattutto al pian terreno nella zona nord, con archi in mattoni e muratura a vista in pietra e mattoni, e nella stanza del piano cantinato. Quest’ultima presenta un’apertura circolare sul soffitto tipica delle cisterne per la raccolta delle acque, ma sulle pareti non vi è traccia del relativo intonaco antico. Non è quindi chiara la sua prima destinazione d’uso. Già in epoca medievale questi edifici sono stati oggetto di cambiamenti e trasformazioni, testimoniate ad esempio dalla tamponatura parziale di un grosso arco in mattoni.

Cinquecento

Nella seconda metà del ‘500 avviene l’accorpamento di più edifici medievali trasformandoli in un palazzo gentilizio. Di quest’epoca il portico di ingresso e il portale in arenaria, alcune sale voltate del piano terreno, la decorazione di un soffitto ligneo al primo piano e la loggia del secondo piano, parzialmente chiusa da successive trasformazioni

Seicento

Nel 1625 inizia il conflitto tra il duca Carlo Emanuele I di Savoia e Genova, protetta dalla Spagna. Nella sua marcia verso la Repubblica il duca invia il figlio Vittorio Amedeo ad occupare Cairo con un generale francese. Il 2 luglio Vittorio Amedeo piazza i suoi cannoni in località Buglio da dove spara 144 cannonate sul borgo e sul castello di Cairo. Nel 1637 un nuovo assedio da parte dell’esercito piemontese rovina definitivamente il castello e i palazzi nobiliari sulla collina di Cairo. È in questa occasione che la famiglia Scarampi si trasferisce in questo palazzo del borgo facendolo diventare la dimora nobiliare principale. L’immobile, probabilmente già gravemente danneggiato dai bombardamenti, subisce grandi trasformazioni, soprattutto al primo piano dove vengono creati i saloni nobiliari attualmente visibili. Le dimensioni delle stanze cambiano, vengono costruiti nuovi muri portanti e inseriti camini e portali in arenaria; i soffitti cinquecenteschi trasformati e ridipinti. Probabilmente sempre di quest’epoca sono le prime trasformazioni della loggia cinquecentesca con tamponamenti, anche parziali, delle arcate.

Settecento

Nel 1747 si estingue la famiglia Scarampi e il conte Giuseppe Maria Scarampi lascia tutti i suoi beni ai poveri di Cairo. In questo periodo probabilmente vengono effettuati solo modesti interventi di manutenzione e coloriture

Ottocento

Nel 1811, in periodo napoleonico, l’edificio fu venduto per 3415 franchi al signor Matteo Fontana. È probabilmente in quest’occasione che il palazzo viene rimodernato: la facciata viene rifatta con un nuovo intonaco e tinteggiata di verde, all’interno vengono riprese le decorazioni dei soffitti ed eseguite nuove decorazioni murali in stile seicentesco (lunetta con iscrizione e corridoio primo piano); alcune sale del primo piano vengono ulteriormente divise da tramezze e vengono realizzati nuovi pavimenti in graniglia.

Novecento

Il palazzo passa in eredità all’avv. Luigi Santi per giungere per linea ereditaria a Federico Patetta professore universitario ed Accademico d’Italia . Nell’arco di questi due secoli (XIX e XX) si susseguono diversi interventi di tinteggiatura interna, rifacimenti dei pavimenti con mattonelle industriali in cotto, mordenzatura di alcuni soffitti in legno e trasformazione del piano secondo in appartamento a se stante. L’intonaco esterno ottocentesco viene tinteggiato di giallo. Intorno al 1930 il prospetto su piazza Savonarola viene modificato dall’inserimento al primo piano di un lungo ballatoio in cemento armato e tutti gli infissi delle porte finestre corrispondenti sostituiti. Sono stati effettuati diversi saggi stratigrafici in corrispondenza di queste porte finestre, in interno ed esterno, per capire se le bucature sono state create appositamente per accedere al ballatoio. In generale è risultato che le bucature attuali corrispondono a quelle seicentesche ma non è stata rilevata la presenza di balconi in pietra più antichi.

Duemila

Nel 2011 il palazzo viene acquisito dal Comune di Cairo. Franco Icardi nella sua relazione del 2009 documenta all’interno del palazzo, al 2° piano, due elementi in marmo di recupero inseriti nella loggia in epoca indefinita e ora scomparsi (formella con iscrizione del 1471 ed altra formella di origine romana).

I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE

Il restauro e il recupero dell’antico palazzo Scarampi si inserisce in un ambizioso progetto di riqualificazione del tessuto urbano promosso dal Comune attraverso il “Programma Attuativo F.A.S. 2007/2013” ed ha reso fruibile uno spazio di notevole valore architettonico e culturale, destinato a importanti finalità pubbliche quali la biblioteca civica ed il Ferrania Film Museum.

Nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del Palazzo, assoggettato a vincolo monumentale ai sensi del D. Lgs. 42/2004, si è provveduto all’adeguamento funzionale ed impiantistico, al consolidamento strutturale e al recupero e restauro delle principali caratteristiche architettoniche dell’edificio, quali i soffitti lignei, gli affreschi, i pavimenti e gli infissi esterni ed interni.

Piano terra

Si tratta di uno dei due piani destinati alla Biblioteca Comunale con sale lettura e spazi consultazione. Sotto il profilo storico, si tratta degli ambienti più antichi del palazzo (in particolare le due stanze a sud-ovest di impianto medioevale) benché non vi sia traccia delle pavimentazioni originarie (l’unica in cotto risale agli ultimi interventi del ‘900) né degli intonaci (ad eccezione della sala in mattoni, del locale interrato e delle volte delle sale). Le profonde trasformazioni degli ambienti nel corso dei secoli e la scarsa presenza di elementi architettonici originari rendono difficile trarre informazioni che consentano di ricostruire la configurazione architettonica delle cellule edilizie medioevali. Probabilmente la pianta dell’edificio era più piccola ed era costituita da tre stanze con volta a crociera aperte su piazza Savonarola (corrispondenti agli archi in mattoni presenti originariamente in facciata – ora intonacati), probabilmente facenti parte di un antico passaggio porticato successivamente inglobato nella struttura edilizia quattro-cinquecentesca e tamponato per adeguare il prospetto alle nuove bucature della facciata. Le stanze interne sono state trasformate con l’inserimento di un nuovo muro divisorio, probabilmente per ragioni statiche, che interrompe la prima stanza, riadattata con un nuovo soffitto. Infine è stata accorpata la parte a nord-est assieme alla scala principale e il porticato con volte a crociera: questa porzione dell’edificio presenta elementi architettonici di finitura di maggior pregio rispetto alle altre sale, probabilmente connesso alla destinazione d’uso degli ambienti stessi.

L’assetto degli ambienti è rimasto inalterato e sono stati recuperati gli elementi architettonici storici quali l’arco in mattoni, le volte originarie, gli infissi e la scala a chiocciola in ferro battuto di collegamento tra i due piani. Le nuove pavimentazioni sono state realizzate in resina monocromatica di colore grigio al fine di creare una superficie omogenea di tonalità contenuta che unisce idealmente tutti gli spazi.

Piano primo

Il piano primo del Palazzo è anch’esso occupato dalla Biblioteca Comunale ed è collegato al piano terra per mezzo delle due scale (quella principale su piazza Savonarola e quella secondaria su via Sanguinetti) oltre al nuovo ascensore esterno posizionato nel cavedio interno all’edificio. Le sale ospitano la reception, le sale letture e quelle di consultazione, i servizi igienici e alcuni spazi secondari. Qui si trovano inoltre gli ambienti di maggior pregio con i soffitti lignei seicenteschi, il camino e i portali originari in pietra, la volta affrescata. Durante le indagini preliminari è stato possibile riscontrare la presenza del marmorino settecentesco e del pavimento originale in cotto. Le trasformazioni compiute nel XX secolo hanno alterato profondamente il carattere nobiliare degli ambienti senza riguardo alcuno per le principali valenze architettoniche delle sale, in particolare le stanze che affacciano su via Sanguinetti sono state profondamente alterate e non restano tracce della configurazione antecedente.

I lavori di restauro hanno consentito di “riscoprire” e valorizzare gli antichi soffitti a cassettone attraverso il reintegro e consolidamento delle parti lignee e l’integrazione cromatica con velature ad acquerello con attenuazione dei toni fra le parti originarie e gli inserti ricostruiti. Allo stesso modo, sono stati restaurati i portali in pietra, la volta affrescata ed i pavimenti in seminato alla genovese. Inoltre sono stati recuperate alcune porzioni di pavimentazione in cotto originaria negli spazi di connettivo nonché un affresco di pregevole fattura “ritrovato” nella prima stanza del loggiato su piazza Savonarola. L’illuminazione degli ambienti è stata progettata in modo da valorizzare gli ambienti attraverso elementi minimali posti a parete (faretti su binario) per non interferire con i soffitti lignei o a sospensione con illuminazione soffusa diretta/indiretta.

Piano secondo

Il piano secondo corrisponde all’ultimo livello del palazzo ed ospita il Ferrania Film Museum. Le trasformazioni degli ambienti nel corso dell’ultimo secolo hanno profondamente alterato le caratteristiche architettoniche di rilievo storico ad eccezione di alcuni portali in pietra e la loggia vetrata, che sono stati recuperati in accordo con la Sovrintendenza.

Il Ferrania Film Museum è stato allestito in modo tale da valorizzare gli elementi storici restaurati e rispondere alle esigenze funzionali di un museo contemporaneo.

I prospetti e il manto di copertura

Poche tracce sono rimaste del disegno originario di entrambi i prospetti (verso piazza Savonarola e via Sanguinetti). Le pesanti manomissioni tardo ottocentesche e successive hanno di fatto cancellato le linee originarie, modificandone completamente i disegni. Tale condizione è particolarmente accentuata sul fronte sud verso la piazza, che mantiene comunque un aspetto uniforme ed una integrazione coerente di stili, pur non originari. Su di essa si è intervenuto con lavori di consolidamento dell’intonaco, ripristino dei serramenti e delle persiane nonché degli elementi di finitura tra cui si evidenziano le semicolonne del piano loggiato, i portali in pietra, le colonne del porticato e la ringhiera della balconata.

Il tetto del Palazzo è stato integralmente restaurato e consolidato, con la sostituzione dei soli elementi lignei non recuperabili ed il posizionamento di una guaina impermeabile al di sotto del manto di copertura realizzato con il sistema a doppio coppo e con parziale recupero dei coppi esistenti integri.

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