Acqui Terme

Riflessioni in tempo di coronavirus

Due riflessioni di don Giorgio Santi tratte dal resoconto della Comunità Pastorale San Guido su L’Ancora n.12/2020

La Messa domenicale davanti ai banchi vuoti

È una cosa impressionante, non mi era mai capitato! Celebrare davanti ai banchi vuoti, in una chiesa deserta, con le porte chiuse! Immediatamente genera tristezza, solitudine, sconcerto; ma poi dico: è vero, non c’è nessuno, solo una o due suore, ma c’è Cristo! E se c’è lui c’è la Santissima Trinità, c’è il capo di quella Chiesa che, pur non potendosi radunare, tuttavia nello Spirito Santo, che raggiunge tutti come l’aria che respiriamo, ci tiene uniti. E forse se in questo momento l’Eucaristia appare meno nel segno del banchetto, che normalmente vede riunita l’assemblea per condividere il pane eucaristico, cibo necessario per il nostro cammino, mostra più evidente il segno del sacrificio del Calvario, dove Cristo ha offerto sé stesso sulla croce in solitudine quasi totale. C’era Maria, Giovanni e pochi altri, ma lì ha salvato il mondo e continua a salvarlo anche con queste Eucaristie che noi chiamiamo “private”, ma che hanno sempre un valore universale per la grazia di ciò che su ogni altare si rinnova. Inoltre, è vero, i banchi sono vuoti ma, poiché i fedeli di solito occupano sempre gli stessi posti, guardando la navata deserta mi immagino le persone, che occupano quei posti, i loro volti e ciò mi permette ancor più vivamente di pregare per loro e di ricordare ciascuno di loro in attesa di rivederci tutti insieme a celebrare.

Il commiato dei defunti al cimitero

In questi giorni sono andato più volte al cimitero per la benedizione dei defunti che in questo periodo hanno lasciato questa vita: l’incontro commosso con quei pochi familiari che possono partecipare, muti, in un dolore che sempre, ma in questo contesto, li rende ancora più impietriti e disorientati; una breve benedizione con alcune preghiere, un brano della parola di Dio, il rito delle esequie, una Salve Regina; alcune parole di conforto rivolte a loro, insieme all’impegno di celebrare una Messa di suffragio appena sarà possibile. E’ capitato anche che non ci fosse nessun parente, perché tutti in quarantena, ed allora una telefonata a casa loro subito dopo la benedizione, scoprendo un dolore ancora più grande. Davvero questa situazione rende disumano anche il morire, impedendo quei gesti di umana e cristiana pietà che circondano il momento del commiato. Tuttavia, riflettendo nella luce della fede, si scopre che se tutto ciò è crudo e immensamente doloroso per noi e per chi resta, non possiamo dimenticare che chi ci accoglie oltre la soglia della morte è un Padre, è il Cristo risorto, è la Beata Vergine Maria, sono i nostri cari che ci hanno preceduto, sono coloro che “stanno in piedi davanti al trono e all’Agnello” (Ap, 7,9), sono i viventi. Si, manca la Chiesa terrestre a salutare chi parte e a pregare per lui, ma di là c’è una Chiesa più viva che mai, che ci accoglie in festa. Questo ci dice la fede! Questo dobbiamo ricordare in questo momento difficile.

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