Diocesi

I datteri che forse Gesù mangiò sono tornati in vita dopo duemila anni

Due ricercatrici hanno coltivato antiche palme grazie a semi rinvenuti nei siti archeologici della Terra Santa.

Molto probabilmente, durante la sua vita Gesù mangiò dei datteri. Le palme della Giudea che donano questi dolci frutti erano lodate nella Bibbia, tanto che apparivano come motivi ornamentali nelle sinagoghe, ed erano apprezzate per la loro qualità. Ma nel Medioevo, a causa di guerre e sconvolgimenti che resero la coltivazione impraticabile, le loro famose piantagioni erano ormai estinte.

Circa quindici anni fa, come racconta il New York Times, la dottoressa Sarah Sallon era alla ricerca di vecchie conoscenze naturali da utilizzare nella medicina moderna e, in un archivio di Gerusalemme, scoprì che i datteri erano utili per la digestione, la produzione di sangue e la memoria, oltre che avevano proprietà afrodisiache. Così, ottenne alcuni semi di dattero trovati negli anni Sessanta durante uno scavo archeologico di Masada, la fortezza nel deserto del Mar Morto dove nel 73 d.C. gli ebrei, assediati dai romani, morirono per mano loro piuttosto che cadere in schiavitù.

Sallon si rivolse alla dottoressa Elaine Solowey, esperta di agricoltura arida, per provare a farli germogliare nel suo centro per l’agricoltura sostenibile presso l’Arava Institute for Environmental Studies, istituito nel Kibbutz Ketura nel sud di Israele. Gli antichi semi sono stati quindi piantati in vasi nel gennaio 2005, non aspettandosi grandi risultati. Ma, nel giro di poche settimane, è emerso dalla terra arida un germoglio, subito battezzato Matusalemme in onore del patriarca biblico noto per la sua longevità. L’albero cresce, ma è maschio e per far crescere i datteri non è sufficiente.

La dottoressa Sallon cercò allora altri semi nei siti archeologici del deserto della Giudea, incluso Qumran, dove sono stati trovati i Rotoli del Mar Morto. Piantati tra il 2011 e il 2014, sei di essi germogliarono. Quello chiamato Anna, che proviene da un’antica grotta sepolcrale vicino a Gerico, è stato datato al carbonio tra il I e il IV secolo a.C., diventando uno dei semi più antichi mai germinati. Ma soprattutto, un mese dopo il polline di Matusalemme poteva essere sparso sui fiori di Anna ormai sbocciati e dare il via al processo di fruttificazione. Una volta assaggiato, il dattero di Anna ha ricordato agli intenditori lo zahidi, una varietà irachena dal sapore leggermente dolce e ricco di noci.

Secondo gli esperti di genetica dell’Università francese di Montpellier, i semi più antichi sono vicini alle varietà orientali che fiorivano dalla Mesopotamia all’Arabia fino al Pakistan, mentre i più recenti a quelle che sbocciavano nel Maghreb. Infatti, l’antica Giudea era situata lungo le principali rotte commerciali tra il Nord Africa e l’Asia. Al mercato, Gesù avrebbe quindi potuto comprare questi datteri tornati alla vita dopo duemila anni.

(Pubblicato su Rete Sicomoro sabato 26 settembre)

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