Acqui Terme

Lavoro domestico e Covid-19

Acqui Terme. I provvedimenti dello Stato discriminano lavoratori e datori di lavoro domestico. Le iniziative regionali, i dati baby sitter o indennità covid lavoratori, prima ondata

Il settore del lavoro domestico accusa alcune difficoltà legate alla recrudescenza della pandemia. Come nella prima ondata, anche in questi mesi alcune caratteristiche strutturali lo espongono in modo particolarmente sensibile all’emergenza sanitaria: la presenza di anziani a rischio; la necessità di un rapporto interpersonale che non ammette soluzioni quali lo smart working; le sempre maggiori difficoltà economiche delle famiglie datori di lavoro colpite duramente dalla crisi economica che stiamo attraversando e che in molti casi non riescono più a sostenere l’onere di costi divenuti insostenibili; l’alta percentuale del lavoro nero; la forte componente straniera.

“E le difficoltà non sono state sostenute adeguatamente dagli interventi dello Stato”, denuncia Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Si tratta di una violazione di quel principio di equivalenza, più volte ribadito dall’Organizzazione internazionale del lavoro, oltre che dalle Parti sociali firmatarie del CCNL di categoria, per cui non è giustificato un trattamento differenziato.

Le iniziative regionali. L’intervento pubblico, tardivo o carente a livello nazionale, è stato spesso anticipato da alcune iniziative delle singole Regioni: a fine marzo, la Regione Autonoma della Sardegna ha deciso di includere anche colf e badanti tra i beneficiari dei sostegni al reddito per il COVID-19. A livello nazionale, infatti, le uniche misure prese riguardavano, allora, le baby-sitter. Il contributo previsto ammonta a 600 euro (una tantum), per le lavoratrici e lavoratori domestici che abbiano subito la sospensione della propria prestazione senza retribuzione ed è proporzionalmente ridotto in base alle ore di lavoro previste contrattualmente e non prestate nel mese di marzo.

La Regione Lazio ha stanziato 4,2 milioni di euro per il bonus colf e badanti, con un sostegno variabile da 300 a 600 euro per lavoratori domestici che abbiano subito sospensione o cessazione dell’attività lavorativa a causa dell’emergenza. Per le famiglie, un voucher fino a un massimo di 800 euro per il pagamento dei centri estivi e, nel caso di bambini entro i 3 anni, per la baby-sitter anche qualora i genitori abbiano già usufruito dell’analogo bonus governativo.

A fine giugno la Giunta regionale del Veneto ha deliberato il tampone obbligatorio e gratuito per le badanti extra Ue che tornano in Italia per prestare assistenza agli anziani. Lo stesso Veneto ha introdotto per primo il doppio tampone; la stessa cosa hanno fatto Emilia Romagna, Piemonte e Lazio.

In Campania e Piemonte è il datore di lavoro che deve garantire la possibilità per la dipendente di svolgere la quarantena, se necessario trovandole un alloggio adeguato. In Emilia Romagna, invece, l’alloggio deve essere garantito dalla Regione. La molteplicità degli interventi regionali, se da un lato ha sopperito alla carenza di provvedimenti statali, dall’altro ha generato confusione e differenze: ogni Regione ha fissato regole diverse.

Sull’incidenza dei pochi provvedimenti statali messi in atto, il Rapporto DOMINA 2020 ha elaborato i dati a livello regionale. Per quanto riguarda il bonus baby-sitter, la Regione con più richieste è stata la Lombardia (282mila), seguita da Veneto (161mila) e Lazio (132mila).

Sul bonus lavoratori domestici, il maggior numero di domande è stato presentato in Lombardia (56mila), e Lazio (40mila). Più staccate, Piemonte (23mila), Campania (21mila) ed Emilia Romagna (19mila). Mediamente, circa 8 domande su 10 sono state accolte. Gli importi maggiori si registrano in Lombardia (46 milioni) e Lazio (32 milioni). Mediamente, i beneficiari rappresentano il 25,8% dei lavoratori domestici, con punte in Calabria (41,1%), Sicilia (38,5%) e Campania (35,9%). Le regioni in cui i lavoratori domestici hanno beneficiato meno dell’indennità sono Valle d’Aosta (14,8%), Friuli Venezia Giulia (17,2%), Trentino Alto Adige (18,5%) e Toscana (18,5%).

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