Gipsoteca Giulio Monteverde

La Gipsoteca di Bistagno non ha dimenticato Monteverde

Bistagno. Chiara A. Lanzi, direttrice della Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno risponde all’articolo di Giandomenico Bocchiotti pubblicato sul numero 37 de L’Ancora dell’8 ottobre 2017, con il titolo “Giulio Monteverde dimenticato nel centenario della morte”. (link)

«L’articolo di Giandomenico Bocchiotti sul centenario di Giulio Monteverde mi ha suscitato una gamma variegata di reazioni e riflessioni. Cercherò di esporle nella speranza che possano a loro volta generare, dialetticamente, altri pensieri sul ruolo e la funzione del museo, oggi, nel territorio.

L’ho trovato amaramente condivisibile, soprattutto laddove lamenta la mancanza di interesse, tipicamente odierna, a ricordare il passato. È vero: oggi viviamo in una cultura inquinata di materialismo, opportunismo, individualismo, competizione e la ricerca dei nostri legami con il passato e con le generazioni che ci hanno preceduto – con tutto quel che comporterebbe in fatto di spiritualità, fratellanza, condivisione e socievolezza – non è propriamente diffusa. I musei (come d’altronde lo siamo noi tutti, più o meno inconsapevolmente) sono tra le vittime di questo inquinamento: sovente i musei sono porte che si aprono verso il passato e sovente rischiano di cadere preda di disorientamento e discredito.

Posso testimoniarlo in prima persona: quanti sono gli abitanti dell’acquese e della stessa Bistagno che non hanno mai sentito il nome di Giulio Monteverde! O che ignorano che nel loro territorio esista un importante museo di modelli scultorei in gesso! Quanti sono i visitatori che si approcciano al museo con sufficienza e diffidenza (per poi uscirne regolarmente stupefatti e arricchiti)!

Scendendo più nel dettaglio dell’articolo, mi interessa particolarmente una questione: Bocchiotti lamenta, oggi a Bistagno, l’assenza di celebrazioni fatte con “adeguata solennità” e rievoca due momenti che invece furono esemplari in tal senso, ovvero le celebrazioni del 1937 e del 1987, organizzate rispettivamente per il centenario e il cento-cinquantenario della nascita di Giulio Monteverde. Poco oltre, proprio segnalando l’interessantissimo filmato Istituto Luce del 1937 (del quale ho proposto tempo fa l’acquisizione al Comune di Bistagno) lamenta anche che la memoria di quei momenti “ora non viene ricordata dai nipoti…”. Mi chiedo (ma in realtà ci rifletto da circa sei anni, da quando sono stata incaricata della direzione del museo): non c’è forse qualche legame tra questi due lamenti? Cosa è accaduto nel 1987 (lasciando prudentemente da parte la modalità di coinvolgimento delle masse in uso nel 1937) che non si è riusciti a trasmettere alle generazioni successive? Non si può forse ipotizzare che il plauso al celebre concittadino sia ormai divenuto un rito sociale un po’ stanco e sterile? Tanto più che – lo ricorda anche Bocchiotti – Monteverde nacque a Bistagno quasi per caso e che le testimonianze artistiche da lui lasciate sul territorio (fuori dal museo, intendo) sono davvero esigue… senza omettere che egli stesso avrebbe sognato per sè un museo non nella piccola, per quanto amata, Bistagno, ma nella grande città di Genova! Stiamo comunque parlando di un “grande dimenticato”, su cui prima di tutto grava l’oblio degli studi storici e critici novecenteschi.

Credo fermamente che per risolvere delle criticità sia prima di tutto necessario guardarle, riconoscerle, ammetterle, anche a costo di sentirsi momentaneamente più deboli. E a guardar bene, con assoluta onestà, forse non è poi così strano che il nome di Monteverde sia ignorato anche da chi abita a Bistagno e che il museo, oggi, talvolta, possa esser percepito quasi come una presenza aliena sul territorio… Forse – mi sia concesso questo dubbio – le celebrazioni del passato hanno insistito su temi troppo fragili per creare autentica coesione e senso di appartenenza.

Si badi bene: con ciò non voglio affatto gettare discredito sulle azioni del passato! Non me lo permette il mio ruolo di storica, ben consapevole – tra l’altro – che il volume nato dalle celebrazioni bistagnesi del 1987, a cura di Sergio Argiti e Luigi Moro, con la prefazione del compianto Franco Sborgi, è tutt’oggi un punto di riferimento imprescindibile per chi studia Monteverde. Vorrei piuttosto interrogarmi su cosa ha o non ha funzionato degli intenti del passato e su cosa sia più giusto decidere oggi, per vedere il museo crescere e trasformarsi in un’istituzione adulta, ferma, autorevole. E oggi, in museo, stiamo lavorando molto e seriamente su questioni museologiche, come la drammatica storia della collezione bistagnese (peraltro comune a quella di tante altre gipsoteche) e sugli sforzi fatti dalla comunità per rivendicarla; su questioni tecniche, come l’assoluta peculiarità del materiale “gesso” e le prassi scultoree tradizionali comuni a Monteverde e ad altri scultori del passato; su questioni storico-artistiche, come la corretta ricostruzione della vita e della carriera dello scultore bistagnese in relazione al suo contesto; su questioni territoriali, come la funzione del museo in qualità di “presidio” culturale del territorio; su questioni museografiche, ovvero su come trasmettere al meglio ai fruitori l’essenza di questo museo. Senza mai far cadere nulla dall’alto, senza mai dar nulla per scontato, sempre cercando di perseguire “scopi di studio, educazione, diletto” come recita la definizione di museo dettata dall’International Council of Museums (ICOM).

Ho quindi provato anche un grande dispetto nel leggere che la Gipsoteca si sarebbe dimenticata del 2017, dal momento che da circa tre anni – risolti con non poche difficoltà i vari problemi conservativi che, dopo un lungo periodo di trascuratezza, hanno gravemente afflitto la collezione dei gessi monteverdiani – la programmazione e la ricerca dei finanziamenti ha avuto per obiettivo primario il centenario del Monteverde, con una ponderata scelta di azioni adatte ad assicurare la crescita graduale e metodica del museo e del suo comparto educativo.

Ritengo pertanto necessario elencare qui di seguito le azioni intraprese dalla Gipsoteca per l’anno del centenario, sulle quali, peraltro, i lettori de “L’Ancora” sono stati e saranno costantemente informati con i relativi comunicati stampa e delle quali si possono trovare numerosi dettagli sul rinnovato sito del Museo e, soprattutto, sulla pagina facebook Gipsoteca Giulio Monteverde.

Per l’anno del centenario monteverdiano, la Gipsoteca si è voluta dotare di un apparato didattico intitolato Il percorso del fare, capace di spiegare (attraverso manufatti, attrezzature e video) le tecniche scultoree tradizionali dell’epoca del Monteverde e quindi di connotarsi, come era necessario per divenire più capace di comunicazione, con maggiore specificità tecnica: si tratta di una dotazione didattica di esemplare qualità estetica e contenutistica, progettata in collaborazione con Augusto Giuffredi, professore di restauro lapideo presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna; unica in Italia e forse in Europa, permessa dal sostegno economico della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo; alla quale stanno riservando molta attenzione e interesse anche le altre gipsoteche musealizzate piemontesi.

Per il centenario, la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno ha voluto far da madrina a tutte quelle gipsoteche piemontesi, e sono numerose, ancora in attesa di musealizzazione: ha infatti ospitato la presentazione del recente volume Gipsoteche in penombra a cura di Walter Canavesio e Gianluca Kannes, edito da Centro Studi Piemontesi, che corrisponde agli atti di un importante convegno promosso dalla Regione Piemonte, tenutosi in Accademia Albertina a Torino nell’ottobre del 2013: durante la giornata bistagnese sono intervenuti numerosi studiosi, restauratori, conservatori, studenti e appassionati e si è affrontato un interessante dibattito sulla specificità delle gipsoteche e sulle professioni museali.

Per il centenario, la Gipsoteca ha voluto realizzare un breve, ma intenso documentario dedicato alle memorie di un uomo straordinario come Guido Testa, amministratore di Bistagno tra il 1975 e il 1995, che con la sua caparbietà ha contribuito in prima persona alla costituzione del Museo. Si è anche voluta raccogliere un’altra fondamentale testimonianza orale, quella di Francesco Prian (rintracciato rocambolescamente) autore di una pionieristica tesi di laurea sul Monteverde e poi della mostra (oggi probabilmente non più realizzabile) Omaggio allo scultore Giulio Monteverde tenutasi in Palazzo Robellini ad Acqui Terme tra 1979 e 1980: il montaggio di questa seconda “pillola” monteverdiana è rimandato alle prossime opportunità di finanziamento.

Per il centenario si è realizzata la mostra itinerante I will not die entirely della quale si è accorto anche Giandomenico Bocchiotti, senza però – a mio parere – la sensibilità necessaria a cogliere la raffinatezza di un progetto che, seguendo le suggestioni e le raccomandazioni dell’ICOM per la Giornata Internazionale dei Musei, ha cercato di raccontare per la prima volta il passato “indicibile” della Gipsoteca, invitando i visitatori a “farne propri” i contenuti, in un simbolico gesto di riappropriazione dell’eredità culturale di un luogo (spiace, a proposito, che nell’uso dell’inglese si sia colto un espediente trendy e non uno sforzo comunicativo, visto che tutti i testi del magazine – in linea con le tendenze del Museo – sono stati tradotti).

Per il centenario, ma anche per festeggiare i primi cinque anni sperimentali della rinata Sezione Didattica del Museo, si è organizzato un open day della didattica museale, con una divertente mostra che ha nobilitato, accanto ai gessi del Monteverde, i manufatti creati dai bambini. Questo è il punto che, come molti sanno, più ci sta a cuore: la Gipsoteca di Bistagno ha sviluppato, mutuandolo dalla decennale esperienza del Museo internazionale delle Ceramiche (MiC) di Faenza  e adattandolo ai propri contenuti, un metodo didattico che coinvolge ogni anno almeno un migliaio di alunni delle scuole primarie e secondarie del territorio, proponendo un percorso a tappe, lento e graduale, grazie al quale i bambini acquisiscono progressivamente, anno dopo anno, competenze manuali e conoscenza non solo della Gipsoteca, ma anche di altri musei del territorio. La Gipsoteca – per rispondere alle condivisibili preoccupazioni di Giandomenico Bocchiotti – sta davvero facendo dell’educazione al patrimonio una vera e propria missione, nella speranza di veder crescere cittadini del domani più consapevoli, più sensibili, più felici.

Nell’anno del centenario si è anche avviata, in collaborazione con Associazione Rurale Italiana (A.R.I.), un’iniziativa di grande successo popolare come il Rural Film Fest che porta in Gipsoteca le ultime novità audiovisive a tematica ambientale e contadina presentate presso festival o rassegne documentaristiche di respiro internazionale, trasformando il museo in un luogo di accoglienza e aggregazione per una comunità desiderosa di riunirsi attorno a temi di fondamentale urgenza socio-culturale.

Certo… c’è anche del rammarico per non aver potuto fare di più… al di là di piccole sviste (che, senza il bisogno di scrivere un articolo di giornale, sarebbe bastato segnalare all’email info@gipsotecamonteverde.it in un’auspicabile ottica collaborativa, soprattutto considerando che Giandomenico Bocchiotti è stato presidente di un’associazione culturale dedicata al Monteverde) spiace profondamente di non aver potuto pubblicare, nell’anno del centenario, la nuova guida aggiornata della Gipsoteca. Purtroppo è necessario confrontarsi con un momento storico in cui non è affatto scontato reperire fondi per iniziative primarie per un museo, come la catalogazione e la pubblicazione, mentre è assai più facile ricevere finanziamenti per eventi effimeri e spettacolari, talvolta, ahimè, fini a se stessi. La guida è comunque in cantiere, potendo contare sulla disponibilità e la passione degli studiosi che, negli ultimi anni, collaborando con il museo, maggiormente hanno contribuito al rilancio degli studi su Giulio Monteverde, in primis Gianluca Kannes e Rossana Vitiello che allo scultore bistagnese hanno dedicato rispettivamente svariati contributi scientifici e un dottorato di ricerca: studiosi che – a chiusura dell’ottobre monteverdiano apertosi con l’open day della didattica – sono stati invitati a prender parte a un fine settimana di confronto e di approfondimento sull’artista».

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